Clima, la conferenza di Cancun rimette in moto i tagli di Kyoto

Pubblicato il 10 Dicembre 2010 21:07 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2010 21:15

Accordo di Cancun per rimettere in moto la macchina dei negoziati che si era inceppata a Copenaghen e salvare il meccanismo Onu sulla lotta ai cambiamenti climatici. Una sorta di ”pacchetto”, o meglio di ”agenda”, che mette in fila gli elementi per arrivare, entro due anni, a quell’accordo globale fallito al summit 2009 nella capitale danese.

Un impegno su questo pacchetto anche per dire: ”Kyoto non si cancella” ma lasciando aperto il nodo del Kyoto2. In ballo anche la trasformazione delle conclusioni di Copenaghen in un accordo impegnativo.

Nelle ore precedenti all’approvazione c’è ancora molta incertezza sul testo finale. La conclusione della sedicesima Conferenza Onu sul clima (Cop16), al lavoro nella località messicana, dal 29 novembre scorso, dopo 12 giorni di lavoro, giunta al termine del suo cammino, è tracciata.

Ministri e negoziatori hanno lavorato tutta la scorsa notte per mettere a punto i testi per l’approvazione finale da parte dei ministri. ”I testi – ha precisato con forza di prima mattina la presidente della Conferenza, la messicana Patricia Espinosa – non sono testi ‘messicani’ ma il risultato di un processo negoziale collettivo”. Il tutto in nome di quella ”trasparenza” su cui la presidenza messicana ha fondato il summit per distinguersi nettamente da Copenaghen.

I progetti prevedono una formulazione concreta per stabilire target di riduzione dei gas serra, sistema che si pensa possa essere la leva per stabilire le condizioni per mettere in campo azioni basate sul principio di responsabilità comuni ma differenziate.

Vengono inoltre stabiliti i meccanismi per appoggiare gli sforzi dei Paesi più vulnerabili, un fondo verde (i 100 miliardi di dollari l’anno dal 2013 al 2020 già previsti dell’accordo di Copenaghen) e la riforestazione, che ha sollevato le popolazioni indigene, Bolivia in testa, per dire no agli aiuti che espropriano le terre. Nel pacchetto anche il tema spinoso delle verifiche degli impegni anti-Co2. Sulla trattativa ha pesato, fin dall’inizio, la posizione Usa.

”Cancun – ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo – non ha risolto il cuore del problema: il coinvolgimento degli Stati Uniti in un accordo che preveda impegni di riduzione delle emissioni nazionali”. Una indisponibilità che ha reso indisponibile la Cina a vincoli ma disposta solo a interventi unilaterali, Giappone, Russia e Canada indisponibili a un prolungamento del Protocollo di Kyoto in assenza di un impegno analogo degli Usa e di serie azioni di riduzione da parte degli emergenti, Cina e India in primo luogo.

Ma ”Cancun non è Copenaghen. ”Siamo partiti da un fallimento – ha detto Prestigiacomo – e abbiamo ricostruito le condizioni per una trattativa difficile. Credo sarà questo il vero grande risultato politico della conferenza di Cancun”.

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