Marcello Foa, Giovanni Valentini avverte: “Un’anatra zoppa alla guida della Rai”

di Redazione blitz
Pubblicato il 5 agosto 2018 6:23 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2018 13:38
marcello foa

Marcello Foa (Ansa)

“Un’anatra zoppa alla guida della tv pubblica” è il titolo dell’articolo [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] di Giovanni Valentini su Il Fatto Quotidiano.

Neppure ai tempi del regime televisivo berlusconiano avevamo assistito a una tale occupazione “manu militari” della Rai, come quella che sta mettendo in atto ora la maggioranza giallo-verde. Il servizio pubblico radiotelevisivo rischia di diventare così un feudo del governo e in particolare della Lega, un partito che alle ultime elezioni s’è presentato insieme a Forza Italia e ha raccolto da solo il 17,3%. Per quanto i sondaggi gli attribuiscano oggi una quota intorno al 30%, si tratta pur sempre di un consenso virtuale che dovrà essere verificato alle prossime politiche. E in ogni caso, la rottura della coalizione depotenzia e delegittima il risultato ottenuto dal Carroccio il 4 marzo scorso anche in forza di quella alleanza, ridimensionando il potere contrattuale di Matteo Salvini rispetto ai nuovi partner del Movimento 5 Stelle.

È un colpo di mano, un atto di arroganza politica e istituzionale, quello con cui lo schieramento giallo-verde pretende adesso di mantenere alla guida della Rai il candidato leghista, Marcello Foa, bocciato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza a cui spetta per legge la nomina con la maggioranza qualificata dei due terzi. In primo luogo, perché quello è –per definizione – un ruolo di garanzia e come tale appunto dovrebbe essere attribuito all’opposizione: così fu, infatti, durante il ventennio di Sua Emittenza. Se la legge consente a Foa di esercitare provvisoriamente questa funzione, in quanto consigliere d’amministrazione anziano, la dignità e la decenza dovrebbero impedirglielo: tanto più che lui è uno dei due membri indicati dal governo, mentre la presidenza è invece di nomina parlamentare.

In secondo luogo, la figura professionale di Foa non corrisponde a quelle caratteristiche di imparzialità che sono richieste per garantire “super partes” il pluralismo dell’informazione e quello culturale del servizio pubblico, finanziato da tutti i cittadini attraverso il canone d’abbonamento. Si può dire, anzi, che il paladino leghista è legittimamente un uomo di parte, schierato apertamente sulle posizioni più oltranziste del Carroccio: no vax, no euro e ultrà di Putin […]

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