Iran e Usa, tensioni in crescita: cosa accadrebbe in caso di guerra in Medio Oriente

di Caterina Galloni
Pubblicato il 24 maggio 2019 5:00 | Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2019 23:20
Iran, cosa accadrebbe in caso di guerra con gli Usa in Medio Oriente

Iran e Usa, tensioni in crescita: cosa accadrebbe in caso di guerra in Medio Oriente

ROMA – Se le crescenti tensioni tra Teheran e Washington dovessero sfociare in una guerra, l’Iran potrebbe schierare missili, mine antiuomo, droni e migliaia di milizie jihadiste in tutto il Medio Oriente. Le mine navali iraniane, nel Golfo rappresentano una minaccia costante e i loro missili sono in grado di colpire le navi da guerra statunitensi, scatenare il caos in Arabia Saudita, in Israele e nelle monarchie del Golfo. 

Nei deserti l’Iran ha jihadisti agguerriti, pronti al combattimento con le truppe americane in Iraq, Siria e Afghanistan. Nei giorni scorsi, alcuni assalitori non identificati hanno colpito riserve petrolifere saudita e altri hanno sparato un razzo nella “Green Zone” fortificata di Baghdad che è esploso vicino all’ambasciata degli Stati Uniti. L’Iran ha negato qualsiasi ruolo in entrambi gli incidenti.

Il generale iraniano Qassem Suleimani ha chiesto agli alleati in Iraq di “prepararsi a una prossima guerra”, e il presidente Donald Trump ha controbattuto. Ha affermato che se Teheran dovesse colpire gli interessi degli Stati Uniti in Medio Oriente, dovrà aspettarsi una reazione di “grande forza” e ha twittato: “Se l’Iran vuole la guerra sarà la sua fine”. 

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Il governo iraniano ha condannato le dichiarazioni di Trump, ha chiesto il rispetto e la fine della stretta americana sulle esportazioni petrolifere mirate a costringere l’Iran a negoziare. Il Daily Mail delinea i vari modi in cui l’Iran potrebbe combattere gli Stati Uniti, gli alleati e interessi regionali, se la disputa dovesse amplificarsi.

IL GOLFO

I comandanti delle Guardie della rivoluzione islamica hanno da tempo avvertito che in caso di guerra potrebbero interrompere le forniture di petrolio che fluiscono attraverso lo Stretto di Hormuz nell’Oceano Indiano. Un funzionario USA ha accusato l’Iran degli attacchi della scorsa settimana a quattro navi, tra cui due petroliere saudite nel Golfo, ma Teheran ha negato. L’Iran potrebbe anche colpire direttamente con i missili le forze degli Stati Uniti presenti nel Golfo. 

L’U.S. Combined Air Operations Center si trova nella base aerea di al-Udaid in Qatar. La flotta Fifth Fleet ha sede in Bahrain. L’aeronautica degli Stati Uniti utilizza inoltre la base aerea di al-Dhafra, nella base aerea di Abu Dhabi, e Ali Al Salem in Kuwait. I governi del Bahrain e dell’Arabia Saudita affermano che l’Iran negli ultimi anni ha pianificato gli attacchi alle forze di sicurezza in Bahrain. L’Iran e Bahrain hanno negato. 

I missili potrebbero colpire le infrastrutture nelle monarchie del Golfo, comprese le centrali elettriche e idriche, le raffinerie di petrolio, i terminali di esportazione e le industrie petrolchimiche. Un attacco informatico del 2012 contro il gigante petrolifero saudita Aramco, e altri due anni prima contro il programma nucleare iraniano indicano nuovi modi in cui potrebbe evolvere un conflitto.

IRAQ 

I gruppi sciiti sostenuti dall’Iran si sono rafforzati dopo l’invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2003, e l’anno scorso sono stati incorporati alle forze di sicurezza, sottolineandone il ruolo pervasivo nonostante la presenza americana. I gruppi più forti – formati, equipaggiati e finanziati da Teheran – sono Asaib Ahl al-Haq, Kataib Hezbollah, Harakat Hezbollah al-Nujaba e l’Organizzazione Badr. Gli Stati Uniti sostengono che dal 2003 l’Iran è dietro la morte di almeno 603 militari americani. 

Circa 5.200 soldati statunitensi rimangono in Iraq, presenti in quattro basi principali, così come nell’aeroporto di Baghdad e nel quartier generale della coalizione nella Green Zone. La scorsa settimana Washington ha ordinato una parziale evacuazione della sua ambasciata. Le milizie hanno posizioni molto vicine ai luoghi in cui si trovano le forze statunitensi e hanno potenti capacità di colpire con razzi e droni. 

YEMEN 

Gli Houti, un gruppo armato dello Yemen, lancia lo slogan “Morte all’America, Morte a Israele”, scrivendolo sui muri e incollandolo alle armi. Gli Stati Uniti hanno appoggiato una coalizione guidata dai sauditi che ha preso di mira il gruppo dal 2015. L’Iran e gli Houthi hanno legami di vecchia data, ma entrambi negano la tesi della coalizione secondo cui Teheran fornisca addestramento e armi. L’ONU afferma che i missili lanciati in Arabia Saudita condividono le stesse caratteristiche di progettazione di quelli realizzati in Iran. 

Dall’inizio della guerra, gli Houthi hanno spesso usato razzi e droni per attaccare l’Arabia Saudita, uno dei più vicini alleati regionali di Washington. Nel 2017, uno è arrivato vicino all’aeroporto di Riyadh nel 2017. Gli esperti dell’ONU affermano che gli Houthi attualmente hanno droni in grado di far cadere bombe più grandi su distanze maggiori e con maggiore precisione. La scorsa settimana, i droni hanno colpito due stazioni di pompaggio del petrolio per centinaia di chilometri all’interno del territorio saudita. Il controllo degli Houthi sulla vecchia marina dello Yemen, con motoscafi e mine, significa che il gruppo potrebbe tentare di interrompere la navigazione nel Mar Rosso. 

SIRIA 

L’Iran, mentre sosteneva il presidente Bashar al-Assad durante gli otto anni di conflitto, ha realizzato una rete di milizie nelle aree governative che comprendono Hezbollah in Libano, il gruppo Nujaba iracheno e il gruppo Fatemiyoun per la maggior parte afgano.
Hanno combattuto vicino al confine siriano-iracheno, a Tanf vicino alla base militare degli Stati Uniti e nei pressi delle alture del Golan sotto il controllo israeliano. 

Un funzionario degli Stati Uniti, a febbraio ha detto che in Siria, dopo aver sconfitto lo Stato islamico Washington avrebbe mantenuto circa 400 soldati in Siria rispetto ai circa 2.000 precedenti. Si trovano nella zona nord-orientale detenuta dalle forze a guida curda e a Tanf, vicino ai confini con la Giordania e l’Iraq. In Siria, Israele ha colpito l’Iran e i suoi alleati cercando di allontanarli dalla sua frontiera. A gennaio ha accusato le forze iraniane di aver lanciato un missile in una stazione sciistica sulle alture del Golan. 

LIBANO 

Gli Stati Uniti accusano Hezbollah del giorno più sanguinoso per l’esercito dopo la guerra in Vietnam: l’autobomba in una caserma della Marina in Libano, nel 1983, ha ucciso 241 militari USA. Lo accusa inoltre di aver preso negli anni ’80  in ostaggio gli americani in Libano.
Il gruppo, creato dall’Iran per resistere all’occupazione israeliana nel sud del Libano, è oggi il più potente del paese. Israele, alleato degli USA, considera Hezbollah come la più grande minaccia ai suoi confini e nel 2006 in Libano ha fatto un’incursione militare nel tentativo, fallito, di distruggerlo. 

Hezbollah afferma di avere attualmente un grande arsenale di razzi “di precisione” che potrebbero colpire tutto Israele, incluso il reattore atomico. Ha minacciato, in caso di guerra, di infiltrarsi con i combattenti oltre la frontiera. Un giornalista filo-Hezbollah, Ibrahim al-Amin, la scorsa settimana sul quotidiano al-Akhbar, in Libano, ha scritto che se Israele fosse stato coinvolto in una guerra tra Stati Uniti e Iran, colpendo Teheran, per gli alleati dell’Iran sarebbe diventato un obiettivo. 

AFGHANISTAN 

Agenti e analisti occidentali ritengono che l’Iran dia un aiuto ai talebani, sia con le armi che attraverso il denaro e la logistica, e che potrebbero essere aumentati. Dopo la loro estromissione per mano delle truppe guidate dagli Stati Uniti in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, i talebani controllano o influenzano più territorio che in qualsiasi altro momento e continua un intenso combattimento. 

Un report di marzo dell’Institute of Peace USA, ha dichiarato che in Siria hanno combattuto circa 50.000 afghani del gruppo Fatemiyoun sostenuto da Teheran. Due anni fa, ha rilasciato una dichiarazione portata da fonti iraniane, impegnandosi a combattere ovunque lo chiedesse l’ Ayatollah Ali Khamenei. Circa 14.000 soldati statunitensi sono presenti in Afghanistan e a gennaio, Washington ha imposto delle sanzioni a Fatemiyoun. Un funzionario iraniano ha riferito a Reuters che gli Stati Uniti hanno usato la loro presenza in Afghanistan “per minacciarci da queste basi”. (Fonte: Daily Mail)