Beppe Grillo fa il test a Di Maio come delfino. Tommaso Ciriaco, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2014 9:19 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2014 9:20
Grillo fa il test a Di Maio come delfino. Tommaso Ciriaco, Repubblica

Grillo fa il test a Di Maio come delfino. Tommaso Ciriaco, Repubblica

ROMA – “Ha occhi solo per lui. Alla vigilia della maratona cinquestelle al Circo Massimo, Beppe Grillo trascorre l’intero pomeriggio con Di Maio, principe ereditario del Movimento – scrive Tommaso Ciriaco di Repubblica – E quando nella hall dell’hotel Forum il cronista lo stuzzica, lui sta al gioco: Perché abbiamo scelto Luigi? L’ho fatto per rovinargli la vita…

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La verità è che nella galassia grillina infuria da tempo la battaglia per la leadership del domani. L’antagonista del prescelto, l’ultima speranza dei dissidenti è infatti Federico Pizzarotti. Escluso dalla scaletta, relegato ai piedi del palco, nella polvere. «Parlerà Nogarin – lo liquida il vicepresidente della Camera – è il più rappresentativo dei nostri sindaci».
A Grillo piace Di Maio. Meglio, lo considera l’unico in grado di reggere il Movimento mentre Gianroberto Casaleggio allenta la presa. Non può permettersi però un esplicito passaggio di testimone, in un attimo scatterebbe la rivolta interna. E allora il comico è costretto a dosare le parole e affidarsi soprattutto ai gesti, incoronando ma non troppo, mentre il diretto interessato schiva i riflettori: «Io leader? Falso, parlerò per ultimo perché sono quello che ha meno da dire».
Non basterà a tenere sotto controllo pattuglie inquiete. I deputati attendono il nuovo inizio, ma “Beppe” è introvabile. In Transatlantico la kermesse è raccontata con una raffica di «boh». «Non so nulla, davvero», allarga le braccia Walter Rizzetto. «Per carità – ragiona Sebastiano Barbanti – sono pronto a ragionare di tutto, ma delle cose bisogna discutere. Altrimenti poi ci si lamenta che la gente fugge… ».
Nel mirino del dissenso è finito pure il nuovo staff della comunicazione. Dopo la clamorosa “cacciata europea” di Claudio Messora, il malcontento si concentra adesso sui “comunicatori” in Parlamento. «Qualche lamentela c’è anche alla Camera e al Senato – attacca Tancredi Turco – converrebbe discutere del problema per provare a risolverlo». E la senatrice Serenella Fucksia, diretta come sempre: «La comunicazione si concentra solo su qualche senatore e qualche deputato. Tutto è monopolizzato da pochi, così il sistema non funziona. Ci sono tante brave persone, per carità, ma così è tutto pilotato». Fucksia, tra l’altro si è anche astenuta sulla fiducia al Jobs act: «Condivido quello che c’è nella delega parola per parola, è l’unica cosa che Renzi ha fatto bene. Il Movimento, in questo caso, non ha fatto un buon servizio ai lavoratori». E sempre a Palazzo Madama non sono mancati i malumori per lo stipendio del capo staff Rocco Casalino, che però spiega: «È di 5 mila euro lordi. A ottomila lordi si arriva con i rimborsi per i viaggi».
Grillo, intanto, riscalda i motori in vista del doppio comizio. A Roma dal pomeriggio di mercoledì, è stato avvistato a un passo dai Fori imperiali alla ricerca di un bancomat. Sul palco concederà un duetto musicale con Edoardo Bennato, poi sferzerà i grillini ancora storditi dalla batosta elettorale: «Non saremo mai un partito. Non abituatevi al Palazzo è la linea anticipata in queste ore – né saremo mai istituzionali. Dobbiamo stare in piazza, tornare sul territorio nei week end». In Parlamento, invece, la nuova frontiera è l’ostruzionismo a oltranza: «Su tutti i provvedimenti», suona la carica Di Battista.
Il vero incubo degli organizzatori è però il flop di partecipazione, assieme al rischio di contestazioni ad opera di militanti delusi. Non è un caso che falchi storici come Riccardo Nuti e Laura Castelli tacciano da mesi. Beppe, però, si mostra sereno. E sfrutta al meglio l’ottobrata romana per una cena scaccia-pensieri nel cuore della Capitale.