Pyongyang mostra i muscoli: “Abbiamo migliaia di centrifughe”

Pubblicato il 1 Dicembre 2010 13:53 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2010 13:55

Pyongyang minaccia, e per adesso non si sa se si tratti di una falsa dichiarazione di forza o di una vera corsa agli armamenti. Quel che si sa è che ieri ha dichiarato di aver fatto grandi progressi verso la produzione di uranio arricchito, che le permetterebbe di costruire ordigni atomici. E ha annunciato che sono operative ”migliaia di centrifughe” in un impianto nell’area del sito di Yongbyon.

Intanto un inviato nordcoreano è arrivato a Pechino: si tratta di  Kim Yong-il, capo del dipartimento del partito unico al potere e stretto collaboratore del leader supremo Kim Jong-il.

Nella capitale cinese è arrivato anche il giapponese Akitaka Saiki, capo della sezione Asia e Oceania al ministero degli Esteri e responsabile delle trattative sul disarmo della Corea del Nord: Saiki avrebbe testimoniato gli sforzi di Pechino per una ripresa del processo negoziale a sei.

Il portavoce cinese Hong Lei, in una conferenza stampa, ha definito ”imperativa” la ripresa del dialogo, senza la quale non sarà possibile ”far abbassare la tensione” nella penisola coreana. Ma i suoi interlocutori si sono mostrati scettici: il Giappone ha detto no, e Stati Uniti e Corea del Sud hanno reagito tiepidamente alla proposta di una riunione straordinaria tra le due Coree, gli Usa, la Cina, il Giappone e la Russia.

A indebolire il tentativo cinese sono giunti gli esplosivi documenti diffusi da Wikileaks, secondo cui alti funzionari sudcoreani hanno espresso la convinzione che Pechino veda di buon occhio una ”riunificazione della Corea diretta da Seul” e sarebbe esasperata dal comportamento ”da bambino viziato” di Pyongyang.

Gli esperti hanno accolto con scetticismo le rivelazioni sottolineando che si tratta di una ”interpretazione molto sudcoreana” della posizione dei dirigenti cinesi. Le rivelazioni sui rapporti di Pechino con le due Coree sono arrivate mentre è in pieno svolgimento la crisi scoppiata una settimana fa, quando l’artiglieria di Pyongyang ha bombardato un’isola sudcoreana per la prima volta dalla fine della guerra del 1950-53, uccidendo due civili e due militari.

Il quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun ha scritto che ”al momento, la costruzione di un reattore nucleare ad acqua leggera e di un moderno impianto per l’arricchimento dell’uranio dotato di alcune migliaia di centrifughe è in pieno svolgimento”. Il sito è stato visitato il 12 novembre scorso dallo scienziato nucleare americano Siegfried Hecker – un professore di Stanford che in passato ha anche diretto il laboratorio nazionale di Los Alamos – il quale aveva affermato di aver visto ”centinaia e centinaia” di centrifughe gestite da un ”centro di controllo ultramoderno”.

Pyongyang ha effettuato nel 2006 e nel 2009 due test nucleari con atomiche al plutonio e l’uranio arricchito le aprirebbe una seconda strada per sviluppare il suo programma nucleare. Secondo Andrei Lankov, un esperto di Corea del Nord dell’Università Kookmin di Seul, i nordcoreani stanno usando tutti i mezzi per affermare: ”Siamo qui, siamo pericolosi, non possiamo essere ignorati”. In altre parole Pyongyang, come Pechino, punterebbe le sue carte su una ripresa in tempi rapidi dei colloqui a sei.

Ma Washington e Seul hanno chiesto al Nord ”gesti concreti” che ne dimostrino la volontà di smantellare il proprio arsenale atomico in cambio di aiuti per la sua disastrata economia, mai ripresasi dalla devastante carestia degli anni Novanta.

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