Rassegna Stampa

Marò, Bonino contro La Russa. Pasticcio per la fregola di imbarcare militari

Emma Bonino

Emma Bonino

ROMA, 28 GEN – Marò, Bonino contro La Russa. Pasticcio per la fregola di imbarcare militari. “Sul caso dei due marò quelli che oggi si agitano tanto, sono proprio all’origine del caso” ha detto ieri il ministro degli Esteri Emma Bonino rispondendo alle critiche per poi aggiungere: “Perché Salvatore Girone e Massimiliano Latorre si trovavano a bordo del mercantile in virtù di un decreto che prevedeva la presenza di militari su navi civili, senza stabilire per bene la linea di comando”.

Dunque, le basi del pasticciaccio – scrive Antonella Rampino sulla Stampa – stan tutte in due documenti: il decreto legge del 12 luglio 2011, che rende possibile imbarcare militari italiani su navi civili, e la convenzione che la Difesa e la Confitarma firmano pochi mesi dopo, l’11 ottobre. Alle spalle, una forte polemica che aveva opposto l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini all’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa. Frattini, magistrato di formazione e con alle spalle una vita nelle funzioni pubbliche, aveva avvertito il collega che premeva perché sulle navi mercantili fossero imbarcati militari, e non semplici guardie armate: se succede qualcosa, poi ci andrà di mezzo tutto lo Stato italiano, perché i militari rappresentano lo Stato italiano. Le fonti, all’epoca, raccontarono che Ignazio La Russa riflettè su quell’argomento. Ma poi accantonò i dubbi, e ruppe gli indugi: il governo Berlusconi prese la decisione. «Un grave errore politico» disse Lorenzo Forcieri, che da sottosegretario alla Difesa del governo Prodi contribuì a creare apposite regole di ingaggio per la missione in Libano del 2006, «io quando me lo proposero dissi di no, non si possono equiparare i nostri militari ai contractor privati, le conseguenze adesso le pagano i due marò». Per non dire che l’Italia è l’unico Paese occidentale che l’ha reso possibile.

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