Plaquenil, il farmaco anti malaria testato contro il coronavirus. Burioni: “Risultati incoraggianti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2020 9:45 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2020 9:45
Plaquenil, il farmaco anti malaria testato contro il coronavirus. Burioni: "Risultati incoraggianti"

Plaquenil, il farmaco anti malaria testato contro il coronavirus. Burioni: “Risultati incoraggianti”

ROMA – Nuove speranze contro il coronavirus potrebbero venire da un vecchio farmaco. Al laboratorio di virologia del San Raffaele di Milano sono stati condotti test in laboratorio sul Plaquenil, farmaco in uso da quasi 70 anni contro la malaria. E i test hanno dato risultati oggettivamente incoraggianti. Lo ha annunciato sul suo sito Medical Facts, e poi ne ha parlato nel suo intervento a Che Tempo Che Fa, il virologo Roberto Burioni.

Nel 2005, ricorda Burioni, “alcuni ricercatori statunitensi si sono accorti” che l’antimalarico “aveva in laboratorio una forte attività antivirale contro il coronavirus responsabile della SARS, sparito nel 2004. Siccome l’attività antivirale era diretta contro un virus non più esistente la notizia era passata inosservata. Naturalmente quando è saltato fuori questo nuovo virus, cugino di quello della SARS, molti hanno pensato di utilizzare il Plaquenil per curare questa infezione”.

L’efficacia di questa terapia non è ancora chiara e non sono neanche chiari i meccanismi attraverso i quali il Plaquenil infastidisce la replicazione virale. E siccome fare gli esperimenti sulle persone è sicuramente più complicato, spiega il virologo, “molti ricercatori hanno pensato di studiare l’effetto del Plaquenil sul nuovo coronavirus in laboratorio, tra questi noi. Per studiare un virus in laboratorio bisogna prenderlo e metterlo a contatto con cellule nelle quali si possa replicare: in generale l’effetto è la loro completa distruzione. Dunque: abbiamo preso il coronavirus e l’abbiamo messo a replicare, aggiungendo una quantità di Plaquenil abbondantemente raggiungibile nel polmone dopo la somministrazione del farmaco”.

“Però – aggiunge Burioni – abbiamo esplorato non una, ma tre possibilità. Nella prima abbiamo aggiunto il Plaquenil dopo l’infezione delle cellule con il virus, simulando la situazione in cui si troverebbe un paziente se il farmaco gli venisse somministrato al momento della diagnosi, quando è già infettato. Poi abbiamo provato ad aggiungerlo solo prima dell’infezione delle cellule, simulando l’uso del Plaquenil in profilassi. E poi abbiamo fatto anche un terzo tentativo: l’abbiamo aggiunto sia prima che dopo l’infezione delle cellule, simulando una somministrazione continuativa del farmaco”. I risultati sono stati che l’esito nettamente migliore per le cellule infettate si è avuto con il farmaco somministrato prima e dopo l’infezione.

“Chiaramente questo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza – aggiunge il virologo – i dati che abbiamo ottenuto suggeriscono che una sperimentazione clinica di questo farmaco dovrebbe essere svolta somministrando il farmaco non solo quando il paziente sta già male, ma già prima dell’infezione agli individui che sono a maggior rischio. Non correte a comprare il Plaquenil e non assumetelo di testa vostra – raccomanda – mentre l’efficacia non è ancora certa, gli effetti collaterali del farmaco sono comunque possibili”.

“In ogni caso – conclude Burioni -, però, se uno studio clinico riuscisse a confermare che il Plaquenil è utile nel modo in cui questo studio suggerisce, ovvero associando profilassi e terapia, avremmo fatto un passo verso il ridimensionamento di questo virus. Un passo che, per esempio, potrebbe rappresentare una protezione in più per tutti i colleghi in primissima linea nella gestione clinica de pazienti infetti. Quanto grande sarà questo passo non possiamo saperlo, ma è di questi passi che è fatto il ritorno alla vita normale”. (fonte AGI, CHE TEMPO CHE FA)