Trump e le minacce a Groenlandia ("ne abbiamo bisogno per la nostra sicurezza") e a Colombia, Messico e Cuba (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Donald Trump ha annunciato di avere il controllo del Venezuela ed ha minacciato un secondo attacco se Caracas non si comporterà come richiesto. E le minacce del tycoon non si sono fermate al Venezuela: Trump in queste ore ha ribadito di aver bisogno della Groenlandia per garantire la sicurezza degli Stati Uniti ed ha portato avanti le sue minacce a Cuba, Colombia e Messico.
Fuori dalla sfera del continente americano, oltre alla Groenlandia il presidente degli Usa ha spiegato che in Iran ci sarà un “colpo durissimo” se Teheran ucciderà i manifestanti. E a tal proposito, Trump sentirà oggi Erdogan.
In Venezuela al momento, il potere è in mano alla vicepresidente Delcy Rodríguez la quale, nel suo primo messaggio da presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Nicolas Maduro, si è rivolta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump invitandolo a “lavorare insieme” e invocando un rapporto rispettoso tra i due Paesi, caratterizzato da “pace e dialogo, non guerra”. Rodríguez ha lanciato questo appello dopo aver presieduto la sua prima riunione di gabinetto.

Il petrolio venezuelano
Trump ha intanto spiegato che dopo il blitz che ha portato alla cattura di Maduro, petrolio venezuelano verrà estratto e gestito da compagnie americane come forma di risarcimento. Il riferimento è a quanto accadde nel 1976, anno in cui il petrolio venezuelano venne nazionalizzato ai danni delle compagnie a stelle e strisce. Negli ultimi anni il Venezuela ha venduto il suo petrolio alla Cina e a vari alleati pagandolo in yuan e non in dollari, una delle ragioni, a detta di diversi analisti, che hanno portato Trump ad intervenire in Venezuela.
Trump: “Agli Usa serve la Groenlandia”
Dopo il blitz in Venezuela Trump è tornato a parlare di Groenlandia, terra molto ricca di idrocarburi e terre rare. Nel farlo ha usato toni molto duri, legando apertamente il destino dell’isola alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dell’Europa. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, il presidente americano ha ribadito che Washington considera strategico il controllo del territorio artico: “Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e la Danimarca non sarà in grado di occuparsene”. Secondo il presidente Usa, la presenza crescente di potenze rivali rende l’isola un nodo cruciale: “In questo momento la Groenlandia è piena di navi russe e cinesi ovunque”.
Per ribadire l’importanza della Groenlandia, su X è intanto apparso un post in cui sull’isola appare la bandiera americana. A postarlo è stata la moglie di un consigliere del tycoon. La Danimarca ha reagito con molta indignazione alla raffigurazione di una Groenlandia americana ribadendo di aspettarsi “il pieno rispetto dell’integrità territoriale del nostro Regno” e ricordando a Trump che il Paese fa parte della Nato.

Perché Trump minaccia la Colombia
Oltre al Venezuela, il tycoon come detto sta minacciando vari paesi dell’area. Tra questi c’è la vicina Colombia che dopo la cattura di Maduro ha schierato i militari al confine. Bogotà è governata da Gustavo Petro, il primo presidente di sinistra del Paese sudamericano.
Da mesi e senza alcuna prova, Petro viene accusato di avere legami col narcotraffico. Il presidente colombiano si è ora rivolto al suo omologo americano con un post su X: “Non sono un presidente illegittimo, né un narcotrafficante”. Petro ha chiesto a Donald Trump e al Segretario di Stato Marco Rubio di “smettere di calunniarmi, il mio nome non compare in nessun caso di traffico di droga”. Nel lungo post Petro ha anche ricordato quando fatto in qualità di “comandante supremo delle forze armate”, per combattere il traffico di droga: “Ho ordinato il più grande sequestro di cocaina della storia mondiale”. Petro ha anche detto di avere “un’enorme fiducia nel mio popolo ed è per questo che ho chiesto al popolo di difendere il presidente da qualsiasi atto violento illegittimo contro di lui”.
Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha detto che “la Colombia è governata da un uomo malato a cui piace produrre cocaina, ma non lo farà ancora per molto tempo”, aggiungendo che “l’operazione Colombia mi sembra una buona idea”.
Il Messico e la scarsa capacità di “combattere il narcotraffico”
Trump, sempre a bordo dell’Air Force One, nel viaggio di ritorno a Washington dalla sua residenza di Mar-a-Lago, ha detto che “bisogna fare qualcosa con il Messico. Il Messico deve darsi una mossa” e combattere meglio il narcotraffico. Trump ha affermato di aver ripetutamente offerto truppe statunitensi al Messico ma la presidente di Paese, Claudia Sheinbaum, è “preoccupata, ha un po’ paura”.
Cuba per Trump “cadrà da sola”
Per quanto riguarda Cuba, Trump ha spiegato che l’isola “è pronta a cadere” da sola, “non penso sia necessario agire lì” ha detto il presidente degli Usa, affermando che i cubani “ora non avranno più soldi in arrivo” dal Venezuela.
E a Caracas, secondo quanto dichiarato da l’Avana, durante l’operazione militare statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, sono morti 32 cubani: “A causa dell’attacco criminale perpetrato dal governo degli Stati Uniti contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, 32 cubani hanno perso la vita durante i combattimenti”, ha spiegato il governo dell’Avana in una dichiarazione trasmessa dalla televisione nazionale cubana.
La reazione della Cina
Infine c’è la Cina tra gli attori principali in scena in questo momento. A seguito del blitz in Venezuela (suo alleato storico insieme alla Russia di Putin), in merito alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, Pechino ha dichiarato di non accettare che i Paesi agiscano come “giudici del mondo”, rilevando che la sovranità di tutte le nazioni “deve essere protetta”.
Il presidente degli Stati uniti, dal canto suo ha dichiarato di non ritenere che l’operazione militare condotta da Washington in Venezuela possa compromettere i rapporti con il leader cinese Xi Jinping. Interpellato dai giornalisti sull’impatto dell’operazione sulle relazioni con Pechino, Trump ha infatti affermato di avere “un’ottima relazione” con il presidente cinese, sottolineando che tra i due Paesi esiste un equilibrio. “Abbiamo il potere di imporre dazi, e lui ha altri poteri su di noi”, ha detto.
