Putin, il mandato d’arresto e i bambini rubati: il dito e la luna

Mandato d'arresto per Putin, ma a che serve? Il realismo amorale guarda al dito della inapplicabilità del mandato e non alla luna della rapina, deportazione e russificazione di migliaia di minori ucraini.

di Lucio Fero
Pubblicato il 20 Marzo 2023 - 07:49
putin

Foto Ansa

C’è in giro e si manifesta in moltissimi, troppi sguardi un significativo strabismo. Non è di Venere, non conferisce nella sua singolarità fascino a chi così vede il mondo degli umani. Non estetico ma etico è lo strabismo perché è strabismo della mente, dell’animo, della coscienza civile. Fino a far dubitare che sia un umano “storto” quello che in modalità così storta e distorta guarda e calibra e valuta il mandato di arresto per Putin della Corte Penale Internazionale de l’Aja e le migliaia (migliaia!) di bambini, bambine, ragazze, ragazzi ucraini russificati a forza. Si indulge a guardare al dito di un mandato d’arresto che probabilmente mai sarà eseguito e non alla luna di una deportazione in massa di minori come pianificata politica di Stato.

Carta straccia dice Mosca, tante le eco involontarie in Occidente

Mosca dice e pensa che quel mandato d’arresto sia carta straccia, anzi carta igienica. Ovvio che questo pensi e dica Mosca. Ma quante, tante le eco più o meno volontarie in Occidente, eco al concetto di carta straccia. E chi e che sarà mai questa Corte? Quali poteri ha davvero? Figurati se Putin si farà mai arrestare e comunque un potente, un capo di una nazione e di un esercito mica lo arresti con un pezzo di carta, un mandato, mandato da chi? L’impraticabilità del mandato d’arresto, la sua improbabilità al limite dell’irrealizzabilità è quel che colpisce l’occhio e l’animo strabici. Sul mandato d’arresto che arresto mai sarà si fanno articoli, commenti, chiacchiere. Il “fatto”, l’accaduto di maggior rilevanza viene percepito come il gesto, nobile o inutile che sia, di una Corte che osa e pretende sfidare un dittatore che ha dalla sua un paese, un’esercito, un arsenale atomico. Per concludere, più o meno inevitabilmente, con il realismo del “serve a niente”. Un realismo orbo.

Erode fece meno, molto meno

Erode, una pessima fama sul web della Storia. Influencer autorevoli e follower in numero crescente del cristianesimo come esito e senso della Storia tutta hanno scritto di un re ossessivo compulsivo nel dare la caccia e sterminare bambini: ucciderne mille o forse diecimila per colpirne uno, quello che sarebbe stato il Messia. La Storia, quella dei documenti e della ricerca e della ricostruzione dei fatti sa che Erode non fu poi il Principe del Male e soprattutto questa dello sterminatore programmatico di minori è decisamente disegnata e gonfiata ad arte. Ma, niente da fare, è lui, Erode, che viene in mente quando si cerca di racchiudere in una parola la scelta politica della Russia rispetto ai minori o orfani nati nelle regioni ucraine che l’esercito russo ha occupato o occupa ancora.

In realtà non Erode bisognerebbe richiamare alla mente per vaga analogia ma per più concreta vicinanza bisognerebbe ricordare quella villa di Wannsee dove nel 1942 fu decisa l’eliminazione fisica delle etnie nocive. Fu una scelta strategica del nazismo. Non un atto di brutalità o violenza e neanche un crimine di guerra. No, strategia: eliminare, estirpare etnie nocive. Deportando, rubando, russificando i bambini e ragazzi che cattura in Ucraina Mosca compie scelta di analoga strategia: annullare, cancellare dove arriva la Russia in armi l’identità ucraina. Nella bandiera, nel governo, nei confini, nei passaporti, nella moneta, nella lingua e nella carne, nei corpi vivi dei bambini.

A migliaia, gregge da marchiare russo

Circa 600 casi documentati dice il mandato d’arresto, circa seimila i casi contati pur senza documentazione fattuale, circa dodicimila quelli denunciati. Ma chi può davvero dire quanti? Orfani di guerra ma soprattutto figli e figlie di famiglie ucraine intercettati ai posto di blocco e separati dalle famiglie, tolti alle famiglie palesemente colpevoli di “ucrainità” e mandati in convitti, orfanatrofi, centri di assistenza e insieme fabbriche di “russità”. Luoghi da cui i minori una volta ucraini escano finalmente e fieramente russi. Russi nella cultura, ideologia, identità, cittadinanza. Letteralmente: togliere agli ucraini i figli che si riesce loro a togliere. E farli diventare parte attiva, militante e un domani militare dello Stato, popolo ed esercito che all’Ucraina muove guerra e nega legittimità storica. Questa è la luna, la grande, immensa luna rispetto al dito dell’efficacia o meno del mandato d’arresto per Putin. Al dito guarda lo strabismo immorale dei realisti d’opportunità, quelli che Putin non si può battere.

Al dito guardano, per auto rassicurarsi, i pro Putin  di default e cioè i No Usa, No Nato, No Stato, No Occidente, No capitalismo. Al dito guardano gli orbi che si credono vista d’aquila, quelli del mi faccio i fatti miei, che c’entro e chi mi frega. Al dito guardano i pavidi impancati a saggi e gli accidiosi verso libertà e democrazie. Al dito del mandato d’arresto improbabile e non alla luna della deportazione dei figli degli ucraini. Qualcuno, qui da noi, è più impegnato a guardare ai figli delle coppie omosessuali, alla di certo più nobile e stringente causa dei figli del “popolo arcobaleno” sui cui documenti una dittatura sessista non vuol mettere tutti i timbri di genitorialità Lgbtqia+. Sono gli stessi e le stesse che ai genitori ucraini come arma contro i russi che portano via loro i figli darebbero un fiore e un consiglio: trattate con Putin, forse un po’ di figli rubati ve li ridà indietro se gliene lasciate una quota.