Il Giornale: “Il bluff delle tasse ecologiche: solo l’1% usato per l’ambiente”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2013 11:34 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2013 11:35
Ciclone Cleopatra si abbatte sulla Sardegna

Ciclone Cleopatra si abbatte sulla Sardegna (LaPresse)

ROMA – Lo Stato incassa quasi 44 miliardi l’anno, ma finiscono tutti in “spese” varie. Un tesoro che invece, investito in sicurezza, avrebbe potuto evitare questi morti.

Scrive Paolo Bracalini sul Giornale:

C’è una montagna di sol­di per prevenire disa­stri ambientali, quan­do piove più del solito (può ca­pitare, a novembre) e gli argini cedono, i ponti crollano, le montagne si squagliano. Li ver­siamo noi, allo Stato, ogni volta che facciamo benzina, paghia­mo il bollo, saldiamo la bolletta elettrica,immatricoliamo l’au­to o lo scooter, e poi li assicuria­mo. Miliardi di euro in «tasse ambientali», che l’ambiente non lo vedranno mai, perché si fermano prima, inghiottite dal­lo stomaco onnivoro dello Sta­to per finanziare altre spese.

Tasse sulle emissioni di combu­stibili, sulla produzione di ener­gia elettrica, sull’utilizzo di vei­coli a motore, altre eco-tasse (sui sacchetti di plastica, pi­le, oli lubrifi­canti, imbal­laggi, materia­le per costru­zioni), impo­ste sui rifiuti, sulle fognatu­re, sui biglietti aerei. Che fanno tutte insieme 44 miliardi di euro, riscossi ogni anno dallo Stato, enti locali inclusi, con lo scopo (ma solo sulla carta) di proteggere l’ambiente e chi ci vive dentro. Che fine fanno? Sol­tanto l’1% delle imposte ecolo­giche, pari a 448 milioni euro, serve davvero all’ambiente,cal­cola la Cgia di Mestre su dati del­l’Istat. Significa che 43,4 miliar­di circa, prelevati attraverso le imposte cosiddette «green», vengono presi e usati per fare al­tro (coperture finanziarie va­rie). Con l’aggravante che quan­do c’è il disastro, la soluzione classica è aumentare le accise, com’è stato fatto nel 2011 dopo l’alluvione in Liguria e Toscana (più 0,89 centesimi di euro al li­tro di carburante).

(…) Altre tasse, di pertinenza statale, neppure sappiamo di pagarle, come la «sovrimposta di confine sul Gpl»o l’«imposta sugli oli minerali e derivati» (in­cide sul costo della benzina), al­tre le conosciamo benissimo, come l’imposta di bollo per regi­strazione al Pra, il Pubblico regi­stro automobilistico istituito nel 1927 (giace in Parlamento una proposta per abolirlo).

Se i 44 miliardi di tasse am­bientali annue fossero usati per mettere in sicurezza fiumi, argini e valli, è probabile si ri­sparmierebbero disastri. An­che perché, secondo stime Eu­rostat, in Italia le tasse ambien­tali valgono il 2,4% del Pil, con­tro una media europea del 2,3%. Pesano soprattutto quel­le sull’energia, pari al 78,3% (contro il 72% della media euro­pea). Senza calcolare tra que­ste la Tares, nuova imposta sul­lo smaltimento dei rifiuti, che ha preso il posto della Tarsu e della Tia (tariffa di igiene am­bientale). Un’altra mazzata «verde».