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Le Costituzioni sono le leggi supreme che stabiliscono i diritti e i doveri dei cittadini e delle classi al potere che sono tenute a fare giuramento di fedeltà al momento del loro insediamento. L’inizio della libertà politica si può fare risalire alla Magna Carta del XIII secolo, sebbene questo documento garantisse semplicemente ai nobili certi diritti nei confronti del Re. I sentimenti di uguaglianza di tutti gli uomini espressi nella Dichiarazione d’Indipendenza americana, non includevano gli schiavi.
L’uguaglianza dei diritti civili e politici tra i sessi era prevista dall’Art. 24 dello Statuto “concesso” da Re Carlo Alberto del 1848 ma le donne italiane hanno potuto andare a votare solo nel dopoguerra. L’Assemblea Costituente era formata da 556 membri di cui 21 donne e nessuna donna faceva parte di Commissioni.
Dire che siamo tutti uguali significa garantire parità di occasioni e premiare i migliori: l’unico ad averlo fatto è stato Napoleone Bonaparte, un dittatore che voleva sottomettere l’Europa.
Il tradimento della classe dirigente verso un intero popolo, forse il più terribile nella storia moderna, si è verificato in Iran. Si legge nel preambolo della Legge Suprema iraniana: “Il giorno 17 dell’anno 1356 (7 gennaio 1978), la solidarietà diffusa di uomini e donne e la loro partecipazione unitaria alla lotta furono determinanti: in particolare, lo fu il ruolo attivo e onnipresente delle donne. Scene di madri che, con i loro bimbi fra le braccia, marciavano senza paura verso i luoghi degli scontri e sotto i tiri del nemico, testimoniarono il contributo rilevante e decisivo offerto alla lotta da questa grande parte della società”. I “bimbi tra le braccia” di quel popolo sarebbero stati oggetto di vessazioni inimmaginabili da parte di una sanguinaria “polizia morale”.
L’articolo delle Costituzioni che richiama l’habeas corpus, secondo il quale nessuno può essere arrestato se non dopo sentenza definitiva, può avere declinazioni diverse.
L’art. 38 della Costituzione giapponese del 1946, prevede che “nessuna confessione sarà tenuta valida come elemento di prova se fatta dopo un prolungato arresto o detenzione”. Finché non prevedi che le confessioni dal carcere non sono valide, l’habeas corpus non verrà mai applicato.
In Italia abbiamo avuto il periodo in cui ti imprigionavano e buttavano via la chiave per i reati di finanziamento illecito ai partiti. Stiamo parlando di un paese nel quale si sono arrestate migliaia di persone, assolte in ragione del 50% dopo dieci o quindici anni di processi. Eppure, il popolo aveva divinizzato i protagonisti di quella stagione, che avrebbero dovuto essere fatti “Santi subito” al pari di Khomeini.
L’articolo 28 della Costituzione cinese così recita: “I cittadini godono della libertà di parola, di corrispondenza, di stampa, di riunione, di associazione, di corteo, di manifestazione e di sciopero; essi godono della libertà religiosa e della libertà di non praticare una religione e di propagandare l’ateismo. La libertà individuale e il domicilio dei cittadini sono inviolabili”.
Tutti ricordano piazza Tienammen e le diecimila esecuzioni capitali annue. L’Articolo 24 della Costituzione russa prevede che “non sono ammessi la raccolta, la conservazione, l’uso e la diffusione di informazioni sulla vita privata di una persona senza il suo consenso”.
L’attuale governo russo è guidato da un uomo che ha preso il potere grazie ai servizi segreti che usano i dossier come arma ordinaria di distruzione fisica e morale degli oppositori.
L’art. 11 della nostra Costituzione che stabilisce “il ripudio della guerra”, non è il risultato di ponderate valutazioni etiche di padri fondatori lungimiranti. È la semplice imposizione dei paesi vincitori ai paesi vinti. Infatti la rinuncia alla guerra è prevista per i tre paesi sconfitti: Italia, Germania e Giappone. Francia e Inghilterra hanno prodotto le loro atomiche ed è stato il paese della Libertè, Egalitè, Frateritè a vendere la tecnologia nucleare ad Israele.
Il principio del disarmo dovrebbe essere universale, altrimenti se tu ti disarmi e gli altri si armano finisci per diventare uno stato vassallo secondo una logica imperiale che in questi tempi sta emergendo in tutta la sua drammaticità.
Se vuoi far funzionare un organismo come l’Onu, non puoi dare il diritto di veto alle cinque nazioni che hanno vinto la guerra.
L’art. 39 della nostra Costituzione stabilisce che l’organizzazione sindacale è libera: l’art. 40 garantisce il diritto di sciopero e vieta la “serrata” Queste norma è stata tradita dai sindacati corporativi come quelli che hanno affossato la nostra compagnia di bandiera con l’occupazione degli aeroporti.
Il diritto al lavoro e al salario dignitoso è la pietra fondante della Costituzione italiana. Nessuno ricorda la discussione dei nostri padri costituenti ed in particolare di Togliatti, il quale pretendeva la supremazia delle aziende pubbliche ereditate dal fascismo. Lo Stato può garantire questi diritti solo se è il governo a firmare il contratto di lavoro. Il paese è stato guidato dall’economia centralista fino all’ingresso in Europa. Da quel momento il posto di lavoro sarebbe stato “garantito” dal mercato, cioè dalla legge della domanda e dell’offerta. Non dico che l’economia di mercato sia una iattura in sé, affermo però che lo spirito della nostra Costituzione è stato tradito e che i lavoratori che scendono in piazza rimpiangono i tempi della Prima Repubblica.
I partiti di opposizione che accusano il governo di fare poco per la classe operaia, dimenticano che l’ingresso in Europa e la perdita di sovranità che ne è derivata, dipendono da scelte della sinistra quando era al potere. Le norme economiche della Costituzione non considerano l’impresa ma le cooperative e l’artigianato, cioè le attività “senza intento speculativo” le uniche meritevoli di aiuti pubblici.
La Camera delle Corporazioni fascista non esiste più ma la visione dell’economia è rimasta corporativa. La nostra Costituzione è la Legge popolare della Resistenza, della Riconciliazione e del Rispetto. “Popolare” perché la Costituzione è stata approvata da persone elette a suffragio universale. Della Resistenza perché è stata scritta da antifascisti. Della Riconciliazione perché è stata elaborata all’insegna del reciproco rispetto tra forze politiche capaci di un nobile compromesso. In quel periodo, gli italiani di ogni colore politico, discutevano ma si stimavano perché erano stati combattenti in un’unica trincea. Poi, americani e russi si sarebbero sfidati in una guerra “fredda” che doveva decidere la supremazia tra sistemi e gli amici fraterni che hanno scritto assieme la Costituzione, sarebbero diventati nemici mortali.
Il “popolo” della Resistenza era formato da comunisti, socialisti, cattolici, liberali, repubblicani, del partito d’Azione e dell’Uomo qualunque. I mitici “costituenti” erano stati scelti tra uomini di talento: ai nostri giorni, “uno vale uno”. Si pensava che un legislatore dovesse conoscere la storia e le dottrine politiche oltrechè il diritto. Meucci Ruini, un laico dalle tradizioni mazziniane, era un giurista che aveva fatto politica: non bastava essere avvocati per diventare legislatori. Ruini affermava che “qualsiasi costituzione è opera assai più delle circostanze che non della logica giuridica e infatti le costituzioni scaturite dal cervello dei teorici sono raramente vitali”. Egli aveva ben chiara la differenza tra legislatore e giurista: il legislatore promulga le leggi, il giurista è il tecnico che le scrive.
Quando esiste incertezza nella ”interpretazione” delle leggi è segno che sono scritte male oppure che qualche “giurista” si è messo al servizio di gruppi particolari.
Quale era il popolo italiano negli anni 1945/47 durante il quale è stata elaborata la Costituzione? Erano 45 milioni di individui ai quali si diceva che i valori divulgati per 20 anni, esaltati da artisti, filosofi, registi cinematografici, erano il male assoluto e che l’opinione pubblica era stata assoggettata a manipolazione sistematica.
L’idea stessa di Nazione veniva contestata e una parte importante del popolo che credeva nell’internazionale socialista, negava l’idea di patria. Ti dicevano che esistevano popoli superiori in cui imperava la democrazia, dove si tenevano libere elezioni, non c’era razzismo, le religioni erano uguali, il diritto trionfava, l’economia garantiva lavoro e dignità a tutti. Ti dicevano che non si doveva usare la politica come potere ma come servizio. Non dovevi più andare dal gerarca locale per ottenere un posto di lavoro, avere una licenza, un documento o un visto di espatrio.
I “plutocrati” anglo americani, i nemici giurati del Regime fascista, ti avevano liberato dalla dittatura anche se avevano raso al suolo le tue città e massacrato 130 mila civili. Sarebbe cominciata una lunga era di Libertà all’insegna dei Diritti. Nessuno avrebbe potuto prevedere che questi principi universali sarebbero stati traditi proprio dalla più grande democrazia mondiale ai tempi di Trump.
La prima discussione dei costituenti riguardava il sistema bicamerale: che senso aveva mantenere il Senato, dal momento che il Re era stato esiliato e non poteva più tornare neppure per via di revisione costituzionale , come prevedeva l’art. 139 della Costituzione? Il Senato era designato dalla Corona che si riservava così di respingere le leggi approvate dalla Camera. Che bisogno c’era di passare attraverso due Camere se entrambe erano elette dal popolo?
Era questo il punto di vista di Nenni, Togliatti e Lussu, un credo originario che sarebbe stato tradito dalle formazioni politiche della Seconda Repubblica, che si definivano di “sinistra”.
Il Senato negli Usa ha un senso perché ogni “State” deve avere una rappresentanza. In Italia non ci sono gli states ma le Regioni e uno dei progetti di modifica era di fare del Senato una Camera senza poteri in politica estera ed economica. Come stanno cercando di fare gli inglesi che vogliono togliere ogni potere alla Camera dei Lord.
Sono stati proprio i partiti di sinistra a far fallire il Referendum di Renzi che voleva trasformare il Senato in Camera delle Regioni.
La Costituzione merita una chiosa comparativa: i Progetti della Resistenza francese erano diversi da quelli della Resistenza italiana. Il progetto elaborato ad Algeri nel 1944 dalla Commissione di studi per per la riforma della Costituzione, era il seguente: “Elezione diretta del primo ministro che deve nominare i suoi ministri: Il dirigismo economico, che sarà la norma della Francia di domani esige la stabilità governativa”.
L’attuale proposta di presidenzialismo della Meloni coincide con i progetti della Resistenza francese. Affermavano i nostri padri Costituenti: “Questa Carta che stiamo per darci è, essa stessa, un inno di speranza e di fede. Infondato è ogni timore che sarà facilmente divelta, sommersa, e che sparirà presto. Noi abbiamo la certezza che durerà a lungo, e forse non finirà mai, ma si verrà 4 completando ed adattando alle esigenze dell’esperienza storica. […] E così avverrà; la Costituzione sarà gradualmente perfezionata e resterà la base definitiva della vita costituzionale italiana. Noi stessi – ed i nostri figli – rimedieremo alle lacune ed ai difetti, che esistono, e sono inevitabili”.
È stato il partito codino dei “costituzionalisti” a impedire ogni rinnovamento. L’Italia Repubblicana sta ancora aspettando la propria Riforma Costituzionale.
