Rassegna Stampa

Smartphone, l’allarme dell’Ue. “App hanno costi nascosti. E inganno i minori”

Smartphone, l'allarme dell'Ue. "App hanno costi nascosti. E inganno i minori"

Smartphone, l’allarme dell’Ue. “App hanno costi nascosti. E inganno i minori”

ROMA  – Le applicazioni che quotidianamente scarichiamo sui nostri smartphone hanno “costi nascosti”, e “ingannano i minori”. E’ questo l’allarme lanciato dall’Unione Europea.

Scrive Aldo Fontanarosa su Repubblica:

Credevi che la app fosse gratis, perché così lei si era presentata; invece hai sganciato un sacco di euro senza neanche capire come e quando. I trucchi delle app sanguisuga allarmano la Commissione Ue che ha convocato a Bruxelles, ieri e giovedì, i rappresentanti di tutte le autorità nazionali di garanzia (inclusa la nostra Antitrust) per organizzare una qualche difesa. La trappola è la più antica del mondo: quella del cavallo di Troia. Accendi il tablet, ti colleghi a un negozio virtuale di app e ne scarichi alcune, magari per far giocare i tuoi ragazzi. Costo dell’operazione, zero euro. Le app sono gratuite. Poi il tablet passa a tuo figlio che comincia a divertirsi e a cliccare su varie frecce luccicanti senza capire che le sue dita innocenti stanno accedendo ai contenuti “premium” della app. Contenuti che si pagano.
In teoria, il negozio virtuale dovrebbe chiederti la password e il consenso ogni volta che una tua azione sul tablet comporta un esborso di denaro. Ma evidentemente ci sono tante app che succhiano i soldi senza avvisare — cavalli di Troia della nostra era — se migliaia di famiglie protestano presso le autorità nazionali di garanzia e la stessa Commissione europea. Dice Viviane Reding, commissario Ue per la Giustizia, alquanto alterata: «Dall’industria delle app mi aspetto risposte concrete all’allarme, sia nostro sia delle famiglie ». Un sondaggio della “Bitkom” valuta in un milione gli utilizzatori di app che hanno tra i 9 e i 19 anni in Germania. E il numero non cambia molto, in Italia. La società “Distimo” calcola invece che le imprese delle apphanno un fatturato annuo di 10 miliardi, qui in Europa. E l’80% di questi ricavi arriva proprio dagli acquisti “in-app”. Sono soldi che noi paghiamo (con carta di credito) quando cominciamo a navigare dentro la app e a fruire dei suoi servizi. Le app sono gratuite, i servizi interni invece no. Ora, buona parte di questo denaro ci viene tolta con il nostro benestare e in modo lecito. Ma una fetta è il bottino succulento delle applicazioni sanguisuga.
L’Antitrust inglese (Uk Office of Fair Trading) ha avvistato perprima il problema. E le sue regole piacciono a Bruxelles, che le indica ad esempio alle altre autorità nazionali. Gli inglesi sono severi, nel loro documento. Parlano di «abuso della credulità» dei minori, anche piccolissimi. Di «pratiche commerciali violente ». Di «finti giochi» che sono invece l’esca per strappare un clic ed estorcere dei soldi «senza esplicita autorizzazione del genitore ». Quindi gli inglesi mettono in campo i primi anticorpi. Chi tenterà di scaricare un’app, subito si troverà di fronte un cartello con le regole della partita: se spari alla papera è gratis, se spari al gabbiano paghi. Nessuna sterlina, poi, uscirà dal conto senza che mamma e papà abbiano digitato sul tablet la loro magica password. Giusto. E se ora provassimo a tutelare anche i nostri euro?
To Top