Il Giornale: Schettino, Caruso, Scattone. #buonascuola Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2015 13:32 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2015 13:34
Il Giornale: Schettino, Caruso, Scattone. #buonascuola Renzi

L’articolo del Giornale

ROMA – Francesco Schettino, Francesco Caruso e Giovanni Scattone. Giorgia Meloni pubblica sul suo profilo Facebook una foto con i tre personaggi che sono saliti in cattedra, pur avendo avuto problemi con la giustizia. Il titolo scelto non poteva che essere: la #buonascuola di Matteo Renzi.

Nel luglio 2014, infatti, il comandante della Costa Concordia era stato chiamato a parlare agli studenti della Sapienza che frequentavano un master in scienze criminologiche organizzato dalla cattedra di psicopatologia forense della facoltà di Medicina. L’ex leader dei no global Caruso, invece, finito sotto processo per rapina ma anche per “associazione sovversiva e cospirazione contro lo Stato”, ha ottenuto di recente la cattedra in Sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro. Da ultimo c’è Scattone, che ha scontato cinque anni di carcere per l’assassinio della studentessa Marta Russo uccisa nel 1997 nei locali dell’Università la Sapienza, ha ottenuto la cattedra in psicologia all’istituto Einaudi di Roma.

Francesco Curridori per Il Giornale spiega:

Una decisione che oggi, su Repubblica, viene definita “una grande ingiustizia” dalla madre della vittima, Aureliana Russo. “Provo rabbia. Tanta – afferma la signora – in questi anni, già altre volte questa brava persona ha avuto cattedre, come supplente, in istituti romani. Anche al Cavour, la scuola dove andava Marta: ma almeno in quell’occasione ha avuto il buon senso di lasciare l’incarico”. Sebbene Scattone sia stato riabilitato da una sentenza della Cassazione che ha annullato l’interdizione, secondo Aureliana Russo “non può fare l’educatore”. “Io non dico che non debba avere un lavoro – spiega – ma almeno non quello di trasmettere nozioni e valori a ragazzi. Quest’uomo in 18 anni non mi ha mai chiamato, nemmeno una volta, per chiedere scusa, perdono, a me e alla mia famiglia.

Le sembra una persona riabilitata o che abbia capito il suo sbaglio? A me no. Perché oggi Marta avrebbe 40 anni. E l’ultima volta che l’ho potuta abbracciare ne aveva 22″. Aureliana Russo riconosce che il Miur non può nulla dinanzi a una persona che vince un concorso ma chiede a Scattone di essere lui per primo a farsi da parte: “Un buon insegnante, moralmente, deve essere un bravo uomo. E Scattone, malgrado le sentenze che lo riabilitano, resta l’assassino di mia figlia. L’ha uccisa per un gioco, il gioco del cecchino, del tiro al bersaglio, non per un motivo”.