Antonio Socci su Libero: “Va dove ti porta il Quorum”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2015 11:23 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2015 11:23
Antonio Socci su Libero: "Va dove ti porta il Quorum"

Antonio Socci su Libero: “Va dove ti porta il Quorum”

ROMA – “La fine di ogni barlume di storia e appartenenza” è il titolo dell’articolo a firma di Antonio Socci sulle pagine di Libero Quotidiano del 9 febbraio.

Parafrasando «la società liquida» di Zygmunt Bauman, possiamo ben dire che abbiamo ormai la politica allo stato liquido. Il banale e prevedibilissimo «scioglimento» nel Pd di quel salotto dei «sobri» che fu Scelta civica (…) è solo l’ultima delle liquefazioni. Il liquido per sua natura è inafferrabile, indefinibile, assume tutte le forme a seconda del contenitore, filtra da tutte le fessure, non ha una sua fisionomia, è l’indistinto, appare inconsistente, ma sa riempire tutto. Le spericolate metamorfosi che si consumano a Palazzo proseguiranno in futuro con nuove trasmigrazioni. All’insegna non del «Va’ pensiero» – ché pensiero se ne trova poco – semmai del «Va’ dove ti porta il quorum». E i giornali dovranno annotare con cura avvenimenti così memorabili.

Come si fa – ad esempio – a non annunciare l’epocale evento della nascita del partito di Corrado Passera? Tutta l’umanità stava in trepida attesa. E sta col fiato sospeso anche di fronte al profondo travaglio ideologico dei Cinque stelle e dei transfughi del grillismo. In futuro ci toccherà riflettere su sempre «nuovi responsabili» che andranno a supportare il governo per capire se occorra parlare di Zeitgeist o se va evocata la riflessione di Bobbio sull’etica della responsabilità e l’etica della convinzione o – più semplicemente – se fa scuola il modello Razzi-Scilipoti. E come non registrare i sommovimenti della sinistra dalle mille sigle, l’una contro l’altra armata, ma tutte abbagliate da Tsipras? Si dovrà ricorrere pure alla fisica quantistica per capire la maionese impazzita del centrodestra ormai «coriandolizzato» e introvabile. Finché esploderanno di nuovo le guerre puniche fra le correnti del Pd. Nel frattempo va tramandata negli annali della repubblica, dopo il caso Mattarella, la sparizione – nell’indifferenza generale – dei (post) comunisti italiani da tutti gli alti scranni, con l’ex «lìder Massimo» D’Alema che paragona il decisionismo fanfaniano di Renzi a (nientemeno) quello di Stalin che faceva cancellare dalle foto i dirigenti caduti in disgrazia. Si dovrebbe raccontare pure questo imprevisto e strano ritorno dal regno dei morti della Balena bianca assurta a nuovo splendore di Palazzo, un’élite senza popolo, ma con tutte le poltrone più pesanti. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, si ricicla, si camuffa, s’inabissa e poi riemerge sotto altre spoglie. La politica italiana sembra un blob magmatico in continua trasformazione che ogni cosa inghiotte e riplasma (…)

Dove l’aspetto più importante è la presenza della fidanzata, cioè l’udienza alla coppia, che suona come sdoganamento oggettivo delle «nuove unioni». Liquidità della dottrina, delle istituzioni, dei costumi, delle identità. È tale «liquidità» il segno dei più drammatici passaggi d’epoca. E il sesso e la politica sono i sismografi di questi terremoti epocali (…)

Camille Paglia, pensatrice americana di sinistra (femminista e atea), ma anticonformista, in una recente intervista al Foglio ha dichiarato: «la sinistra è diventata una frode borghese, completamente separata dal popolo che dice di rappresentare. Tutti i maggiori esponenti della sinistra americana oggi sono ricchi giornalisti o accademici che occupano salotti elitari dove si forgia il conformismo ideologico. Questi meschini e arroganti dittatori», aggiunge Camille «non hanno il minimo rispetto per le visioni opposte alle loro. Il loro sentimentalismo li ha portati a credere che devono controllare e limitare la libertà di parola in democrazia per proteggere paternalisticamente la classe delle vittime permanenti di razzismo, sessismo, omofobia eccetera».

La pensatrice americana offre poi un altro spunto di riflessione: «Siamo in periodo simile a quello del tardo impero romano, quando una élite sofisticata, secolare e con uno stile di vita sessualmente libero, pensava che il suo mondo fosse eterno. Il suo vuoto spirituale era la sua condanna». Allora irruppe un avvenimento, la novità del cristianesimo e la Paglia ne avverte tutta la grandezza, perché da lì iniziò una nuova storia dell’umanità. Che oggi si è interrotta. «L’Occidente ha perso la strada, che cos’ha da offrire oggi?», afferma Camille. «Non possiamo capire cosa sta succedendo senza tornare alle nostre radici culturali e ricostruire un senso di rispetto per la religione». Un’ultima invettiva: «Odio profondamente le becere derisioni alla religione che sono un luogo comune dell’intellighentia occidentale secolarizzata (…). Niente dimostra l’isolamento della sinistra dalla gente quanto la derisione della religione, che per la maggior parte degli uomini rimane una caratteristica vitale per la loro identità».