10 years challenge: e se fosse un metodo per favorire il riconoscimento facciale?

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 18 gennaio 2019 12:06 | Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2019 12:07
10 years challenge: e se fosse un metodo per favorire il riconoscimento facciale?

10 years challenge: e se fosse un metodo per favorire il riconoscimento facciale?

MILANO – La #10yearschallenge è la sfida del momento per gli utenti dei social. Su Facebook, Instagram e Twitter piovono foto di come si è oggi e come si era dieci anni fa. Le postano persone comuni e cosiddetti vip, politici, calciatori, presentatori, attori, blogger. E i social si arricchiscono di dati. 

Qualcuno, infatti, avanza l’idea che questo diluvio di immagini che tanto ricordano le ricostruzioni fatte nel caso di persone scomparse o ricercati dalle forze dell’ordine possano fornire proprio ai colossi del web dati utili agli algoritmi che si occupano di riconoscimento facciale. Dati che possono tracciare piccole biografie di usi e consumi degli utenti, ricostruire come invecchiano e così anche prevedere lo stato di salute dei soggetti fotografati, per esempio nel caso di assicurazioni sanitarie. Sono i rischi paventati da Kate O’Neill, esperta di trasformazione digitale e nuove tecnologie, in un articolo pubblicato su Wired. 

La O’Neill non critica tout court la sfida lanciata su Facebook, Instagram (di proprietà di Facebook) e Twitter. Semplicemente mette in guardia dai possibili rischi ed invita ad un uso consapevole dei social media. 

Da parte sua Facebook smentisce secondi fini del challenge e prende le distanze dal suo lancio: “Non abbiamo iniziato noi questo trend. Si tratta di un meme creato dagli utenti e che è diventato virale in modo spontaneo”, ha fatto sapere un portavoce della società, che sottolinea che nella sfida vengono usate foto già esistenti sulla piattaforma. “Facebook non guadagna nulla da questo meme (se non ricordarci quanto fosse discutibile la moda nel 2009). Per inciso, gli utenti di Facebook possono, in qualsiasi momento, scegliere se attivare o disattivare il riconoscimento facciale”. 

E infatti è vero: gli utenti possono evitare di postare queste foto e possono anche disattivare il riconoscimento facciale. Ma quanti sanno di poterlo fare? Quanti sono a conoscenza che c’è? Il fulcro della questione sollevata da O’Neill è proprio questo: la consapevolezza. Si può postare la propria foto di dieci anni fa, si possono mettere dati riguardo ai luoghi che si visitano e hashtag che caratterizzano le nostre attività. L’importante è essere consapevoli che così facendo stiamo consegnando (gratuitamente) dati su di noi, che potranno essere usati in modi che noi non conosciamo.