Libia, Erdogan si vuole prendere anche il mare e il petrolio: “Da quest’anno trivelliamo”

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 17 Gennaio 2020 13:38 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2020 13:38
Libia, Erdogan si vuole prendere anche il mare e il petrolio: "Da quest'anno trivelliamo"

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan (Ansa)

MILANO – Anche Recep Tayyip Erdogan vuole le sue trivelle nel Mediterraneo. E lo farà sfruttando la Libia. Lo ha annunciato lo stesso presidente turco, spiegando che da quest’anno Ankara avvierà “attività di esplorazione e perforazione” nel Mediterraneo nelle zone inquadrate dall’accordo sulla demarcazione dei confini marittimi con la Libia. Accordo che, sostiene gran parte dell’Ue tra cui la Francia, mina “direttamente interessi e diritti sovrani degli Stati membri dell’Ue, in particolare quelli di Cipro (invasa da Ankara nel 1974, ndr) e della Grecia”, Paese a cui si è rivolto in cerca di supporto il generale Khalifa Haftar.

Ma Erdogan, che ha anche fatto sapere di aver inviato truppe in Libia, la pensa diversamente. “Non è più possibile per altri Paesi condurre attività di ricerca sismica e di perforazione senza il consenso della Turchia e della Libia nelle aree designate dall’accordo marittimo”, ha aggiunto. Una mossa che arriva a pochi giorni da un altro accordo, quello da 6 milioni di euro raggiunto da Grecia, Cipro ed Israele per un gasdotto nel Mediterraneo.

La presenza turca nel Paese comunque sarà anche di terra. “Stiamo inviando le nostre truppe” in Libia “per sostenere la pace”, ha detto Erdogan nel suo discorso programmatico di inizio anno, senza fornire ulteriori dettagli e senza indicare se i soldati siano già giunti in Libia né quanti ne verranno inviati. In precedenza, Erdogan aveva confermato in una riunione privata con i vertici del suo Akp l’invio di 35 militari con funzioni di “coordinamento” e supporto delle forze di Fayez al Sarraj.

In Libia sarebbero inoltre già presenti a sostegno di Tripoli oltre 600 mercenari siriani cooptati dalla Turchia, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani e altre fonti locali. Anche a questo riguardo è arrivata la condanna europea: “L’invio di armi e militari in Libia viola l’embargo delle Nazioni Unite”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri tedesco.

Sullo sfondo resta anche la minaccia militare formulata dalla Turchia che nei giorni scorsi si è detta pronta ad “infliggere una lezione” al generale Haftar (sostenuto da Russia, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti) se riprendessero gli attacchi contro Tripoli. (Fonti: Ansa, Bbc, Forbes)