Usa, elezioni. Obama lancia sua campagna, ma economia vero avversario

Pubblicato il 6 Maggio 2012 12:26 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2012 12:45

Obama lancia la sua campagna elettorale

WASHINGTON, STATI UNITI – Il presidente Barack Obama ha lanciato la campagna per la sua rielezione a novembre con entusiastici comizi-show in due stati cruciali per la vittoria, la Virginia e l’Ohio. Si parte, ma all’insegna del realismo – e non dell’esasperato ottimismo di quattro anni fa – e dei social network.

I discorsi di Obama saranno ritrasmessi su Facebook e Twitter perchè è lì, dicono gli strateghi elettorali, sulla piazza virtuale del web, che si vincerà la sfida per la Casa Bianca.

Chi ha partecipato ai due meeting, ribattezzati, ‘Ready to go’, pronti a partire, è stato registrato dai volontari di Obama for America, che sugli Ipad hanno scritto i loro nomi e i loro dati per ricontattarli in futuro. Al lato del palco, due maxi schermi, hanno mandato in tempo reale i twitter dei fans. E le loro foto scattate e postate su Instagram, in modo che i vari social network possano dialogare tra loro. Secondo Jim Messina, il capo della macchina propagandistica obamiana, proprio la mobilitazione sul web dei ragazzi sara’ ”l’arma segreta” di Barack nei mesi prossimi.

Gia’ venerdi, parlando agli universitari di Arlington, Virginia, Obama ha chiesto esplicitamente a tutti di ‘twittare’ la loro protesta contro l’aumento dei costi dell’universita’. Accompagnato dall’immancabile Michelle, sempre piu’ popolare, Barack parla 35 minuti prima a Columbus, in un Palazzetto dello sport davanti a 20mila fan scatenati. E poi a Richmond, nella Virginia Commonwealth University, di fronte a 8000 ragazzi. Sono due ‘swing state’, di quelli che il 6 novembre faranno la differenza.

Accanto al presidente la first lady, molto emozionata ma raggiante.. ”Questo viaggio sara’ lungo e duro -ha detto – abbiamo ancora tempi duri davanti a noi. Ma dobbiamo andare avanti”. Ha aggiunto: ”Quando metto a letto le mie bambine, assieme a Barack pensiamo sempre al mondo che vogliamo lasciare alle nostre figlie. Ma lui non puo’ fare tutto da solo: dobbiamo dargli una mano per portare avanti questo Paese”.

Il messaggio di Obama e’ meno ‘visionario’ di quello che lo ha portato alla Casa Bianca nel 2008, e piu’ attento ai problemi concreti. La crisi incalza. Anche gli ultimi dati sulla disoccupazione, ferma all’8%, lasciano poco spazio al sogno di 4 anni fa, quando l’Obamamania fece entusiasmare milioni di americani con parole come ‘Change’ e ‘Hope’. Stavolta, lo slogan e’ ‘Forward’, andiamo avanti, malgrado tutto. In proposito, Politico.com apre il suo sito con un consiglio ”Obama 2012: meno aspirazioni, piu’ funzionalita”’.

In questa campagna elettorale, Obama cerchera’ di conquistare piu’ la mente che il cuore dei suoi elettori. La passione che ha accompagnato la propaganda del ‘Yes We Can’ di 4 anni fa, lascia il passo a un messaggio piu’ ragionato. Al posto della suggestione, la concretezza. Obama sembra dire all’America: con me alla Casa Bianca possiamo completare il lavoro, assicurare maggiore giustizia sociale, limitare i privilegi degli straricchi e agevolare la vita del ceto medio.

Non e’ la panacea di tutti i mali. Nessuno ha la bacchetta magica. Ma e’ la scelta megliore. E poi, fa capire il presidente, l’alternativa e’ tornare indietro all’era Bush. I repubblicani guidati da Mitt Romney, insiste Obama, con la scusa di difendere la libera impresa, puntano solo a tutelare i privilegi ‘dell’1%’, a scapito dei diritti del 99%. Vogliono tagliare lo stato sociale, cancellare la riforma sanitaria, limitare i diritti dei gay, delle donne. Insomma, tornare indietro. Invece, Barack punta ad andare ‘avanti’. Forward, come recita il suo nuovo slogan.

A sei mesi dall’Election Day, i sondaggi registrano un testa a testa tra il presidente e il suo rivale repubblicano Mitt Romney, in un quadro dove l’economia è il problema principale, mentre il Paese si sforza di riprendersi dalla peggiore recessione dagli anni trenta. E Romney attacca Obama incessantemente, accusandolo di essere responsabile del problema economico che affligge milioni di americani.