“Vergogna, in nessun Paese un killer ha tanti privilegi”. Stefano Zurlo sul Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2013 11:34 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2013 11:35
gagliano

Gagliano

ROMA – “Che vergogna, in nessun Paese un assassino ha tanti privilegi”. Scrive Stefano Zurlo sul Giornale. E aggiunge: “Nonostante fosse un serial killer, ha approfittato di ripetuti permessi premio per evadere cinque volte. Ennesima conferma che la nostra giustizia è malata.”

È la solita Italia: ciascuno va per conto suo e tutti insieme vanno allo sbaraglio. Il cittadi­no medio si chiede come sia possibile che a un personaggio come Gagliano sia stato con­cesso un permesso premio. Ma è una doman­da vana: il direttore del carcere non sapeva di avere a che fare con un serial-killer, ma con un rapinatore. Eh sì, perchè Gagliano aveva più di una virtù: nel suo curriculum ci sono omicidi,rapine,estorsioni,possesso di stupe­facenti. E invece a Marassi sapevano solo un pezzo del suo prestigioso pedigree e, a quan­to pare, pure il magistrato di sorveglianza co­nosceva solo uno spicchio del suo tenebroso passato. E poi era seguito da un pool di esperti che aveva certificato l’immancabile cambia­mento; peccato che per le forze dell’ordine in­vece Gagliano sia molto pericoloso. E in effet­ti ha bloccato uno sventurato automobilista sventolandogli una pistola.

Insomma, tutto e il contrario di tutto. Ap­prossimazione. Superficialità. La solita corni­ce dolciastra di buonismo che tanti guasti ha provocato nel nostro Paese. Difetti di comuni­cazionenellacatenaburocratica, semprefar­raginosa. Sono i soliti, quasi incredibili pro­blemi dell’Italia che è entrata nel ventunesi­mo secolo con la coda ancorata all’epoca bor­bonica. Attenzione: Bartolomeo Gagliano ha massacrato una prostituta sfondandole il cra­nio con una pietra. Poi ha ammazzato un tran­sessuale e un travestito. E in una carriera sen­za freni in cui non si è fatto mancare niente, ma proprio niente,era già evaso:dall’ospeda­le psichiatrico di Montelupo Fiorentino.

Risultato: gli hanno dato pure il permesso. E lui l’ha allargato, recuperando la libertà. Davvero, e senza voler buttare la croce addos­so a qualcuno, cascano le braccia. Troppe co­se, troppi passaggi non tornano.È facile pre­vedere un’indagine, magari pure un’ispezio­ne che in Italia non si nega a nessuno, poi at­tenderemo con muta rassegnazione la prossi­ma fuga. Intendiamoci: nessuno vuole mette­re in discussio­ne i meriti della riforma Gozzi­ni e la straordinaria utilità del lavoro esterno e nemmeno si vuole mettere fra parentesi il pe­noso stato delle carceri italiane, con la conse­guente politica emergenziale che ha portato giusto l’altro ieri all’ennesimo decreto “svuo­ta carceri“. Solo che questi drammi paiono pagliuzze davanti a una vicenda del genere: un cumulo di contraddizioni insanabili. Una sconfitta per tutto l’apparato repressivo.L’en­nesima conferma che ciascuno di noi, sui marciapiedi delle città, può imbattersi in un pericolo pubblico, mascherato, ma neanche poi tanto, da agnello. E gentilmente accom­pagnato al portone della prigione, fra perizie, consulenze, infermità mentali accertate da una moltitudine di esperti (…)