Tennis, Sara Errani italiana in finale: a Roma non succedeva da 64 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Maggio 2014 9:33 | Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2014 9:33
Tennis, Sara Errani italiana in finale: a Roma non succedeva da 64 anni prima pagina Gazzetta dello Sport

Tennis, Sara Errani italiana in finale: a Roma non succedeva da 64 anni
prima pagina Gazzetta dello Sport

ROMA – Sara Errani è in finale agli Internazionali di Tennis di Roma dove sfiderà Serena Williams. Un’italiana in finale a Roma non succedeva da ben 64 anni. Oggi è una giornata storica per il movimento tennistico azzurro. La Gazzetta dello Sport celebra questa impresa in prima pagina in un articolo a firma di Vincenzo Martucci che riporteremo di seguito per la nostra rassegna stampa quotidiana.

“Figlia, sorella, amica, ragazza normale. Aspettando il miracolo, oggi, contro Serena Williams, la piccola-grande Sara Errani va in Paradiso, e con lei Roma, l’Italia e il tennis degli umani. L’incredibile lottatrice romagnola fa leva su cervello, coraggio, gambe e varietà tecnica, così bissa l’impresa contro la numero 2 del mondo Li Na, domando anche la 8, Jelena Jankovic, e riporta un’azzurra in finale agli Internazionali d’Italia addirittura da Lucia Valerio nel 1935. Ci perdonino Raffaella Reggi, regina nel 1985 nell’edizione dimessa del torneo, peraltro a Taranto, e Annelies Ullstein Bossi Bellani, campionessa nel 1950, tedesca di nascita e italiana per matrimonio. Ma Saretta merita il record, sperando che rinnovi, finalmente, l’unico trionfo tutto italiano, a Roma, sempre della grande Valerio, nel 1931 (a Milano).

Perfezione La regina degli Australian Open di gennaio, Li, ha aiutato, venerdì, l’impresa italiana dei quarti, con 52 errori gratuiti. «Ma l’ho anche spinta io a sbagliare, standole sempre attaccata», si ribella Saretta. La regina di Roma 2007 e 2008, Jankovic («Altra avversaria difficilissima, sbaglia meno, dovevo essere brava io a chiudere i punti, ed essere più forte da fondo»), regala il proprio servizio (50% appena di punti con la prima) e non attacca con pazienza e continuità quello dell’allieva di Pablo Lozano. Parliamo di un’operazione complicata, un gesto spezzato, con la racchetta che rimane fino alla fine dietro la testa prima dell’impatto con la palla in ricaduta dopo il lancio. Un calvario per i 10mila del Centrale che assistono in silenziosa – sì, proprio così – apprensione a tutta la complicata liturgia e, soprattutto, alla ricaduta della palla di là del net col conta-chilometri sempre a bassissimo regime. «Ho servito peggio di venerdì».

Folla «A Parigi ho fatto qualcosa di inaspettato, ma a Roma è stato incredibile, non mi era mai successo di sentire il pubblico così vicino. Da brividi. Mi sono sforzata per restare concentrata sul gioco e non farmi prendere dall’euforia». La gente è con lei perché poi, subito dopo quel delicatissimo colpo, Sara scatena tutti i cilindri del motore sviluppando velocità, potenza e, soprattutto, angolazioni e idee appassionanti. Il primo set – perfetto – è dedicato nella trasformazione del micidiale rovescio lungolinea della serba di scuola Bollettieri in un boomerang di dritto incrociato ad aprirsi inesorabilmente il campo una, due, tre, troppe volte. Frastornando la rigenerata numero 8 del mondo con tutto il campionario della casa, fino a rispolverare la smorzata – infruttuosa contro la cinese – ,a volano del 4-2 con la serba. Che poi è anche un uppercut alle certezze di Jelena, sempre più frustrata e spazientita dalla personalità di Saretta che recita: «Mai sentita una “top 10”, figurati se mi sento una “top 5”». Ma che in realtà, dietro, è fortissima: «L’avevo battuta al Masters, mi sentivo carica, sapevo che mi dà quell’attimo di respiro e mi lascia giocare quello che voglio».

“Pausa «Io non ho paura» sembra dire così ogni colpo di Saretta che firma il 6-3 caricando il pubblico un po’ incerto davanti a quell’impari lotta fra una super-atleta e la tenace ragazza di casa. Che infatti, dopo 64 minuti di massima concentrazione, avverte un po’ di stanchezza («Non di testa, fisica, o forse è stato per via del vento»), sbaglia stranamente tre palle facili sull’1-1 e scivola in un attimo 1-4, abbracciandosi inutilmente alle smorzate e poi chiedendo aiuto al coach in campo. Solo coi suggerimenti del suo zen master («Mi ha consigliato di concentrarmi punto su punto e mi ha assicurato che sarebbe andata bene»), Saretta torna Sara a colpi di dritto, e ravviva impetuosa la fiamma anche nella folla con la stop volley di rovescio e con due risposte. La delusissima Jankovic si lamenta e sbaglia, ed entra nella spirale della perdente, l’implacabile Errani torna padrona dello scambio profondo, con variazioni incrociate e lungolinea, rimonta e sorpassa, serve per il match sul 5-4, accusa i quattro cazzotti serbi del 5-5, ma scatta ancora 6-5 e stavolta chiude dopo un’ora 48 minuti, non a caso con quattro sparacchiate di Jelena e appena 11 errori gratuiti della Errani (4 nel secondo set).

Serena «Ho fatto SERENAMENTE il tifo per Ivanovic», scherza la nostra Sara che vede evaporare in tre set anche una buona Ana Ivanovic. «Con Serena ci si prova. E’ ovvio che è una giocatrice che se sta al 100% non ti fa giocare, è impossibile. Punterò sul fatto che non sia al 100% e io cercherò di fare il massimo». Ci ha perso 6 volte su 6 senza mai prenderle un set. Coraggio, figlia, sorella, amica e ragazza normale”.