“Scalfari fa il catechismo anche a Papa Francesco” – Maurizio Caverzan, Giornale

Pubblicato il 31 dicembre 2013 8:18 | Ultimo aggiornamento: 31 dicembre 2013 0:00
"Scalfari fa il catechismo anche a Papa Francesco" - Maurizio Caverzan, Giornale

Papa Francesco. Secondo Scalfari ha abolito il peccato

Pontefice rivoluziona­rio, Papa Francesco «di fatto ha abolito il pecca­to ».  L’affermazione, o meglio la rivelazione, è di Eugenio Scalfari ma la cosa non va a Maurizio Caverzan del Giornale di Berlusconi:

Eugenio Scalfari, novello teo­logo, ieratico portatore di una canutissima barba, […] dopo un bignamino della sto­ria della salvezza e, a seguire, del­la storia della Chiesa narrata at­traverso il Dio del Vecchio testa­mento, nel suo pontificale di [domenica 29 dicembre su Repubblica] ha decretato motu pro­prio che, nonostante molte inno­vazioni, «un Papa che abolisse il peccato ancora non si era visto». Questa abolizione, garantisce, […] avverrebbe attraver­so due strumenti: «Identificando il Dio cristiano rivelato da Cristo con l’amore, la misericordia e il perdono. E poi attribuendo alla persona umana piena libertà di coscienza». Ecco perché, secon­do il Fondatore, «Francesco è un Pontefice rivoluzionario».

“Che dire, se non che […]  è un assoluto ma­cello quando si vuol discettare sul cristianesimo, mettendo tra parentesi Gesù Cristo? Scalfari r­i­conosce che argomento centrale del magistero francescano sono la misericordia e il perdono divi­ni. Bene: ma che bisogno ci sareb­be di tutta questa misericordia se il peccato fosse abolito? Che cosa avrebbe necessità di perdonare, il Padreterno, in assenza di pecca­to? Abbiamo appena celebrato il Natale, ovvero l’incarnazione del Figlio di Dio. Peccato e perdo­no sono inscindibili. E hanno si­gnificato in una relazione d’amo­re, la tenerezza di cui parla inces­santemente il Papa. Non a caso, fin dal primissimo Angelus (17 marzo) dopo la sua elezione, Ber­goglio insiste sulla confessione e su un «Dio che non si stanca mai di perdonarci». E non a caso i pri­mi indicatori del cosiddetto «ef­fetto Francesco » sottolineano un aumento del ricorso al sacramen­to della penitenza.

“Se il peccato fosse un optional, una fissa di qualche prelato più rigido di al­tri, la stessa venuta di Cristo sa­rebbe stata inutile.

“Detto ciò, per farla bre­ve, bisogna fare attenzione a scambiare il pecca­to con il senso di colpa, che un’idea moralistica della fede e troppa psicologia ci hanno incul­cato. Ancora, sintesi finale, se fos­se vera «l’abolizione del pecca­to », Francesco sarebbe un ereti­co.

“Non che sia la prima volta che qualcuno lo adombra. […] Far fuori Gesù Cristo quando si parla di religione fa prendere una par­te per il tutto. E trasforma l’espe­rienza cristiana in un reticolato di comandamenti e apparati, co­me avviene, per esempio, in am­bienti tradizionalisti. Oppure, co­me abbiamo visto di recente nel­la destra cattolica americana, può far accusare di marxismo il Papa. Al contrario, nel mondo te­odem, si tende a spianare tutto. E a fabbricarsi su misura un cristia­nesimo liquido e relativista. Nel quale si esagera il ruolo dell’arbi­trio individuale e della coscien­za. Per poter continuare a scam­biare Dio con l’Io”.