Cosa succede ora, dopo che la Meloni non è più la "suddita di Trump?" Maggioranza si libera del fardello, l'opposizione fa melina (foto Ansa) - Bltiz Quotidiano
Politicamente che cosa potrà succedere ora che Giorgia Meloni non è più la “suddita di Trump”? La maggioranza si libera di uno scomodo fardello, l’opposizione fa melina, ma è pronta ad attaccare anche se non ha più i “favori” che il tycoon le forniva su un piatto d’argento.
Inaccettabile è l’aggettivo chiave: la premier ritiene che il vecchio presidente amico sia andato oltre l’ostacolo insultando il papa. Donald le risponde che è stato scioccato dal suo atteggiamento: una donna senza coraggio che non ha voluto aiutare gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Parafrasando il titolo di un vecchio film di successo potremmo dire “c’eravamo tanto amati”. Rimane però l’interrogativo di fondo perchè adesso si dovranno affrontare tutti i problemi causati dalla nuova situazione internazionale.
A sinistra, non potranno più arrampicarsi sugli specchi chiamando in causa il servilismo della premier. Elly Schlein difende Giorgia perchè “così è l’Italia che si difende”; Giuseppe Conte ingoia il rospo e sostiene che vanno salvaguardate le istituzioni, non il governo. Quanto potrà costare questo strappo al nostro Paese? Difficile prevederlo al momento: la rissa è troppo vicina per essere esaminata. Un fatto è certo: chi guida il Paese si trova dinanzi ad un palcoscenico completamente nuovo. Dovrà vivisezionarlo per affrontarlo, ma comunque servirà un cambio di passo se si vuole evitare che le elezioni del 2027 diano la definitiva spallata alla destra.
A Palazzo Chigi, si parla innanzitutto di “Italia first”: stracciati i legami con il tycoon si deve guardare al futuro con occhi diversi. Capire dove si è sbagliato, quali direzioni prendere, ricompattare l’alleanza che mostra qualche scricchiolio. Bisogna gettarsi i guai alle spalle e andare avanti con determinazione. Soltanto così si può uscire da un impasse difficile che non ha molti sbocchi. Il governo non parla di crisi avventate o di elezioni anticipate.
Giuseppe Conte con Elly Schlein (foto Ansa) – Blitz Quotidiano
Forse è d’accordo pure la sinistra perchè da quelle parti non si vivono giorni tranquilli. Il campo largo resiste, la Schlein fa i salti mortali per portarlo avanti e arrivare uniti il giorno in cui il voto degli italiani dirà se si dovrà voltare pagina oppure no. L’incognita è soprattutto su chi dovrà succedere alla Schlein in vista di un cambio della guardia. Elly guida il partito più forte dell’opposizione, ma ha come avversario un “amico-nemico” che non vede l’ora di potersi sedere di nuovo su quella poltrona che ha già occupato due volte con due alleanze diverse.
Probabilmente è proprio questa la carta che potrebbe favorire l’attuale maggioranza, ammesso che anche al suo interno finiscano quelle divisioni che non fanno presagire un futuro tutto rose e fiori. In Forza Italia, i due eredi di Silvio Berlusconi sono entrati a gamba tesa nel partito facendo fuori in un amen i capigruppo di Camera e Senato. “È troppo facile comandare dal di fuori”, confessa uno dei due silurati, Paolo Barelli. Finisce qui, oppure la rivoluzione è solo agli inizi? Antonio Tajani, segretario e vice premier, entra nell’occhio del ciclone. Per ora è salvo, ma fino a quando se le intenzioni dei berluscones sono quelle di creare una nuova forza più centrista, meno aggressiva? Il sogno di una vecchia Dc a cui potrebbero aderire l’onnipresente Matteo Renzi e Carlo Calenda.
Tutti bei discorsi che riguardano un avvenire che non è poi così vicino. Adesso, in specie per il governo, bisogna pensare al presente, alle guerre che incombono, allo stretto di Hormuz che non riapre, ad un’economia sull’orlo del collasso. Chi vive tutti i giorni affrontando i problemi quotidiani vuole che il carrello della spesa non aumenti vertiginosamente ogni ventiquattro ore, che il prezzo della benzina sia abbordabile, che per fare un’analisi clinica non si debbano aspettare mesi, che il salario sia più alto.
Trump si è allontanato, la premier ha pure stracciato un vecchio accordo con Israele sullo scambio di materiali militari: in breve c’è intenzione di ricominciare da capo. Per questo, è necessario innestare una marcia diversa che non guardi solo dentro i propri confini. L’Europa deve cambiare, essere completamente differente da quella attuale se un domani si vorrà costruire un Occidente diverso. Magari senza Trump, senza le sue giravolte quotidiane, senza il delirio dell’onnipotenza su cui ha puntato il dito pure papa Leone XIV. Alleati con un’America con cui l’Italia ha sempre lottato insieme. Non lo dimentichino oggi quei partiti che sbraitano e vorrebbero rompere un patto che dura dalla fine della seconda guerra mondiale.