Youth, Giovinezza, Scalfari guarda Sorrentino e pensa a Thomas Mann

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Maggio 2015 7:09 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2015 18:21
Youth, Giovinezza, Scalfari guarda Sorrentino e pensa a Thomas Mann

La locandina di Youth

ROMA – Giovinezza e vecchiaia si intrecciano davanti a Eugenio Scalfari improvvisato critico cinematografico di alto livello per raccontare i suoi sentimenti alla proiezione del film “Youth” di Paolo Sorrentino in concorso a Cannes. “Youth”, in italiano si chiama giovinezza ma che un po’ il mercato e un po’ il provincialismo fanno dire in inglese. O forse anche il timore di urticare sensibilità ancor vive col ricordo dell’inno del fascismo e di un’altra “Giovinezza”.

L’articolo di Eugenio Scalfari è uscito su Repubblica del 17 maggio e si intitola “Guardando la Giovinezza dalla montagna incantata” come il romanzo di Thomas Mann La montagna incantata, ” uno dei suoi più affascinanti romanzi”. “Il film di Sorrentino si intitola La giovinezza ma in realtà il suo tema è la vecchiaia”, chiarisce Eugenio Scalfari, che ha appena compiuto 91 anni

 “Il protagonista è un vecchio impersonato da un bravissimo e assai conosciuto attore inglese che si chiama Michael Caine (nel film Fred) e dal suo amico, l’americano Harvey Keitel (nel film Mick). Le donne coprotagoniste sono tre: Jane Fonda, l’attrice-feticcio di Mick-Keitel; la figlia di Fred, Rachel Weisz e una Miss Universo, interpretata da Madalina Ghenea, bella e sexy che più non si può, che è poco più che una comparsa da guardare e ammirare per come la natura l’ha scolpita. Il luogo dove si svolge è una spa ai piedi delle montagne svizzere, con una splendida natura di campagna alpina. Non è stato scelto per caso, era l’albergo, che esiste veramente, dove è ambientato La montagna incantata. Il tema che mi sta a cuore: la vecchiaia e la giovinezza, come la prima guarda e giudica la seconda e viceversa, come il passato si confronta con il presente ed entrambi con il futuro, come infine da questi confronti emergano gioia e sofferenza, bugie e verità, desideri e rimpianti. Insomma la vita. E la morte e la sua immagine. Sto scrivendo un libro su questo tema che sarà pubblicato tra qualche mese ed ecco perché il film di Sorrentino mi riguarda sia come autore sia come persona gravata da un’anagrafe piuttosto pesante che può essere cambiata ma certo non sconfitta. Ed ecco il primo confronto affrontato nel film: la natura del tempo. Il tempo scorre dentro di noi con una velocità assai variabile. Per i giovani scorre oggettivamente in fretta: il neonato cresce con grande velocità, prende conoscenza inconsapevole di quanto lo circonda e quella velocità aumenta e raggiunge il suo massimo quando diventa bambino e la conoscenza emerge ed aumenta insieme alla sua struttura fisica. La velocità oggettiva diventa anche soggettiva, nel senso che il bambino e poi il ragazzo e poi l’adolescente, non solo crescono ma si vedono crescere, vogliono crescere, non sono affatto interessati al loro passato ma soltanto al loro presente. Ancora non immaginano il futuro fin quando non spunta quella che a me sembra la stagione fatata dell’adolescenza. Comincia insieme alla comparsa dei desideri erotici e un iniziale interesse a ricordare un passato ancora molto vicino al presente. Ma con un’apparizione quasi esplosiva, l’anima è invasa dall’immaginazione del futuro. Non c’è differenza tra uomo e donna per quanto riguarda lo scorrere del tempo dentro di te o fuori di te, nel corpo e nella psiche. Naturalmente le immagini che ciascuno ha del proprio recente passato, del futuro che lo attende e del presente che sta vivendo sono diverse da persona a persona; diverse in qualità e in quantità e quella diversità dipende da chi sei nato, dove sei nato, e dalla tua condizione familiare e sociale”.

“Nel film di Sorrentino il vecchio Fred, che è vecchio ma non vecchissimo e in buona salute con qualche acciacco che l’anagrafe comporta, ha dentro di sé un vivo ricordo del passato. Anzi è proprio il passato che domina i suoi pensieri. È stato un compositore di musica e un direttore d’orchestra. La creatività del compositore c’è ancora, quella di direttore è andata un po’ fuori uso, la sua è l’età della pensione e non si sente più la bacchetta tra le mani. Sua figlia, una gran bella ragazza che gli è molto accanto con affetto, attraversa una fase ancora giovanile nel corpo ma già matura nella mente e il suo legame con il padre influisce su entrambi, mantiene vivi i desideri di futuro del padre e arricchisce la maturità psicologica nella figlia. Con una differenza fra queste due situazioni: la maturazione psicologica della figlia si accresce molto, sia per ragioni di crescita propria e sia per l’influenza paterna; il desiderio di futuro del padre è invece assai debole e non c’è figlia che possa modificarlo. Aggiungo che Fred ha perso la moglie, un colloquio alla pari per età ce l’ha soltanto con l’amico Mick, si amano teneramente ma anche polemicamente tra loro ed appartengono al medesimo genere e questo rende il rapporto molto diverso. Qui si pone un altro tema che domina il film ma domina anche la vita: l’amicizia. Che cos’è veramente l’amicizia? Anche io mi sono posto più volte questo tema e l’ho sperimentato ma anche studiato. Cicerone, tanto per dire, lo considerava come uno dei principali sentimenti che riscaldano l’animo nostro e la vita. Montaigne promuoveva l’amicizia al primo posto dei sentimenti umani, molto più dell’amore che secondo lui era una malattia, un disturbo psicologico. Lui del resto era legato profondamente a Étienne de La Boétie , suo allievo e maestro, che morì da lui assistito prima ancora che scrivesse i suoi “Essais”. Io ho sentito e sento molto l’amicizia ma non la metterei sopra l’amore. L’ideale sarebbe quello di ambedue insieme, amore e amicizia; qualche volta viene ma molto di rado e quando accade è una rara fortuna che a me è capitato di avere. Non mi pare che sia questo il caso di Fred. È un temperamento molto chiuso in se stesso. La figlia gli è di aiuto e anche Mick. Ma lui, nel fondo dell’animo, è dominato da un suo Narciso. Lo sa e lo tiene a catena, non gli permette di mostrarsi, ma c’è. Incatenato ma presente e lo si vede quando, verso il finale, dirige un concerto in onore della regina Elisabetta a Londra. È un gran successo. Forse sarà l’ultimo, ma il suo Narciso per una volta tanto senza catena, ne è visibilmente felice”.

Foto Ansa red carpet

Madalina Ghenea (foto LaPresse).

Il trailer del film.