Sicurezza stadi, i club in rivolta. Urbano Cairo: “Parliamone”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2014 11:34 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2014 11:35
Sicurezza stadi, i club in rivolta. Urbano Cairo: "Parliamone"

Urbano Cairo (LaPresse)

TORINO – Urbano Cairo, editore di D più e della tv La 7 e anche proprietario della squadra di calcio del Torino è tra i pochissimi che non hanno bocciato l’idea di Matteo Renzi di fare pagare alle società calcistiche le spese della sicurezza.

Intervistato da Stefano Carina per il Messaggero, Urbano Cairo ha detto: “E’ una proposta che va analizzata nella sua interezza. Così, su due piedi, non saprei dare una risposta immediata e tra l’altro non sono il tipo che dice no a priori».

Ha timore che a quel punto i costi per i club possano diventare insostenibili?

«Vorrei ricordare che le società contribuiscono già con un numero rilevante di stewards. Di media, noi del Torino, in casa abbiamo 15-18mila spettatori a partita e gli steward variano dai 250 ai 270. Parliamo, dunque, di uno ogni 70 persone e questi per noi sono già costi importanti».

Nulla a che vedere però con le spese con le quali è alle prese lo Stato. Uno steward viene retribuito mediamente 40 euro mentre per ogni campionato, secondo calcoli fatti da fonti del ministero dell’Interno, lo Stato spende 20 milioni per garantire l’ordine pubblico negli stadi: 18 per le indennità degli agenti impegnati, due per i mezzi e il carburante.

«Ne sono consapevole. Partendo dal presupposto che il mondo del calcio già dà molto allo Stato dal punto di vista della contribuzione e della tassazione (quantificato recentemente dal presidente della Federazione gioco calcio, Abete, in un miliardo di euro, ndr) se sono proposte che vengono ragionate e condivise, dico perché no? Come c’è stato un incremento dei costi con l’introduzione degli steward possiamo anche ampliarli. Dunque aspettiamo di essere convocati da Renzi e vedremo».

Pensa che quella contro la violenza sia una battaglia che Stato e mondo del calcio possono vincere?

«Il problema è che se da un lato bisogna garantire la sicurezza negli stadi e fuori, dall’altro non si può pensare di farlo esclusivamente con la presenza di agenti. Va svolto un lavoro a monte, a livello ambientale. Vediamo ad esempio quello che accade in Inghilterra, Germania, Francia o in Spagna, e proviamo a vedere quali sono i modelli che già funzionano».

Ieri il sindacato di Polizia, ha chiesto «di spezzare il filo rosso di connivenze e complicità che esiste con i settori più caldi del tifo organizzato» (tra l’altro già vietato dall’articolo 8 della legge 41 del 2007). Lei ha mai subito pressioni di questo tipo?

«Non ho problematiche di questo genere con la tifoseria del Torino e le parla una persona che ha vissuto momenti difficili dovendo subire più di una contestazione. Quando entri nel calcio sei consapevole che è un’altalena ma tutto, o quasi, dipende dai risultati».