Il killer delle Twin Towers “terminato”: dopo 10 anni sono tornati gli americani

di Lucio Fero
Pubblicato il 2 Maggio 2011 12:04 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2011 14:49

ROMA-Il presidente che pronuncia il “go” definitivo, gli elicotteri che si alzano in volo e arrivano dove devono arrivare, la missione che riesce, il killer delle Twin Towers “terminato”: dopo dieci anni sono tornati gli americani. Tornati a “vincere” come loro non succedeva da tanto tempo. Da quegli elicotteri che si persero nel deserto iraniano mentre andavano al fallito tentativo di liberare gli ostaggi nell’ambasciata a Teheran, dal bugiardo annuncio di Bush sulla portaerei quando disse “missione compiuta” in Iraq e poi in Iraq si continuò a combattere e morire, dalla missione abortita e umiliante di Tora Bora a caccia dello stesso Bin Laden. Erano molti anni che gli americani vincenti e potenti, capaci ed efficienti si vedevano solo nei film e neanche più tanto neanche lì. Stavolta no, stavolta l’intelligence ha funzionato, ha trovato il luogo e il “target” giusto. E hanno funzionato gli uomini dei corpi speciali lanciati in azione in quella infida zona di operazione che è il Pakistan, stavolta gli americani sono tornati a “vincere” e la cosa è stata quasi una sorpresa, il mondo non si aspettava più, non era più abituato al successo americano, alla dispiegata forza militare degli Usa. La prova di questa sopresa e di questo ritorno è il riflesso di incredubilità che si esprime nel bisogno di affacciare dubbi, di affettare, stavolta con coltello spuntato, il salame dello scetticismo.

Dubbi sulla foto del cadavere: no, non è quella giusta, è un ritocco: così mugugnano siti e opinioni “pacifiste” e soprattutto anti americane. Come se fosse possibile e plausibile che Obama, la Casa Bianca, il Pentagono costruiscano una “grande menzogna” su un  foto-shop. Gli americani non hanno mai fornito quella foto. Ma qualcuno è disposto a credere anche a questo perché non può credere che gli americani siano tornati, è questo che “non può essere vero”. C’è qualcosa di disperato in questa “contro informazione”, la disperazione di un luogo comune che viene a sorpresa smentito: gli americani impotenti e pasticcioni. Il ritorno dell’America spiazza e disturba, contraddice la “narrazione” diventata consueta delle cose del mondo.

E’ un ritorno che l’America festeggia nelle sue città e nelle sue piazze, gli americani tornano a sentirsi improvvisamente e insieme nel giusto e capaci. Vendicano le duemila e più vittime delle Torri Gemelle, realizzano l’obiettivo simbolico e concreto che si erano prefissi dopo l’undici settembre, si ritrovano nazione e popolo insieme. Ci hanno messo dieci anni ma ce l’hanno fatta. Come in un film: i rapporti che per due mesi arrivano sul tavolo del comandante in capo, l’ultima riunione dello Stato maggiore, l’ordine che parte, gli uomini in divisa che muovono, l’attacco, la missione riuscita. Ma stavolta non è un film. Non sono tornati l’unica super potenza mondiale, non sono guariti dalla crisi economica, sono indebitati fino al collo, scossi dall’incertezza sul futuro dei loro redditi, impotenti di fatto in Medio Oriente, sostanzialmente impantanati in Afghanistan. Però hanno smesso di perdere, stavolta gli americani hanno vinto la loro battaglia. Sanno che al mondo non possono più impartire ordini, che non possono più comandare l’economia e che le loro forze armate non sono più onnipotenti. Però hanno impartito al mondo una lezione: gli americani ci sono ancora e, talvolta, tornano. A vincere.