Gheddafi si sceglie l’interlocutore ideale: “Il mondo ha visto Berlusconi baciarmi la mano”

Pubblicato il 2 Marzo 2011 21:10 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2011 21:10

ROMA – “La Libia sono io”, “Se la Nato interviene ci saranno migliaia di morti”, “L’ex colonialista mi ha baciato la mano”. Mentre infuria una guerra civile, con le portaerei americane minacciosamente vicine alle sponde libiche, il Colonnello Gheddafi festeggia come non avrebbe mai immaginato  il 34° anniversario della fondazione della Jamahiria. Saranno i prossimi giorni a chiarire se si tratta del colpo di coda di un dittatore in disarmo, o se il vecchio leone ferito avrà condotto il paese in una transizione infinita. L’incubo di una regione vastissima controllata dai clan e perennemente destabilizzata è enorme: il rischio è una Somalia al quadrato, dove l’anarchia regna sovrana e gli emissari qaedisti fanno il pieno di proseliti.

Il rais ha scelto la televisione per rinnovare le sue minacce ai nemici interni e all’intero mondo: promette sangue e morte, la Nato è avvertita. Il furore oratorio, la postura esaltata tradiscono la disperazione di un uomo giunto al limite della sua parabola politica. Ma alcune frasi, sparate come proiettili, mirano al bersaglio giusto: l’oggettiva difficoltà di un intervento immediato della comunità internazionale. E il soggetto più debole delle potenze occidentali è l’Italia, identificata, a ragione dal suo punto di vista, con Berlusconi.

Tulle le agenzie mondiali hanno dovuto riferire che “il mondo intero è rimasto choccato quando ha visto Berlusconi baciare la mano di Gheddafi”. L’inchino della ex potenza coloniale al capo di una nazione finalmente orgogliosa è lo spot a cui il rais tiene di più. Per questo ha scelto Berlusconi come destinatario ideale delle sue invettive: “Dice che non controllo più la Libia: gli ricordo che la Libia sono io”.

La posizione sulla crisi libica dell’Italia, ex potenza coloniale, legata a alla Libia da importanti interessi economici e commerciali, è tra i problemi più analizzati dai media esteri. “L’Italia e Silvio Berlusconi di fronte al dilemma libico”, titola la Bbc. L’Italia “un tempo governava la Libia col pugno di ferro” e ora affronta questioni difficili sul suo atteggiamento verso la rivolta libica e sui suoi affari con Gheddafi, scrive il corrispondente della Bbc Duncan Kennedy. L’analisi della Bbc ricorda che l’Italia ha reagito con cautela e solo negli ultimi giorni ha adottato un approccio più “robusto”, sospendendo il trattato di amicizia con la Libia e ammorbidendo la resistenza alla “no-fly zone”.

La cautela chiesta da Berlusconi sulla no-fly zone è segnalata anche dal Times e da altri media stranieri, mentre i giornali economici puntano i riflettori sul congelamento degli asset libici. “L’Italia si prepara a congelare le partecipazioni libiche”, sottolinea il Financial Times. Partecipazioni nelle società italiane del valore di miliardi di euro potrebbero essere congelate da Roma in quella che il Ft chiama la “tardiva rottura” con il regime di Gheddafi. L’Italia è stata “più lenta” di Usa e Uk nell’imporre sanzioni sulle finanze libiche ma nega le affermazioni provenienti da Bruxelles secondo cui Roma avrebbe bloccatoun’iniziativa Ue per congelare gli asset di entità libiche oltre che quelli personali.

Ma l’impegno diplomatico italiano in queste drammatiche ore può essere “impiccato” a un improvvido baciamano? “Io non l’avrei mai fatto” dichiara prudente il Ministro dell’Interno Maroni, seguito a ruota da Romiti, che pure Gheddafi lo accettò come socio in Fiat. In politica l’apparenza è sostanza e l’eccesso di zelo nel compiacere il Colonnello lo paghiamo oggi. Tutte le potenze mondiali intrattengono rapporti d’affari con personaggi tutt’altro che democratici: anche la Gran Bretagna ha fatto qualche concessione alla Libia restituendo uno degli esecutori dell’attentato Lockerbie. Ma un Blair, o un Cameron, si inchinano solo di fronte alla Regina.