Rassegna Stampa

Scalfari e Peppino di Capri: “Non è (più) peccato”. Papa Francesco: “Mai detto”

Scalfari e Peppino di Capri: "Non è (più) peccato. Papa Francesco: "Mai detto"

Eugenio Scalfari come Peppino di Capri: “Non è (più) peccato”.

Peccato o non peccato? Il 2014 si è aperto su questo interrogativo, lanciato da Eugenio Scalfari su Repubblica: il Papa Francesco, sostiene Scalfari, ha annullato il peccato e lo ha detto proprio a lui. Il peccato appartiene al passato, Papa Francesco, Pontefice rivoluzionario, ha voltato pagina.

Quindi, nella libera traduzione di noi peccatori: liberi tutti?

Su questo si è scatenata una aspra polemica, guidata dal portavoce del Vaticano, Padre Federico Lombardi e sostenuta da testate che tradizionalmente non amano molto Scalfari, Giornale e Libero.

A sostegno di Scalfari, è emerso dal passato Peppino di Capri, che ha accompagnato i teneri baci di almeno tre generazioni di adolescenti, sostenendo che davvero “Nun è peccato“.

Ma forse non è dal peccato delle effusioni amorose, caste e innocenti quando la canzone uscì, forse oggi un po’ meno tali, da cui Peppino di Capri ci assolve, quello da cui non ci vuole liberare Papa Francesco. Anche se poi per due millenni l’attenzione maggiore dei sacerdoti cristiani di tutte le chiese è stato in realtà soprattutto quello sessuale, più facile da capire per le masse di contadini che popolavano il mondo, il peccato è una condizione molto più sfuggente  e insinuante  e più difficile da definire di una semplice pugnetta.

È lì dove il demonio agisce in campo libero, nel campo del potere, della superbia, dell’invidia, della mancanza di carità, della avarizia e avidità.

Il Demonio non tenta Gesù con delle danzatrici del ventre ma sul dominio temporale. Adamo ed Eva furono cacciati per avere voluto sapere qualcosa di troppo, non per aver fatto l’amore.

Scalfari si è addentrato nei sentieri scoscesi della teologia e della metafisica, impresa che qualche secolo fa lo avrebbe portato diritto al rogo a Campo dei Fiori, pur essendo lui indiscutibilmente uno dei più grandi giornalisti e pionieri di tutti i tempi, con i Pulitzer, Hearst, Sultzberger, Beaverbrook, King, Cudlipp e altri fondatori di giornali del XIX e XX secolo.

Nel suo editoriale della domenica, oltre duemila parole, Eugenio Scalfari aveva affermato che Papa Francesco

““di fatto ha abolito il peccato”,[…] concetto eminentemente teologico, trasgressione di un divieto, quindi colpa”.

Non è vero che il Papa ha abolito il peccato si è affrettato a fare sapere padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, parlando alla Radio Vaticana e affidando la sintesi all’Ansa:

“Il fatto che Scalfari abbia dedicato di nuovo un lungo editoriale a Papa Francesco e al suo insegnamento è un segno della grande attenzione che lui, ma oltre a lui, l’intero mondo laico, sta dedicando al Papa. E questo è certamente un segno positivo anche di un dialogo con il mondo laico, che il Papa ha saputo avviare. Per quanto riguarda, però, alcuni contenuti di questo articolo, è giusto fare qualche considerazione, anzitutto su questa affermazione che il Papa abbia abolito il peccato”.

‘Certamente, non è pertinente, anzi chi segue veramente il Papa giorno per giorno sa quante volte egli parli del peccato, parli della nostra condizione di peccatori e, anzi, proprio il messaggio della misericordia di Dio, che Scalfari mette in rilievo, e che è fondamentale, e che certamente il Papa ha messo al centro del suo annuncio del Vangelo, si capisce tanto più profondamente quanto più si comprende la realtà del peccato”. 

Il Giornale di Berlusconi ci ha, come si dice, inzuppato il biscotto:

“La saggezza popolare milanese con­siglia a ciascuno, con la massima «ofelèe, fa el to mestèe »(«pasticcere,occupati del tuo la­voro »), di concentrarsi sulle materie che co­nosce meglio.

“E fa impressione quando a meritarsi il brusco, seppure implicito, rim­provero del proverbio ambrosiano non è, per esempio, un giovane neurochirurgo (o ingegnere o ebanista) che pretenda di inse­gnare a un idraulico (o poliziotto o controllore di volo) come aggiustare un tubo (o condurre un’indagine o interpreta­re un segnale radar).

“Ma un uomo fatto e finito che sa come va il mondo. E fa impressione, quin­di, che Eugenio Scalfari sia stato platealmente smentito dall’idraulico in questio­ne.

“Ovvero da padre Lombardi, che di teolo­gia, l’oggetto dell’edito­riale di Sc­alfari pubblica­to domenica scorsa da Repubblica, un po’ se ne intende.Sicuramente più dell’ex diretto­re del quotidiano romano, oltre tutto «non credente» dichiarato.

“Con paternalistica iro­nia manzoniana, Lombardi ha spiegato che dire che il Papa abbia abolito il peccato «non è pertinente». «Anzi – ha aggiunto – , chi se­gue veramente il Papa giorno per giorno sa quante volte egli parli del peccato».

“Al deca­no dei giornalisti italiani è toccata pure una lezione di giornalismo. Però da un collega e parigrado. Lombardi è stato direttore di Ra­dio vaticana” .

Ma Eugenio Scalfari viaggia a un palmo e forse anche qualche pollice sopra i suoi detrattori e non si arrende. Con tono sereno, con la saggezza di un uomo che sta per compiere 90 anni e vede il mondo in una dimensione diversa dal resto dell’umanità, forse nella dimensione di chi, nella contemplazione del pit stop finale, sta modificando la sua concezione di Dio e dell Fede, Scalfari riconosce che, nelle parole di Padre Lombardi c’è

“una netta smentita all’ipotesi da me formulata che il Papa abbia abolito il peccato. Questa ipotesi è ovviamente una mia interpretazione la quale tuttavia è da me accompagnata da una constatazione”.

Da quanto ha scritto, per Scalfari

“risulta evidente che il Papa non abolisce il peccato se la persona umana, sia pure in punto di morte, non si pente e la mia conclusione, come già citato sopra, è appunto quella che “un Papa cattolico non può andare oltre”.

“Da questo punto di vista Padre Lombardi ed io la pensiamo allo stesso modo.

“Perché tuttavia io penso che Papa Francesco abbia abolito di fatto il peccato? Ho cercato di spiegarlo sottolineando che nel momento stesso in cui il Papa pone come condizione alla conquista della grazia il pentimento, riafferma tuttavia la libertà di coscienza e cioè il libero arbitrio che Dio riconosce all’uomo. Se, a differenza di tutte le altre creature viventi, la nostra specie è consapevole della propria libertà, è il Creatore che gliel’ha consentita.

“La libertà di coscienza fa dunque parte integrante del disegno divino. Il Dio mosaico punisce chi esercita la sua libertà. punisce Adamo ed Eva cacciandoli dal Paradiso terrestre, punisce Caino e i suoidiscendenti, punisce l’umanità intera con il diluvio universale.

“Quanto a Gesù (che sia figlio di Dio o figlio dell’uomo) è comunque incarnato e sente dentro di sé le virtù, i dolori e le tentazioni della carne, altrimenti non si misurerebbe col demonio nei quaranta giorni che passa nel deserto per respingerle.

“Ma soprattutto non accetterebbe il martirio e la crocifissione assumendosi tutte le colpe degli uomini per ripristinare l’alleanza con Dio. Il Papa cattolico ha come limite tradizionale la punizione di chi non si pente ma a mio avviso la supera nel momento in cui l’uomo esercita la sua libertà di coscienza. La libertà di coscienza fa parte dunque del disegno divino. Sua Santità ha rivendicato come suo autore preferito il Dostoevskij dei Fratelli Karamazov.

“Padre Lombardi certamente ben conosce le pagine sul Grande Inquisitore e certamente le conosce Papa Francesco. Il rapporto tra il Bene e il Male è dunque molto aperto in chi discute con i non credenti.

“Mi permetto tuttavia di segnalare a Padre Lombardi la chiusura del mio articolo di domenica che qui desidero riportare testualmente: “La predicazione di Gesù ci riguarda, l’amore per il prossimo ci riguarda, le diseguaglianze intollerabili ci riguardano. Un Papa rivoluzionario ci riguarda e il relativismo di aprirsi al dialogo con altre culture ci riguarda. Questa è la nostra vocazione al Bene che dobbiamo perseguire con costante proposito””.

 

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