Medio Oriente: torturate coi chiodi le colf che si lamentano di lavorare troppo

Pubblicato il 15 Novembre 2010 19:10 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2010 19:11

Una domestica cingalese è stata torturata con dei chiodi conficcati negli arti, un’altra è stata costretta a inghiottirli sotto le minacce di una ricca famiglia araba presso la quale lavorava. Sono gli ultimi due casi di barbarie domestica ai danni di donne emigrate per lavoro nei Paesi del Golfo e in Medio Oriente.

Da quanto si apprende da fonti stampa, sembra che la disumana pratica sia abbastanza diffusa tra le famiglie benestanti. Il primo caso riportato dai media locali, è quello di V.R. Lechchami, 38 anni, tornata dal Kuwait dopo due mesi con 14 chiodi piantati nel corpo dal suo ex datore di lavoro. La donna è stata sottoposta a un’operazione chirurgica la scorsa settimana. La vicenda è simile a quella di D.M. Chandima, domestica presso un famiglia di Amman che l’ha obbligata a bere un bicchiere d’acqua contenente sei chiodi. Secondo quanto riporta il settimanale cingalese The Sunday Leader, la donna è stata portata all’ospedale dal personale dell’ambasciata in Giordania.

Gli esami radiografici hanno rilevato l’esistenza di punte acuminate nello stomaco. Risale invece allo scorso agosto, la storia di un’altra domestica impiegata in Arabia Saudita e trovata con 24 chiodi in corpo al ritorno in patria. Ha raccontato che era stata costretta a subire il supplizio perché si era lamentata del carico di lavoro eccessivo. Il ministero degli Esteri aveva avviato all’epoca un’indagine presso il governo saudita. Ogni anno sono circa 2 milioni i lavoratori che emigrano e circa 1,4 milioni trovano impiego nei Paesi arabi.