CAMERE PENALI DENUNCIANO DI PIETRO DOPO ”OFFESE” A NAPOLITANO

Pubblicato il 31 Gennaio 2009 10:07 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2009 10:07

Dipietro_primopiano Una denuncia nei confronti del leader dell'Idv Antonio Di Pietro, nella quale si ipotizza il reato di offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato (art.278 del Codice penale) «nonché per ogni altra ulteriore ipotesi criminosa che dovesse essere ravvisata», è stata presentata oggi dall'Unione delle camere penali alla Procura di Roma.

L'iniziativa è del presidente Oreste Dominioni e del vicepresidente Renato Borzone e fa riferimento alla manifestazione tenuta dal leader dell'Idv in piazza Farnese (guarda), a Roma, durante la quale è stato esposto uno striscione che faceva riferimento a una presunta non terzietà di Giorgio Napolitano. Nella denuncia si sottolinea anche la frase pronunciata da Di Pietro: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

Secondo i denuncianti «la vistosità della portata offensiva e delegittimante l'altissima funzione istituzionale esercitata dalla suprema carica dello Stato repubblicano, di tali affermazioni, ha determinato unanimi comportamenti di ferma indignazione. Tra questi l'opinione di un ex presidente della Repubblica che vi ha riscontrato un palese carattere di reato».

La replica di Di Pietro. «Accetto ben volentieri la sfida che il Presidente dell'Unione delle Camere Penali, Oreste Dominioni, (persona che rispetto e stimo sia sul piano personale che sul piano professionale) mi lancia dichiarando di denunciarmi per vilipendio al Capo dello Stato. Sono certo che vincerò la causa»,, la replica di Di Pietro.

«E questo – aggiunge il parlamentare – per tre buone ragioni: la prima perché non ho mai accusato il Capo dello Stato di essere mafioso nè l'ho mai pensato (la registrazione integrale del mio intervento ne sarà la prova); la seconda perché nell'aver rispettosamente sostenuto che, a mio avviso, il Capo dello Stato non sempre si sarebbe dimostrato imparziale, ho esercitato un legittimo diritto di critica che la Carta Costituzionale garantisce a tutti i cittadini nei confronti di ogni autorità; la terza perché, a prova del predetto diritto di critica (di ben più ampio spessore), porterò in Tribunale una copiosa rassegna stampa riguardante numerosi casi di critica nei confronti di altri presidenti della Repubblica (Cossiga e Ciampi), senza che nessuno abbia sollevato tale e tanto clamore come quello scatenatosi nei miei confronti solo perché non sono allineato al sistema e non mi rassegno ad abbassare la testa».

«Una cosa, da subito, posso assicurare all'amico Oreste Dominioni – conclude Di Pietro – che non chiederò, in alcun modo, che mi sia riservata l'insindacabilità delle dichiarazioni rese come parlamentare. Se qualcuno vuole il processo è bene che ci sia perché i principi costituzionali, come la libertà di pensiero e di espressione, vengano riaffermati».