Tregua turca: Trump regala ad Erdogan resa dei curdi e terra siriana

di Lucio Fero
Pubblicato il 18 Ottobre 2019 9:18 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2019 11:25
Tregua turca: Trump regala ad Erdogan resa dei curdi e terra siriana

Il presidente turco Erdogan (foto ANSA)

ROMA – Tregua turca, tregua alla turca: i cinque giorni che la stampa occidentale festeggia come una tregua sono in realtà il tempo tecnico dato all’arrendersi e sgombrare. La tregua sbandierata è alla turca misura e modello Erdogan: la Turchia smette di invadere e sparare se gli altri sgombrano il campo, lasciano al controllo della Turchia un pezzo di Siria e si attendono sostanzialmente senza condizioni. Lo scambio è: tu mi dai tutto quello che voglio e io ti do il tempo di darmelo: cinque giorni.

Tregua, tregua alla turca: che direste, immaginiamo, di una Ungheria che vuole fascia di sicurezza di 32 chilometri al suo confine sud est e per questo ordina ai serbi della zona di sgomberare entro cinque giorni? Direste che è una tregua? O di una Francia che dicesse sentirsi più sicura se gli italiani sgomberano 32 chilometri di Val D’Aosta? Quel che da noi e per noi è letteralmente impensabile ancora prima di inaccettabile è da noi salutato e raccontato come cosa buona, utile e giusta se è per gli altri, per quelli laggiù.

Quella che Trump, per interposti Pence e Pompeo, è andato a regalare a Trump non è una tregua, è la resa dei curdi e quel po’ di terra siriana che Erdogan voleva. In cinque giorni i curdi devono sgombrare, sparire, andare altrove. E disarmare se stessi, integralmente. La Turchia prenderà possesso e controllo di una fascia profonda appunto 32 chilometri di terra siriana, quel che le serve oggi. magari domani un altro pezzetto. In cambio, magnanimamente, Erdogan accetta di non sparare loro addosso mentre i curdi sgombrano.

Alla nostra esangue consapevolezza del reale, a noi europei fa tanto piacere poter salutare la cosiddetta fine delle ostilità. Non sparano per cinque giorni, bene, ottimo. Non ci va per nulla l’immischiarci anche solo con la mente nella realtà. Vogliamo la pratica si chiuda e non ci crei problemi. Erdogan ci ha ricattato dicendo che ci riempie di profughi , il ricatto l’abbiamo definito “inaccettabile”. Ma se Erdogan si placa prendendosi quel che vuole in Siria e riusciamo a chiamare il tutto tregua e non invasione, allora per noi è perfetto.

I curdi, i curdi…non sono angeli ha detto Trump. E insomma la tranquillità di una pratica chiusa val bene per noi europei uno sgombero curdo. D’altra parte che vogliono fare i curdi? Combattere contro il fortissimo esercito turco? I turchi li fanno a pezzi. Noi metterci di mezzo, farlo sul serio? Ci si fa male sul campo e nelle elezioni dei singoli paesi. Meglio, molto meglio anche per i curdi arrendersi e sgombrare, una scelta…la chiameremo umanitaria.

Non ha forse già detto Trump che con la tregua Erdogan ha salvato milioni di vite? Sì, “milioni”. Trump è stato perfetto in questa vicenda, perfetto nel mostrare come l’Occidente si ritira, si raggruma e avvizzisce sul piano planetario. Per confessate ragioni elettorali Trump ritira i soldati americani, i turchi allora diventano i classici topi al ballo quando il gatto Usa è via, poi Trump finge di essere il gatto tornato a spaventare i topi. Il gatto Usa tornato sulla scena regala ai topi il formaggio che volevano e il gatto dice: merito mio.

In questa vicenda l’Occidente, Trump in testa, ha fatto sapere al mondo che i confini tra Stati sono violabili, basta essere militarmente forti e decisi e sprezzanti delle conseguenze. Perché conseguenze non ci sono. Si può fare il prendersi un pezzo di terra altrui dicendo che è per la propria sicurezza. Si può fare di intimare a chi c’era in quel pezzo di terra di sgombrare un cinque giorni. Si può chiamare questa annessione di terra ed espianto di popolo niente meno che tregua. Si può fare nel 2019. Un’ottantina di anni fa lo si fece più vicino a noi, è il modello Sudeti. Ma chi lo sa cosa sono i Sudeti?