Strade buie e impianti chiusi. La bancarotta di Viareggio. Marco Imarisio, Corriere della Sera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Ottobre 2014 14:17 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2014 14:17
Strade buie e impianti chiusi. La bancarotta di Viareggio. Marco Imarisio, Corriere della Sera

Strade buie e impianti chiusi. La bancarotta di Viareggio. Marco Imarisio, Corriere della Sera

ROMA – “E poi non ne rimase nessuno – scrive Marco Imarisio del Corriere della Sera – Dopo ventisei dimissioni da assessori e dirigenti pubblici sono arrivate anche quelle del sindaco Leonardo Betti, per mettere fine allo stillicidio di liti, ribellioni e opportunismi che da mesi faceva da contrappunto all’agonia di una città”.

L’articolo completo:

C’era una volta il carnevale di Viareggio, e forse ci sarà ancora, ma solo per grazia ricevuta. Prima della dichiarazione di dissesto e del tutti a casa che farà da preludio all’arrivo di un commissario prefettizio, uno degli ultimi atti del sindaco era stato quello di buttarsi a pietà presso il governatore Enrico Rossi. «Dammi una mano». Ammesso che si faccia, sarà un Carnevale magro, anch’esso commissariato e sotto tutela della Regione Toscana, che di viareggino avrà giusto le insegne, e chi conosce il carattere orgoglioso degli indigeni può immaginarne l’entusiasmo. A ogni temporale il viale del lungomare si trasforma in succursale del medesimo, con le vie laterali che diventano canali d’acqua capaci di inghiottire le auto di passaggio. Negli ultimi due mesi hanno chiuso il teatro Jenco, la sala convegni di Palazzo delle Muse, la piscina comunale e gli altri impianti sportivi. La Fondazione del Festival Pucciniano è tenuta in vita solo dalle premurose cure della Regione. Il servizio di scuolabus è sospeso. E il peggio deve venire. La fama internazionale fa spesso dimenticare quanto è piccola questa città, solo 64 mila abitanti. E quanto ormai è abbandonata a se stessa.
Viareggio è la rappresentazione di tutto quel che non si deve fare nell’amministrazione del bene comune. Le ridotte dimensioni rendono ancora più incredibili i numeri che hanno portato alla bancarotta. Il buco è di 56 milioni di euro, un’enormità, frutto di disavanzi che dal 2006 a oggi sono sempre cresciuti, come se il passato recente non avesse valore contabile. Certo, le giunte degli ultimi vent’anni, centrosinistra e centrodestra, non si sono fatte mancare nulla, dai capannoni del mercato dei fiori (1 milione di euro) mai usati, fino allo sputo in faccia alla miseria simbolizzato da dieci chioschi di legno colorato (380.000 euro) utilizzati per gli stand del Carnevale e poi abbandonati senza un perché, adducendo ragioni estetiche, dopo tre anni. Ma l’impresa di accumulare un debito così esagerato non sarebbe stata realizzabile senza il contributo delle società partecipate. Ce ne sono 14, con ramificazioni in altre 12 società miste, e chi vuole fare un gioco di parole sulla città dei carri e quella dei carrozzoni ha mano libera.
La riscossione di multe e tributi era affidata a Viareggio Patrimonio che in questi anni si è sempre contraddistinta per la sinistra tendenza ad accumulare «residui attivi» ovvero somme che spettano al Comune ma che per misteriose ragioni restano alla casella di partenza. Le riscossioni non versate al 31 dicembre 2013 ammontavano a 27,1 milioni di euro ma la scorsa settimana, davanti alla prospettiva del dissesto e all’azzeramento di ogni carica, Viareggio Patrimonio, che ha un disavanzo di 14 milioni, ha annunciato la bellezza di altri 103 milioni da incassare. Betti, che avrebbe avuto ogni interesse a fare suo quel gruzzolo virtuale, ha declinato l’omaggio, catalogando la novità alla voce finanza creativa.
Nessuno è innocente, secondo i revisori dei conti inviati da Roma. Nessuno si è mai preoccupato, chissà perché, di creare «un adeguato sistema di controllo sulle partecipate e la loro disastrata situazione economico-finanziaria». Tutti o quasi hanno preferito tamponare l’assenza di controllo sulla spesa corrente sbandierando entrate straordinarie derivate da immaginifiche operazioni immobiliari-amministrative che mai avrebbero visto la luce. Come i pensionamenti anticipati del personale del Comune annunciati il 5 agosto poco prima del redde rationem con la Corte dei conti, frutto di una delibera che dopo le proteste dei diretti interessati è subito finita su un binario morto. «Ci vorranno 10-15 anni per tornare alla normalità» dice Betti, renziano della prima ora. Il sindaco ha venti giorni per rifare una giunta ed evitare l’insediamento del commissario. Può farcela solo con l’aiuto dell’ala sinistra del Pd e di Sel, unite dallo scarso entusiasmo per un futuro di soli sacrifici, a cominciare dall’aumento obbligatorio della Tasi al 2,5 per mille e di tutte le altre tasse comunali. A Viareggio la nuova settimana si apre con gli scioperi dei lavoratori delle partecipate e prosegue con l’assemblea convocata per spiegare ai cittadini l’impatto della parola dissesto sulle loro vite. Sul lungomare la luce dei lampioni è sempre più bassa, le strade sono quasi al buio. La città del Carnevale si prepara a una lunga Quaresima.