Videomessaggio Berlusconi, Gramellini, Travaglio e Vauro: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 settembre 2013 8:57 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 8:57

Il Corriere della Sera: “Berlusconi attacca ma salva il governo.” Lo strano caso Telecom Italia. Editoriale di Daniele Manca:

“Telecom Italia: siamo qui ancora una volta a occuparci e preoccuparci del suo destino. Un tempo era tra le grandi società di telefonia al mondo, oggi appare soltanto come una possibile preda di gruppi esteri. Non ce ne vogliano i difensori a oltranza del mercato «che fa sempre la scelta giusta», in questo caso non è avvenuto.
Privatizzata nel 1997 è stata oggetto di scalate fatte a debito e passaggi di mano che l’hanno sfibrata. Dovrebbe oggi essere in prima linea nel fornire un’infrastruttura decisiva per lo sviluppo del Paese, è invece alle prese con una valorizzazione di Borsa di poco più di 8 miliardi, un debito di 40 con per di più le agenzie di rating che minacciano di declassarlo a «spazzatura».
Tra i candidati più accreditati come potenziale socio di riferimento o acquirente ci sono gli spagnoli di Telefonica. Si tratta di un altro gruppo non meno esposto finanziariamente e che non sta certo viaggiando a velocità spedita. È frenato dalla crisi spagnola e da un Brasile che inizia a rallentare. Deve fare fronte poi a un debito pari a 51 miliardi.
Entrambe le società sono decisive nel campo dell’innovazione per i rispettivi Paesi e mercati. Il tema Telecom Italia ha due aspetti: uno societario e quindi di sostenibilità finanziaria e industriale, l’altro relativo al servizio che offre, a quello che fa.
La situazione del mercato delle telecomunicazioni nel mondo indica che si andrà sicuramente verso un consolidamento a tratti feroce tra i gruppi del settore. Il caso di Vodafone che sceglie di vendere la sua partecipazione nell’americana Verizon per 130 miliardi e contemporaneamente crescere acquisendo in Germania ne è un esempio.”

Nel video attacco ai giudici “Leader anche senza seggio”. Articolo di Paola Di Caro:

“Un attacco durissimo ai magistrati, e al Pd dei quali sono «il braccio giudiziario» usato per eliminarlo. L’assicurazione che resterà in campo anche se gli voteranno la decadenza perché «non è il seggio che fa un leader», e assieme la chiamata alle armi (politiche) rivolta al suo popolo, perché si «ribelli», scenda «in campo» e aderisca alla nuova Forza Italia che rappresenta «l’ultima chiamata prima della catastrofe». C’è tutto questo, con toni accorati e di sfida, nell’attesissimo videomessaggio di Silvio Berlusconi, diffuso ieri alle 18 dopo le ultime modifiche che non ne hanno modificato sostanzialmente il messaggio. Ma non c’è quello che i più falchi avrebbero voluto, e che le colombe temevano: lo sfratto, o comunque l’avviso di sfratto, al governo.”

Dal «miracolo» alla “catastrofe”. L’epopea di Silvio. Senza più sorrisi. Scrive Pierluigi Battista:

“Il governo, per ora, è salvo. Berlusconi ha cominciato addirittura annunciando che i «suoi» ministri si sarebbero mesi di gran lena per uscire dal buio della crisi economica: vasto programma, bisogno di tempi lunghissimi. Ma Enrico Letta non può stare tranquillo. Se Berlusconi vuole allontanare il sospetto di trascinare il governo nel gorgo delle sue vicissitudini personali, e vuole dissipare le perplessità che già stanno frastornando il suo elettorato, sottolinea però che la cifra della «nuova» Forza Italia sarà quella del «partito di lotta». Letta dovrà destreggiarsi tra gli scogli che il centrodestra gli piazzerà lungo il percorso. Se si sommano a quelli che ogni giorno vengono scaraventati dal Pd (anche ieri, con Epifani nella parte dell’incendiario sottratta per un giorno a Renzi), gli ostacoli sulla strada del governo renderanno a Letta la vita complicatissima. E se la linea di attacco frontale alla magistratura sarà il leit-motiv dei prossimi mesi, sarà difficile per chi ha le redini delle istituzioni, a Palazzo Chigi, ma anche al Quirinale, evitare l’urto drammatico, la guerra totale. Berlusconi ha chiamato il suo popolo alla «ribellione». L’espressione è forte, anche in senso figurato. Allarga le fratture. Chiama alla mobilitazione indignata.”

La prima pagina di Repubblica: “Resto il leader anche se decado.”

La Stampa: “Berlusconi sfida giudici e Pd.” Così finiscono le larghe intese. Editoriale di Marcello Sorgi:

“È come se tutt’insieme il governo fosse già caduto e la campagna elettorale ricominciata, purtroppo, con i suoi toni di sempre. Non importa che Berlusconi, negli oltre sedici minuti della sua apparizione tv a reti quasi unificate, abbia accortamente evitato di minacciare la crisi e sia arrivato a dare per scontata la sua decadenza da senatore. Il videomessaggio con cui il Cavaliere è riemerso dal lungo esilio estivo di Arcore, per rilanciare, sai che novità, Forza Italia, ha reso esplicito quel che già s’intuiva: la breve stagione delle larghe intese è finita con la decisione del Pd di schierarsi con M5S e Sel, per chiudere la carriera parlamentare del leader del centrodestra condannato in Cassazione.”

Il Buongiorno di Massimo Gramellini: “Non video più”

Leggi qui: Massimo Gramellini, Buongiorno sulla Stampa: “Berlusconi? Non video più”

Il messia sfinito e la tentazione della “bella morte”. Articolo di Mattia Feltri:

“Tutto ciò che rimane ancora in movimento sono le mani. Non gliele tieni, le allarga sconsolato, se le batte a ripetizione sul cuore. Unisce pollice e indice ed è il mirino che gli è stato puntato contro. E poi l’indice va verso la telecamera: è te che voglio, dice febbrile. Un frullare animoso nella fissità ormai eterna, e in mezzo c’è lui, Silvio Berlusconi, riemerso dalle offese e dalle umiliazioni. È attorno a sé, sfigurato dall’ingiustizia e dall’odio, che chiama a raccolta il popolo, lo vuole indignato, ribelle, vuole che reagisca, che si faccia sentire in suo nome perché è col suo nome che coincide la libertà. Nel millesimo video addobbato di libri, di foto dei figli e dei nipoti, di tende e di soprammobili argentei, di ammiccamenti scenografici dell’altro secolo, la volontà irriducibile e disperata è di diffondere un carisma ormai quasi immobile. Non c’è una parola nuova. Una suggestione. Un colpo di residuo genio. Niente che esca dal clima da derby in cui siamo immersi da due decenni. Non c’è la compostezza del messaggio del gennaio 1994 quando, alla durezza dei toni, Berlusconi aveva contrapposto una voce suadente, una postura solida, un sorriso che saliva di lato a testimoniare una serenità agguerrita. Tutto ciò che di Berlusconi abbiamo oggi davanti è una figura disunita che pronuncia un discorso disunito, in cui prevale il rancore, l’incredulità per un passato che lui rivendica impeccabile, anzi glorioso, e che va riscattato dal fango del quale è stato inzaccherato. Non c’era in un quarto d’ora di monologo una sola promessa, una visione, un progetto, un’idea per affrontare la crisi e dare risposte agli interlocutori europei, se mai gliene volesse dare. C’era invece una chiamata alle armi dai contorni ampollosi, ridondanti, volutamente teatrali. «Scendi in campo anche tu», ha detto. Ancora: «Diventa un missionario della libertà», in un ribaltamento spettacolare dell’epitaffio di Bettino Craxi, per il quale «la mia libertà equivale alla mia vita». Qui no, qui la libertà di Berlusconi equivale alla vita nostra, nientemeno, perché «Dio ha creato l’uomo e lo ha voluto libero». La questione è questa, dunque. È una questione altissima, ben altro che politica: siamo ai confini del trascendente, alla mobilitazione dal malinteso senso messianico. Dobbiamo essere missionari per un’esplosione di sentimento, per uno scatto d’orgoglio non più rinviabile, perché l’ingiustizia sta travolgendo lui e pertanto sta travolgendo tutto. È Berlusconi stesso che ne prende atto, infila gli occhi nella telecamera, quegli occhietti ormai disarmati dalla disastrosa battaglia contro gli anni, due fessure che si inumidiscono, la voce incrinata dalla commozione, come succede sempre più spesso.”

Mosca stoppa la risoluzione L’America prepara il piano B. Dal corrispondente Paolo Mastrolilli:

“Le distanze sulla risoluzione Onu per disarmare la Siria sono ancora molto significative, al punto che la finalizzazione dell’accordo tra Usa e Russia rischia di essere rimandata a dopo l’apertura dell’Assemblea Generale, se non saltare del tutto. Si capisce dal testo su cui stanno lavorando i diplomatici di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, e dalla reazione apertamente negativa di Mosca. La precondizione per applicare il piano concordato a Ginevra dal segretario di Stato Kerry e dal ministro degli Esteri Lavrov è che la Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons approvi il framework, perché poi toccherà ai suoi esperti andare sul terreno per trovare e distruggere le armi chimiche. Nei giorni scorsi ci sono stati problemi, ma ora la Opcw sta discutendo un nuovo testo, che potrebbe essere approvato entro domani. A quel punto il Consiglio di Sicurezza dovrebbe incardinarlo nella risoluzione che ha lo scopo di dare legittimità all’intera operazione.”

Il Fatto Quotidiano: “Videoeversione.”

La prima pagina: Il Fatto Quotidiano, prima pagina su Berlusconi: “Videoeversione”

L’editoriale di Marco Travaglio: Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Videomessaggio Berlusconi, 1,3 balle al minuto”

La vignetta di Vauro

Leggi qui: Videomessaggio Berlusconi, la vignetta di Vauro con Giorgio Napolitano

Il Giornale: “Scendete in campo.” Editoriale di Marcello Veneziani:

Io sono tra quelli che dicono basta. Basta parlare sempre e solo di Berlusconi, ba­sta dividere il mondo tra berlusconiani eantiberlusconiani. Vorrei voltare pagi­na, dichiarare conclusa un’epoca, un ciclo. Ho nausea, vorrei occuparmi d’altro e di altro mi occupo. Ci sono molte più cose in cielo e in terra, in patria e nell’anima nostra, che sono più urgenti, più alte, più divertenti. Né falchi né colombe, preferisco le aquile e le farfalle. Vorrei che di decadenza si occupassero gli sto­rici e i filosofi per quel che riguarda la civiltà e i gerontologi per quel che concerne le singole persone. Ma non passa giorno che non si acca­niscano la puntigliosa ferocia, il bestiale livo­re, per massacrare e smontare a pezzi Berlu­sconi e tutto quel che attiene a lui.
Accerchiato e bastonato come mai era acca­duto, con una quantità di sentenze, indagini, perquisizioni senza precedenti e una conver­genza precisa, meticolosa, di processi e con­danne, una cronologia da ordigno di alta preci­sione, trattato come il peggiore criminale del­la storia, io mi chiedo come faccia Berlusconi a non esplodere, dare in escandescenza, com­piere un atto clamoroso o definitivo. Mettete­vi nei suoi panni, comunque la pensiate e qua­lunque giudizio abbiate su di lui. Sarebbe più onesta una sventagliata di mitra o un espro­prio proletario che uno scempio del genere. Ad asfaltarlo ci pensano loro, non il para-cool Matteo Renzi.
Da troppo tempo assistiamo inermi e disgu­stati a un’atroce, infinita corrida con una curva che esulta a ogni spada che lo trafigge, a ogni banderilla conficcata sul suo dorso ferito. Una mattanza che non ha proporzioni con la realtà, un’ordalia barbarica dove il giudizio di Dio è so­stituito dal giudizio dei magistrati. È un linciag­gio che grida vendetta e ho orrore a dirlo, per­ché detesto le vendette, le grida e le guerre civi­li, preferirei battermi per difendere interessi ge­nerali e principi condivisi. È un’istigazione allo scontro finale e a me non piacerebbe né scende­re in guerra per questa causa né restare neutra­le. Non vorrei scegliere tra il vile e il servile.”