Ezio Mauro: “Governo Renzi. E poco altro. Auguriamoci che riesca”

di Sergio Carli
Pubblicato il 22 febbraio 2014 10:33 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2014 10:37
Ezio Mauro: "Governo Renzi. E poco altro. Auguriamoci che riesca"

Ezio Mauro. Deluso dal Governo Renzi, ma ancora spera

“È un Governo Renzi, e poco altro”.

C’è della delusione nelle prime parole del commento di Ezio Mauro, direttore di Repubblica, alla lista dei ministri del nuovo Governo a guida Matteo Renzi, come un bambino che, allettato dalla promessa del Paese dei Balocchi, si scopre circondato da giocattoli nuovi sì ma uguali ai vecchi. È il massimo che può scrivere chi ha sostenuto Matteo Renzi al di là di ogni ragionevole dubbio e da persona intellettualmente onesta Ezio Mauro non può trattenersi, anche se non è in grado di esprimere il disappunto, peraltro abbastanza scontato, di tanti italiani, così bene espresso da Marco Travaglio sul Fatto. C’è da chiedersi: ma cosa si aspettava? Prosegue:

“Molte novità, poche personalità”.

Anche qui: ma che si aspettava? Poi paga il biglietto ai due miti imperanti, le donne e i giovani, come fossero garanzia di successo e non di legge di natura:

“Molte donne, finalmente, molti giovani”.

Prosegue Ezio Mauro – e quel che segue è un po’ poco per un Governo da cui ci si aspettano sfracelli:

“Il vero sforzo del Presidente del Consiglio è stato quello di non avere un vice, per formare un governo Renzi e non Renzi-Alfano. Questo risultato riduce l’anomalia di un capo della sinistra che guida un ministero con la destra, mentre l’alleanza di necessità proiettandosi sui quattro anni di legislatura diventa quasi una scelta, dunque una contraddizione per il Pd. Ma Renzi sembra puntare tutte le carte su se stesso, sulla sua energia politica, come se affidasse alla promessa di cambiamento il compito di sciogliere i nodi che la politica non sa sciogliere, compresa la scorciatoia scelta per arrivare a palazzo Chigi”.

Poi la verità:

“Una qualità politica non troppo diversa da quella del governo Letta, come conferma l’alternanza tra Padoan e Saccomanni”.

Con una capacità di rimozione degna di studi internazionali, anche gli italiani più intelligenti e accorti come Ezio Mauro cadono nella rimozione della realtà: gli accordi europei, il patto del fiscal compact non c’è Governo che possa disattenderli, nemmeno Beppe Grillo se mai andasse a Palazzo Chigi. Sono patti firmati all’epoca di Giulio Tremonti, controfirmati con gioia crudele quanto improvvida da Mario Monti, ribaditi senza possibilità di remissione da Enrico Letta. O si rispettano o salta tutto, è inutile illudersi o prendersi in giro:

“Con Padoan e con il pieno appoggio manifestato da Napolitano la linea di politica economica non cambia, ma con un esecutivo su sua misura Renzi si prepara a rinegoziare con l’Europa il rapporto tra crescita e rigore, anche sfruttando in prima persona la guida italiana del semestre europeo”.

Infine il risveglio:

“A questo punto, proprio la cifra “strumentale” del governo espone Renzi come non mai, su tutti i fronti. La responsabilità è totale, il rischio anche. L’acrobata è sul filo, da solo e senza rete. “Auguriamoci che riesca: dopo restano solo i clown degli opposti populismi”.