Rassegna stampa. Tensione Governo-Cgil. Monti: “Serve più produttività”

Pubblicato il 12 settembre 2012 9:02 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2012 9:02

Così il nuovo redditometro. Il Corriere della Sera: “Monti alle parti sociali: più produttività. Tensioni con la Cgil”. Un partito allo specchio. Editoriale di Ernesto Galli della Loggia:

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“Il Pdl rischia di diventare un caso unico nella storia. Ancora oggi è il partito che alle Camere ha più seggi, avendo conseguito quattro anni fa (sia pure insieme a Gianfranco Fini e ai suoi fidi) una clamorosa vittoria elettorale. Ha espresso per vent’anni decine di ministri e sottosegretari. Governa varie Regioni e migliaia di Comuni, nonché una miriade di enti pubblici, e infine il suo capo è da sempre quasi il simbolo della svolta politica rappresentata dalla cosiddetta seconda Repubblica.
Ma proprio questo partito — e proprio in un momento critico per il Paese — è di fatto sparito dalla scena. Essendosi il suo capo ritiratosi da mesi sotto la tenda, anche il Pdl si è dileguato. Sicché sulla nostra scena politica non c’è più la destra, quasi a conferma di una patologica anomalia della vicenda politica italiana nell’età della Repubblica”. 

Il no di Camusso peserà sui rapporti tra il Pd e il premier. La nota politica di Massimo Franco:

“L’ inizio non è dei più confortanti. La sensazione netta è che Mario Monti e una parte consistente del sindacato, Cgil in testa, siano sintonizzati su lunghezze d’onda diverse; e che i contrasti fra l’organizzazione di Susanna Camusso e la Cisl di Raffaele Bonanni non facilitino le cose. Il problema, dunque, non è tanto su che cosa trattare, ma se esistano le premesse di una trattativa. E c’è da chiedersi quanto peserà questa incomprensione nei rapporti fra il premier e un Pd costretto a tenere conto delle posizioni della Cgil; e fra Pd e Udc, schierata con Monti. Le ironie di ieri del segretario, Pier Luigi Bersani, verso chi sostiene la tesi di un miglioramento della situazione, sembravano indirizzate a palazzo Chigi. «Che termometro si usa?» si è chiesto. «I termometri che uso io sono il lavoro, i consumi della gente normale, gli investimenti. E questi termometri segnano febbre alta». Si tratta di un malessere che anche Monti vede. Il contrasto riguarda il modo per farlo passare”.

A Barcellona milioni in piazza per il distacco dalla Spagna. Articolo di Andrea Nicastro:

Per approfondire: Spagna: marea umana a Barcellona manifesta per l’indipendenza della Catalogna

“Fino a ieri i sondaggi dicevano che i catalani avrebbero preferito più autonomia, maggiore difesa della loro lingua, meno tasse e più servizi, ma non l’indipendenza dalla Spagna. Fino a ieri, appunto. Un milione, un milione e mezzo di persone hanno manifestato pacificamente sul Paseo de Gracia, la Gran Via chiedendo la secessione. Un maggiorenne su 4 si è preso la briga di andare in piazza. Barcellona è rimasta completamente bloccata per ore. Quella che si annunciava come la più grande manifestazione catalanista nella storia della Spagna democratica, ha raddoppiato le dimensioni. Gli slogan e gli striscioni di questa marea umana lasciavano pochi dubbi: «Indipendenza». «Catalunya, nou estat d’Europa», nuovo Stato d’Europa.
L’occasione è stata la festa «nazionale», la Diada cioè semplicemente il «giorno». La ricorrenza nasce da una sconfitta del 1714 quando i Borboni ruppero le difese cittadine e, dopo 13 mesi di assedio, conquistarono Barcellona. Non è mai un buon segno quando la festa nazionale è il ricordo di una disfatta, porta rancori e rivalse. Chiedere a serbi e kosovari per conferma. Ieri, però, tutto si è svolto in perfetta serenità lasciando ancora spazio alla politica perché risolva i problemi in modo civile”.

Milano. Una nuova sparatoria. Polemica sulla sicurezza. Scrivono Annachiara SacchiElisabetta Soglio:

“Sparano, i quindicenni nelle notti di Quarto Oggiaro. Sparano i killer in via Muratori, a pochi passi dal centro, freddando un uomo e una donna, lasciando una bambina di quindici mesi senza genitori, testimone di un agguato violentissimo. Sparano, e siamo a ieri pomeriggio, tre sudamericani in via Giacosa, vicino a via Padova. Decine di proiettili che insanguinano la città, che fanno gridare al Far West, che riaccendono i riflettori su un tema noto, troppo spesso strumentalizzato, sottovalutato o sopravvalutato: la sicurezza. Una vecchia-nuova, vera-finta emergenza di Milano”.

La prima pagina de La Repubblica 12.9.12

La Repubblica 12.9.12

La Repubblica: “Monti-Cgil, scontro sulla crescita”. Lo scontro generazionale nel Pd. Le quattro correnti dei giovani divisi dal sostegno a Renzi. Articolo di Concita De Gregorio:

Per approfondire: Monti insiste nell’errore: potevamo stare meglio senza stare peggio

“Se ora sia davvero tardi, questo è il punto. Se sia troppo tardi per colmare il vuoto che separa le parole dei convegni e degli articoli di giornale dai fatti che, lontano dalle sale insonorizzate, colorano di rabbia, di stanchezza, di fragilità e infine di disperazione le reali vite delle persone alle quali il Partito democratico guarda come al suo elettorato ma che sempre meno, invece, da quel partito si sentono rappresentate. Un bacino enorme di delusi che ingrossano le fila del ribellismo politico, della disillusione incapace di distinguere.
Questa è la sfida. Questa la posta in gioco della campagna elettorale appena cominciata, le primarie del Pd in vista delle elezioni di primavera. Restituire credibilità alla politica, che in concreto significa: proporre come candidate a colmare quel vuoto persone credibili. Va sotto il nome di rinnovamento, questa sfida. Di niente altro ormai si parla nelle feste democratiche, nei circoli, nelle città e nei paesi percorsi in camper o in bicicletta dai candidati. Il rinnovamento, il ricambio”.

Tre scenari per il verdetto tedesco verso un sì condizionato al Fondo. Scrive Ettore Livini:

“Il futuro dell’euro e dell’Europa è in mano a un “manipolo” di toghe rosse. Gli otto giudici della Consulta di Karlsruhe – avvolti nei loro coloratissimi mantelli – dovranno prendere oggi una decisione fondamentale per il futuro del continente. Trentasettemila tedeschi hanno depositato al più alto grado della giustizia teutonica una domanda secca: «Il fondo salva-Stati Esm e il fiscal compact (l’accordo per un’unione più stretta nell’eurozona) sono compatibili con la nostra Costituzione?». Loro – forti per i sondaggi del sostegno del 54% del paese – hanno già una risposta: no. L’Esm – dicono – ha troppa autonomia di intervento e potrebbe costare alla Germania ben più dei 190 miliardi di capitale (su un totale di 500) già garantiti da Angela Merkel. E l’unione fiscale decentra troppo potere dal Bundestag, con il rischio di scaricare sulle spalle dei tedeschi i costi del salvataggio dei paesi più indisciplinati della Ue”.

Intervista di Alessandro Longo a Nichi Vendola:

“Rispetto Monti ma le sue sono diagnosi imprecise e generiche. La crisi sarebbe frutto di decenni di buonismo sociale… Monti non evoca le vere cause, lo strapotere della finanza, il trasferimento della ricchezza dal basso all’alto, la perdita del valore sociale del lavoro. Non si capisce perché mai debba sgorgare all’improvviso la ripresa, dopo aver strozzato il ceto medio e ridotto al minimo il welfare”.

La prima pagina de Il Giornale 12.9.12

Il Giornale 12.9.12

Il Giornale: “Monti si costituisce”. Editoriale di Nicola Porro:

“Ieri il presidente del Consiglio si è costitui­to. Davanti a quel che resta delle imprese tessili italiane ha confessato ciò che da me­si era evidente: «Abbiamo contribuito ad aggravare la crisi economica». Ovviamente il reo confesso ha una sua attenuante: soffriamo oggi per godere domani. Non siamo d’accordo. Il punto è che il gover­no­sta facendo soffrire i privati e non i suoi costo­si e inefficienti apparati. Se il governo Monti, so­lo per fare un esempio, avesse detto in questi me­si: chiudiamo senza indugio le baracche impro­duttive e sovvenzionate dallo Stato (Sulcis e Al­coa, solo per citarne due) e nel contempo abbas­siamo tasse e bollette per gli italiani, avrebbe avuto ragione da vendere. Ma il governo e una buona parte dei suoi ministri, chiaramente in campagna elettorale, fanno i democristiani (senza offesa)”.

Il Fatto Quotidiano: “Trattativa, tutto vero”. Manuale del perfetto pm. Editoriale di Marco Travaglio:

“Breve decalogo del perfetto magistrato imparziale, indipendente, inodore e insapore nell’èra delle Larghissime Intese. 1. Se il Presidente della Repubblica parla al telefono con un politico coinvolto in un’indagine e intercettato, è colpa del pm che l’ha intercettato. Se uno critica il Presidente della Repubblica per quei colloqui, è sempre colpa del pm che li ha intercettati. 2. Se un pm spiega le collusioni della classe dirigente col potere mafioso e invita i cittadini a cambiarla, dipende da dove lo fa: alle feste del Pd o sull ’ Unità va bene, perché dietro c’è un partito di governo; al congresso del Pdci no, perché il partito non è di governo; peggio ancora alla festa del Fatto, che non ha dietro partiti, ma 150 mila firme (troppe: “populismo giudiziario”)”.

La Stampa: “Sindacati, un mese per l’intesa”. Addio Al Qaeda. La nuova paura è la grande crisi. Editoriale di Gianni Riotta:

“Ieri, undicesimo anniversario dell’attacco del terrorismo fondamentalista contro gli Stati Uniti, il «New York Times» non aveva titoli in prima pagina sul massacro al World Trade Center e al Pentagono. Non è dimenticanza o indifferenza. La vita nelle famiglie e la storia nel Paese vanno avanti, fra la lentezza delle singole giornate e la velocità tumultuosa dei lustri. Oggi la vita degli americani, la storia della loro nazione e la campagna elettorale che porterà fra 60 giorni alla Casa Bianca il democratico Barack Obama o il repubblicano Mitt Romney, non sono ipnotizzate da al Qaeda, network del terrore dall’Asia, all’Africa, all’Europa. Incute più paura una diversa ricorrenza di settembre, il 15, che quest’anno cade per la quarta volta: è la data del fallimento per la storica finanziaria Lehman Brothers, da molti considerato giorno d’inizio della più grande crisi economica mondiale dopo il crollo di Borsa 1929”. 

Il team di Grillo e Casaleggio tra i grillini spunta “lo Staff”. Articolo di Jacopo Iacoboni:

Per approfondire: Grillo contro Favia, dopo De Andrè il gelo: “Non lo caccio ma non mi fido”

“C’è una parola nuova nella politica italiana, che finora eravamo abituati a sentire in contesti imprenditoriali, o legati al marketing e alla comunicazione, una parola molto da anni ottanta, molto Milano anni ottanta: lo Staff.
 Nelle ultimissime ore, quelle dello scontro tra Grillo e Favia (parentesi: ieri Beppe sul blog ha assicurato «io non caccio nessuno, ma Favia non ha più la mia fiducia», consapevole che altrimenti ne avrebbe fatto un martire, il che sarebbe francamente comico), colpisce l’uso ripetuto di questa parola nel Movimento cinque stelle. Sia i cosiddetti dissidenti sia gli ortodossi definiscono «lo Staff» – non «la direzione», non «il gruppo dirigente», non «i capi» – l’insieme di persone che lavorano a più stretto contatto con Grillo e Casaleggio”. 

Un credito d’imposta per le infrastrutture. Il Sole 24 Ore: “Sconti fiscali alle start up – Pronti i certificati verdi”. La sfida industriale obbligata. Editoriale di Marco Fortis:

“L’Italia descritta dal comunicato stampa Istat di lunedì scorso, con il Pil in calo tendenziale del 2,6% nel secondo trimestre 2012 rispetto allo scorso anno, ha tenuto banco ieri alla XV edizione di Milano Unica anche negli interventi del presidente del Consiglio Mario Monti e del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. È un’Italia in cui i consumi privati, gelati dall’austerità forzata imposta dalla generale crisi di fiducia sui debiti sovrani, sullo stesso nostro Paese e sull’euro, risultano ormai in calo congiunturale da cinque trimestri consecutivi, con una diminuzione tendenziale nel secondo trimestre 2012 che ha toccato il 3,6%: un calo trimestrale così forte anno su anno non c’era stato nemmeno nel 2008-2009”.

Il Messaggero: “Monti, appello ai sindacati”. La virtù che manca a regioni e comuni. Articolo di Paolo Pombeni:

“Regioni che sprecano risorse a rotta di collo, Comuni che rinunciano a incassare i tributi per calcolo elettorale. Sembra per certi versi di essere tornati all’eterna questione che ha scandito il dibattito sullo sviluppo in Italia: si può fondarlo sulla responsabilità dei cittadini (cioè sull’autogoverno locale) o ci si deve affidare alla razionalità centralizzata dello Stato? Una risposta chiara a questo quesito non è facile darla, tanto più in una stagione in cui le ragioni del cosiddetto federalismo, introdotto in maniera un po’ pasticciata con la riforma del titolo Quinto della Costituzione, si confrontano con l’accusa al governo Monti di essere un esecutivo nelle mani dell’alta burocrazia statale. E allo stesso tempo la crisi del consenso politico spinge i partiti a una ipersensibilità alle pressioni di ogni lobby”.