Lo spartiacque dei democratici. Stefano Folli, La Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 9:21 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 9:21
Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – “È stata una direzione del Pd che a suo modo segna uno spartiacque – scrive Stefano Folli su Repubblica – A causa del clima interno, per la frattura netta — e tuttavia priva di conseguenze drammatiche — fra le correnti sulla legge elettorale. Ma anche per il clima esterno: le inchieste giudiziarie, l’arresto del sindaco di Ischia, le cooperative coinvolte con accuse pesanti. È una coincidenza, senza dubbio, ma carica di simbologie”.

L’articolo di Stefano Folli: È come se il vecchio partito nato venticinque anni fa dalla consunzione del Pci, via via arricchito dall’innesto di altri filoni culturali, a cominciare dalla sinistra cattolica, passato attraverso l’esperimento dell’Ulivo prodiano e infine sfociato nel Partito Democratico, avesse concluso la sua parabola. La legge elettorale che il premier-segretario sta imponendo con inesorabile determinazione crea di fatto un altro soggetto politico, centrato su di una leadership forte e pronto a portare in Parlamento, quando sarà il momento, una cospicua rappresentanza della nuova Italia renziana. Il cambio di passo annichilisce i sopravvissuti delle stagioni trascorse, li cancella come protagonisti e persino comprimari del dibattito politico. Li lascia in campo fino al 2018 (o meglio, fin quando durerà l’attuale legislatura), ma solo come testimoni del passato. Inoltre li costringe ad assistere al lento smantellamento di un sistema di potere.
Comunque si voglia giudicarle nel merito, infatti, le iniziative della magistratura hanno un retrogusto politico: colpiscono un certo mondo della sinistra fatto di quadri locali, di piccoli e medi amministratori connessi, in forma diretta o indiretta, alla rete delle cooperative. Si ipotizzano reati, talvolta anche gravi, che riempiono le cronache. Ma il significato è più ampio, va al di là della singola indagine giudiziaria. In realtà si incrinano le fondamenta del «sistema». Un sistema privo nella maggior parte dei casi di risvolti illeciti, ma espressione di un vecchio rapporto fra il partito e i centri economici. Tale rapporto viene messo in discussione, un passo alla volta, dall’avanzata del «renzismo». Ed è l’aspetto più rilevante. Ma poi gli arresti, gli indagati, le notizie di tangenti fanno capire quanto possa essere rapida la crisi dell’antico assetto (…).