Libero: “Così Grasso e Boldrini spendono 6 milioni per controllare i conti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 dicembre 2013 10:06 | Ultimo aggiornamento: 31 dicembre 2013 10:06
Libero: "Così Grasso e Boldrini spendono 6 milioni per controllare i conti"

Il presidente Piero Grasso

ROMA – Franco Bechis all’attacco di Piero Grasso e Laura Boldrini. Secondo il giornalista di Libero i due presidenti delle Camere promettono di tagliare ma quando è il dunque non solo non lo fanno ma spendono 6 milioni di euro per… controllare le spese. Un “giochino”, lo definisce Bechis.

La vicenda è semplice: Grasso e Boldrini cercano tre economisti specializzati che si occupino di controllare in modo rigoroso tutte le spese. A ogni uscita deve corrispondere entrata e/o copertura di spesa. Fin qui tutto bene.

Solo che per Bechis è uno spreco:

Chiunque fosse interessato alla missione  potrà inviare il proprio curriculum alla Camera o al Senato entro il prossimo 20 gennaio 2014. I tre prescelti formeranno il Consiglio dell’ufficio parlamentare di bilancio, previsto dalla legge attuativa del nuovo articolo 81 della Costituzione che obbliga al pareggio di bilancio. In sostanza dovranno fare i cani da guardia della spesa pubblica, controllando che ad ogni uscita corrisponda una entrata che la possa permettere. I loro consiglio dovrebbero dunque fare risparmiare lo Stato come spesso non riesce a fare da solo. Per questo sembra grottesco che prima ancora di iniziare siano proprio loro a fare lievitare la spesa pubblica. Perché per il funzionamento del consiglio sono stati stanziati già nella legge di bilancio per il 2014 ben 6 milioni di euro. 

Serviranno a pagare la prestazione dei tre economisti, ma anche a varare un nuovo carrozzone su cui dovranno presiedere. Il consiglio potrà fare 30 assunzioni infatti nel 2014 e dal 2017 potrà incrementare i propri organici di altre 10 unità. Sia la Camera che il Senato per altro hanno ottimi uffici studi, in cui buona parte degli assunti sono destinati al servizio bilancio interno. Fanno già oggi egregiamente le pulci alle relazioni tecniche dei provvedimenti governativi e pure a quelli presentati da singoli parlamentari o gruppi. Sarebbero perfetti per quel compito, con il vantaggio di essere già in carico alla amministrazione. 

Secondo Libero è un modo inutile di gonfiare il numero di incarichi pubblici:

Camera e Senato hanno bilanci fuori misura rispetto a tutte le analoghe istituzioni nel resto del mondo occidentale, e organici che sono in media il doppio o il triplo di quelli presenti negli altri Parlamenti della Ue. Sarebbe stata un’occasione d’oro per utilizzare risorse preziose non spendendo un centesimo, e trasferendo su questa mini-authority bicamerale una piccola parte dei costi dei due rami del Parlamento. Era la cosa più ovvia e naturale, e non è accaduta: Boldrini, Grasso e gran parte dei gruppi parlamentari si riempono la bocca di slogan sui tagli ai costi della politica, salvo poi non tagliare un fico secco. I costi invece lieviteranno anche grazie all’istituzione dell’ennesimo inutile carrozzone, che per 3 milioni sarà pagato dalla Camera e per 3 milioni dal Senato ogni anno. Siccome un carrozzone che si rispetti dovrà avere la sua bella struttura stabile e inamovibile, oltre ai 3 economisti che lo presiederanno, verrà nominato un direttore della baracca da scegliere fra i 30 nuovi assunti.

Per i 3 posti al top bisognerà avere una laurea nelle materie economiche, essere cittadini della Ue, godere di tutti i diritti politici e civili, non essere mai stati licenziati da una pubblica amministrazione italiana o da quella di un paese Ue, non avere conflitti di interessi o carichi giudiziari pendenti, conoscere inglese e italiano scritti e parlati e infine (la cosa più importante) avere nel curriculum già 10 anni di esperienza dal 1993 ad oggi nella finanza pubblica e materie collegate presso istituzioni pubbliche o private, nazionali o internazionali. I 30 dipendenti (fra cui il direttore generale) saranno assunti a tempo indeterminato attraverso concorso pubblico o a selezione diretta con un contratto a tempo determinato triennale rinnovabile per altri tre anni. Possono anche essere chiamati dipendenti di amministrazioni pubbliche che a quel punto verrebbero messi fuori ruolo.