“Le dimissioni di Ratzinger forse non sono valide”, Antonio Socci su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 febbraio 2014 10:23 | Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2014 10:24
"Le dimissioni di Ratzinger forse non sono valide", Antonio Socci su Libero

Ratzinger e Bergoglio (LaPresse)

ROMA – Il “ritiro” di Benedetto XVI si tinge di giallo. Perché emergono “dettagli” che impongono di interrogarsi seriamente sulla sua effettiva validità canonica.

Scrive Antonio Socci su Libero:

(…) L’11 febbraio 2013 Ratzinger l’annunciò solennemente «ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà». Non è ammissibile dubitare delle sue parole, quindi il suo fu un gesto libero. Tuttavia per ottenere una decisione in tal senso si può premere in molti modi. Non necessariamente con un’imposizione diretta. C’è chi ha avanzato l’ipotesi che il Papa abbia sentito ventilare eventi catastrofici per la Chiesa che, in cuor suo, riteneva di poter scongiurare facendosi da parte. In questo caso avrebbe preso liberamente la sua decisione, ma quanto sarebbe valido il suo ritiro? Il problema della validità canonica delle sue dimissioni è enorme.

L’invalidità infatti – secondo alcuni canonisti – non riguarda solo il caso di costrizione, ma è da discutere anche in altri casi. Per esempio ci si può domandare se il Pontefice in cuor suo ha messo nella decisione il concorso della volontà, cioè se si è ritirato – oltreché esteriormente – anche interiormente. Sembra una questione aleatoria,ma nelle cose di Dio il cuore, che Lui solo vede, è determinante. Infatti perfino per i sacramenti è necessario questo requisito. Nella consacrazione dell’eucaristia ci vuole materia, forma e intenzione: se manca anche solo uno di questi elementi il sacramento è invalido. Per esempio se manca l’intenzione interiore del sacerdote di consacrare, se egli formula le parole ma non ha l’inten – zione di consacrare, la consacrazione non è valida.

Benedetto XVI si è ritirato anche interiormente? Oltre al linguaggio delle parole c’è quello dei gesti. Quello che vediamo è che ha scelto di continuare a stare «nel recinto di Pietro », di vestire in abito bianco, di definirsi «Papa emerito» e di continuare a chiamarsi Benedetto XVI (si firma così). Inoltre ha rifiutato il cambiamento del suo stemma che lo riportava a cardinale, tenendo ancora quello con le chiavi di Pietro. Il Vaticano ha fatto sapere che Benedetto «preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la sua rinuncia al Ministero Petrino». Sappiamo che nellaChiesa c’è anche il “magistero tacito” . Forse questo è il caso. E di certo Benedetto è in accordo con Francesco. Un bel mistero.