Lucio Chiavenago (Life): “Tutta l’Italia è con noi Letta se ne deve andare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2013 - 10:29 OLTRE 6 MESI FA

chiavenagoROMA – Con la poca voce che gli è rimasta Lucio Chiavega­to, storico presidente della Life (Liberi imprenditori federalisti europei), lancia il suo grido di battaglia mentre sta percorren­do su e giù l’Italia per dare ani­ma, corpo e coraggio alle variega­te truppe dell­a protesta più varie­gata che si sia mai registrata. Tut­ti uniti, autotrasportatori, agri­coltori, impiegati, operai, disoc­cupati, contro i politici del malaf­fare, le vessazioni, le tasse e le leg­gi strangola­imprese.

L’intervista di Gabriele Villa sul Giornale:

Soddisfatto di come stanno andando le cose, Chiavega­to?

«Soddisfatto? Direi quasi com­mosso. Più perdo la voce e più so­no felice. Più mi sento sfinito e più mi accorgo di avere attorno il calore e l’entu­siasmo della gente, la gente qualunque che mi sta e ci sta dando la ca­rica per anda­re avanti. Men­tre le parlo sto andando da La Spezia a Par­ma, ebbene sto incontrando ovunque bloc­chi, presìdi, gruppi di gente di ogni strato sociale che ha deciso, spontaneamente, di affiancare chi vuole soltanto che in Italia tor­ni l’equità e la giustizia. Ed equi­tà non vuol dire Equitalia inten­diamoci ».

Mi racconta le ultime novità dal suo quartier generale, il presidio di Soave?

«Siamo circa otto-novecento persone ogni giorno. E ogni gior­no se ne aggiungono di nuove. Arriva gente al mattino a portarci la colazione e alla sera a portarci pizze, vino, caffè caldo. Gente di cui non sappiamo nemmeno il nome. Gente che ha un lavoro o che l’ha perso.Gente che non ha ancora problemi per arrivare a fi­ne mese ma che sa che, se si avan­ti così, presto i problemi arrive­ranno. Persino le forze dell’ordi­ne solidarizzano con noi. Perché sanno che noi non li consideria­mo nemici. Sono come noi, han­no stipendi da fame, fermi da set­te anni mentre i loro generali banchettano e si indicizzano gli stipendi d’oro».

Non pensa che qualcuno vo­glia, come dire, mettere, il cappello su questa prote­sta?

«Bella domanda. Che mi aiuta subito a chiarire un paio di cose. Vede questa non è la protesta del movimento dei Forconi o del Li­beri imprenditori, o degli auto­trasportatori. È la protesta del po­polo italiano. Questa è l’etichet­ta che bisogna mettere. Perché è la protesta più trasversale che si potesse mai immaginare. Per­ché tutti siamo stufi. Non siamo dei facinorosi, dei violenti. Alfa­no ha fatto la sua ennesima figu­ra penosa cercando di bollare la nostra protesta in questo modo, facendoci passare per degli irre­sponsabili violenti. Ha dimostra­to, ancora una volta, di non capi­re che cosa sta accadendo in Ita­lia e che cosa accadrà se non ver­ranno prese subito delle contro­misure che vadano incontro dav­vero ai bisogni della gente».

L’assedio ai palazzi del pote­re che cosa potrà portare?

«Sarà il primo colpo di piccone alla casta e ai suoi privilegi. A que­sto sis­tema stratificato di ingiusti­zie che arricchisce solo chi fa fin­ta di occuparsi di noi, gente co­mune. Pensi che da domani, nel nostro presidio di Soave, arrive­ranno anche gli ambulanti. Si aprirà un vero e proprio mercato equo e solidale, una sorta di zona franca dove tutti potranno com­prare di tutto senza che si venga depredati con tasse e gabelle va­rie » (…)