Rai, Campo Dall’Orto si siede ma… Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 agosto 2015 12:58 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2015 12:58
L'articolo del Fatto Quotidiano

L’articolo del Fatto Quotidiano

ROMA – “Il patto del Nazareno, il patto di Viale Mazzini e, adesso, il patto del quartiere Parioli (con la verdura) – scrive Carlo Tecce del Fatto Quotidiano – A pranzo è più gradevole. E fra crostate, vongole e prosecco esiste un’antologia, un’ampia gamma di patti e di piatti. Così il presidente Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, in un ristorante pariolino di Roma (esclusiva del nostro sito, ndr), hanno assaggiato lo schema che Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno cucinato per il futuro del servizio pubblico Rai. Con un ingrediente essenziale: la condivisione del potere, o meglio la spartizione”.

L’ex capo di La7, osannato per le invenzioni editoriali e liquidato da Telecom per le voragini in bilancio (oltre 100 milioni di perdite l’anno), deve subito costruire un’affinità con la Maggioni, in teoria indicata dal fiorentino, in pratica promossa dopo i colloqui tra Maria Elena Boschi e sua eminenza Gianni Letta.

Campo Dall’Orto ha un desiderio: che la riforma di Viale Mazzini, approvata a palazzo Madama e adesso trasmessa a Montecitorio, entri presto in vigore. Perché ha bisogno dei più comodi poteri di amministratore delegato, per sfuggire a qualsiasi intromissione del presidente Maggioni in un Cda di modesta caratura televisiva e con i numeri renziani non proprio stabili.

Il guaio per Campo Dall’Orto è che l’ingresso in Viale Mazzini avviene dopo che l’ex Cavaliere e l’amico Matteo hanno già apparecchiato le nomine di settembre: sarà circondato dai vice Giancarlo Leone e Luigi De Siervo, uomini esperti non neofiti; dovrà consultare Forza Italia per le nuove testate che accorpano i telegiornali e generano infernali macchine da notizie (o da propaganda) e poi repulisti ai vertici dei canali (già in uscita Andrea Vianello da Rai3). Siccome l’informazione, spesso manipolata, è l’ossessione dei politici, Campo Dall’Orto deve cominciare dai tg.

In Rai c’è il terrore che circoli un documento (un papello), frutto dell’accordo fra Letta – Boschi con la collaborazione di Luca Lotti, che contiene il profilo dei prossimi direttori. Per adesso è soltanto una suggestione, ma è un metro di misura pure il terrore. Maggioni è già vittima dell’adorazione delle agenzie di stampa, che ieri mattina segnalavano il suo arrivo in ufficio quasi in anticipo rispetto al sorgere del sole. Più che ai lazzi, Campo Dall’Orto deve badare ai conti, territorio assai impervio ai tempi di La7. Luigi Gubitosi lascia una Rai con un debito finanziario di 315 milioni di euro (in calo di 125 sul precedente esercizio), molto più leggero però sempre impressionante, e la quotazione di Rai Way che ha rastrellato 280 milioni, ma è un’operazione che non può avere repliche. Nonostante i mondiali in Brasile e le Olimpiadi in Russia, la raccolta pubblicitaria 2014 è stata di 675 milioni di euro e quest’anno è destinata a calare.

Il canone (1,7 miliardi) è una fonte di ricavi necessaria per la sopravvivenza di Viale Mazzini, ma è soffocato da un’evasione fiscale del 27 per cento; e il prelievo di 150 milioni di euro imposto dal governo l’ha tramortito. Il Tesoro succhierà ancora denaro dalla tassa che pagano agli abbonati, ma per il 2015 non ci sarà il rimedio di una quotazione. Che fare, vendere una rete?

Ora non è più un problema di Gubitosi, ma sarà un tormento per Campo Dall’Orto, che da anni studia da dg Rai. A lui Renzi ha commissionato l’analisi degli illustri pareri per scrivere la riforma (una mezza pantomima); per lui il governo ha elaborato l’emendamento che consente di trasformare il direttore generale in amministratore delegato col mandato in corso. Campo Dall’Orto è diffidente di natura e la Maggioni è presenzialista di professione. Dunque stamattina, ore 10 in punto, riunione con i dirigenti di Viale Mazzini nell’enorme e polverosa sala degli Arazzi.