Conti in Svizzera, lista Falciani con 7mila italiani: Valentino Rossi, Briatore…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Febbraio 2015 8:43 | Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2015 8:43
Conti in Svizzera, lista Falciani con 7mila italiani: Valentino Rossi, Briatore...

Conti in Svizzera, lista Falciani con 7mila italiani: Valentino Rossi, Briatore…

ROMA – Conti anonimi in Svizzera, su cui depositare (anche) soldi frutto di evasione, traffico di armi o di diamanti. Centomila nomi di tutto il mondo, 7mila solo quelli italiani: sono i conti “sospetti” della lista Falciani, un sistema opaco di conti della banca svizzera Hsbc. In tutto un capitale da 100 miliardi di dollari.

La lista Falciani viene svelata, in Italia l’inchiesta giornalistica viene curata da L’Espresso. Tutto ha origine dall’operazione “Swissleaks” del network giornalistico Washington International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). Sono loro a concentrarsi sui documenti raccolti da Hervé Falciani, funzionario italo-francese di Hsbc. Venne arrestato anni fa in Costa Azzurra su richiesta delle autorità svizzere per aver sottratto documenti riservati dalla banca, ma Falciani ha collaborato con i magistrati francesi consegnando gli elenchi dei correntisti.

Detenere un conto in Svizzera non è, ovviamente, un reato di per sé. Ma bisogna fornire le informazioni alle autorità fiscali nazionali. Cosa che non tutti fanno, a maggior ragione se si tratta di denaro “opaco”. E l’attenzione delle autorità è proprio sui quei 100mila conti dubbi, alcuni appartenenti a nomi famosi, cantanti, re e top model. Dalla modella australiana Elle MacPherson agli attori Christian Slater e Joan Collins; dal re di Giordania Abdullah II al monarca del Marocco Mohammed VI; dal nobile arabo Bandar Bin Sultan al principe del Bahrain Salman bin Hamad al Khalifa; dai piloti di Formula Uno Fernando Alonso e Heikki Kovalainen al calciatore Diego Forlan, attaccante dell’Inter nel 2011-12; dalla designer Diane Halfin von Furstenberg al cantante Phil Collins.

Il materiale investigativo è stato studiato da ICIJ e da 45 testate internazionali. Per l’Italia se ne è occupato l’Espresso.

Ci sono infatti alcuni nomi noti tra i 7000 conti italiani sotto indagine. Tra loro lo stilista Valentino. Scrivono Gianluca Di Feo e Leo Sisti su L’Espresso:

Lo stilista e imprenditore Valentino Garavani nel 2000 diventa cliente della HSBC Private Bank. Stando ai dati messi insieme dai reporter di Icij nel 2006/2007 dispone di ben 108,3 milioni di dollari, nascosti nel conto numerato “3326 CR”. Ma chi ne è il proprietario? Ufficialmente Valentino risulterebbe solo “attorney A”, cioè procuratore, insieme a un altro “attorney B”, Marc Bonnant, di Ginevra, famoso legale, tra i tanti, di Licio Gelli e del finanziere Florio Fiorini. Invece, come emerge da un’altra scheda, è proprio il fashion designer il “beneficial owner” di quel “3326 CR”, intestatario di nove conti IBAN. Il deposito, collegato alla “Piles Finance Ltd”, con sede a Tortola nelle British Virgin Islands, ha un “supervisore”, Ronald Feijen, avvocato olandese conosciuto da Valentino durante il negoziato con la Hdp, e da allora diventato suo professionista di fiducia a Londra. Sempre dai file della HSBC si apprende che esistono altre due società, sorte nel 2001 e chiuse nel 2004: Dibag Fashion Development NV-Rub GG e Dibag Fashion Development NV-Rub VG.

Di tutte due sono titolari sia Valentino sia Giancarlo Giammetti, amico e socio di una vita. Ma nel 2006/2007 tutto quello che c’è dentro è stato distribuito a loro due. Proprio nello stesso periodo, la posizione fiscale dello stilista è stata al centro di una disputa con l’Agenzia delle Entrate. Oggetto della contesa la residenza e quindi il regime di tassazione. Valentino ha sostenuto di essere residente a Londra dal 1998 anno in cui vende le sue società alla Hdp di Maurizio Romiti (che nel 2002 cederà tutto alla Marzotto). Gli ispettori fiscali invece sulla base delle indagini ribattono che si trovava a Roma. Infatti, in Gran Bretagna il grande sarto avrebbe solo lo status di “resident not domiciled”, la formula di chi, pur avendo acquisito la residenza sul Tamigi, non manifesta la volontà di restare lì per sempre. Conseguenza: gli sono state contestate, ai fini dell’imposizione fiscale, le annualità dal 2000 al 2006. Ne è nata una trattativa, poi risolta con un atto di pacificazione. Valentino ha versato una somma, mai dichiarata ufficialmente ma nell’ordine di qualche milione di euro, per il periodo 2000-2004. E così ha chiuso ogni pendenza con le nostre autorità tributarie.

L’Espresso parla anche di Valentino Rossi e Flavio Briatore. Entrambi sostengono però di aver chiarito le proprie posizioni con il Fisco italiano:

Anche Valentino Rossi ha avuto i suoi guai con l’erario, che si intrecciano con le vicende della banca elvetica. I sospetti sulla sua residenza londinese hanno provocato un procedimento per evasione, aperto nel 2008 e concluso con un accordo. Alla Hsbc il “Dottore” ha accantonato le sue risorse nel 2003 dietro il conto numerato “Kikiki 62”: 23,9 milioni di dollari. Intervistato da ICIJ, l’avvocato Claudio Sanchioni ha precisato che, sborsando 30 milioni di euro il suo assistito ha definito ogni controversia su conti esteri. Nelle note compilate dai funzionari di Ginevra su Valentino si viene a conoscenza delle sue tendenze finanziarie. Graziano Rossi, il padre, che è anche procuratore di “Kikiki 62”, attesta che il figlio ha una “preferenza per investimenti conservativi”. Tanto spericolato in pista, quanto prudente sulla gestione dei propri soldi.

Per la Hsbc Flavio Briatore, da anni residente all’estero, è un cliente dominato da un grande attivismo. A lui fanno capo nove conti ed è “beneficial owner” di sei di questi, dove nel 2006/2007 “alloggiano” 73 milioni di dollari: Benton Investments Inc., Pinehurst Properties, “27361” (liquidato nel 2005), Adderley Trading Ltd (chiuso nel 2004), Formula FB Business Ltd e GP2 Ltd. Anche l’avvocato di Briatore, Pilippe Ouakra, è stato sentito da ICIJ e commenta: «Il signor Briatore è in grado di confermare che lui e alcune compagnie del suo gruppo – alcune di queste erano operative dalla Svizzera – hanno avuto conti bancari in Svizzera, in un modo perfettamente legale, in conformità con qualunque legge fiscale applicabile».

La banca svizzera Hsnc si difende con una nota scritta:

“La cultura e gli standard dei controlli erano molto più bassi di quanto avviene oggi. La banca ha intrapreso passi significativi per aumentare le verifiche e respingere i clienti che non rispettano i nuovi parametri, inclusi coloro che davano elementi di preoccupazione sul fronte fiscale. Come risultato di questa linea, la base dei clienti dal 2007 si è ridotta di quasi il 70 per cento”.