Fiamma Nirenstein, il gelo della comunità ebraica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 agosto 2015 14:07 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2015 14:07
L'articolo del Fatto Quotidiano

L’articolo del Fatto Quotidiano

ROMA – “Non accade spesso – scrive Gianluca Roselli del Fatto Quotidiano – che una nomina venga accolta da un gelo assoluto da parte della comunità del nominato. È successo, però, con la nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatrice di Israele in Italia. Dalla comunità ebraica, infatti, sono arrivate solo parole di circostanza. Ma il malcontento per la nomina della giornalista è palpabile”.

L’articolo del Fatto Quotidiano: Le uniche parole ufficiali, finora, sono state quelle di Riccardo Pacifici e del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. E le sue sono una sciabolata. “Fiamma Nirenstein? Una bravissima giornalista”, dice Di Segni. Che si può tradurre: sarebbe meglio avessero nominato un altro. “Temo che la Nirenstein possa creare qualche problema di esposizione per la comunità. Basta vedere cosa sta accadendo nei social network da quando si è saputa la notizia”, aggiunge il rabbino.

Le polemiche, infatti, sul web impazzano. Su Facebook è stata addirittura aperta la pagina “No a Fiamma Nirenstein ambasciatrice in Italia”. “Libera di abbandonare la cittadinanza del Paese che ha rappresentato in Parlamento. Ma se proprio l’Italia non le garba più, perché viene a fare l’ambasciatrice qui?”, si legge tra i commenti.

Molto diplomatico, e in ritardo di un giorno, il commento dell’ex presidente della comunità romana, Riccardo Pacifici. “Voglio immaginare che questa designazione rafforzi i rapporti di amicizia tra il nostro Paese e Israele proprio per la grande esperienza sul campo, e non solo come giornalista, di un’amica con cui ho condiviso in passato tante battaglie”, osserva Pacifici.

Dopo la sua elezione a deputata nel 2008 nelle file del Pdl, Nirenstein ha fatto la sua la aliyah- il ritorno degli ebrei nella terra d’origine – prendendo anche il passaporto israeliano. Con la nomina ad ambasciatore, incarico che ricoprirà dal 2016 previo voto (scontato) della Knesset, dovrà rinunciare alla cittadinanza italiana.

Nella comunità romana (una delle più importanti d’Italia visto che conta oltre 15 mila ebrei), dicevamo, la nomina non è stata presa bene. Per diversi motivi: le sue troppe giravolte politiche (prima di essere berlusconiana è stata comunista, socialista craxiana, poi vicina ad Adornato e pure a Gianfranco Fini: fu lei a organizzare il viaggio in Israele dell’ex leader di An), le sue posizioni radicali troppo vicine a quelle di Netanyahu, ma anche perché la sua viene considerata una personalità troppo ingombrante. “Nirenstein non si è certo distinta negli anni per sobrietà (…).