Alieni, come possono essere? Senza occhi e gelatinosi o…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 novembre 2017 10:53 | Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2017 12:43
alieni

Alieni, come possono essere? Senza occhi e gelatinosi o…

ROMA – Come sono fatti gli alieni? Questa la domanda che si sono posti alcuni ricercatori dell’università di Oxford e che hanno tracciato un possibile identikit degli “omini verdi” basandosi sulla teoria evolutiva di Darwin. Una caccia all’alieno che unisce così l’immaginazione fantascientifica e la teoria scientifica per dare possibili volti agli extraterrestri. Potrebbero avere occhi ed essere forme di vita basate sul carbonio, come accade sulla Terra, ma per i ricercatori potrebbero benissimo non possedere la vista ed essere fatti di silicone.

Orsola Riva sul Corriere della Sera ricorda che solo nella nostra galassia ci sono 100 miliardi di pianeti e di questi il 20 per cento si trova in una zona “abitabile”, dove quindi le condizioni superficiali potrebbero essere adatte ad ospitare una forma di vita.  Ma come sarebbero fatti gli alieni? Secondo i ricercatori di Oxford, ecco un possibile identikit:

“Sono partiti da un’assunzione: che qualunque forma di vita possa essersi sviluppata nello spazio debba aver subito una selezione naturale come quella teorizzata dall’evoluzionismo darwiniano. Perché? Perché, a meno che non ci si affidi alla teoria del disegno intelligente, il meccanismo di selezione naturale è il solo che permetta di spiegare la vita, ovvero l’esistenza di organismi che hanno lo scopo apparente di riprodurre se stessi. I ricercatori oxoniensi fanno l’esempio della giraffa. All’inizio vi erano esemplari con il collo di diverse lunghezze, ma quelli col collo più lungo, potendo arrivare a a mangiare anche le foglie dei rami più alti, avevano più chance di sopravvivere e quindi più tempo per riprodursi. Di conseguenza gradualmente la popolazione delle giraffe finì per essere dominata da esemplari con il collo lungo.

L’evoluzione di forme di vita complessa sulla Terra – dicono ancora i tre zoologi – sembra essere dipesa da un ristretto numero di quelle che si definiscono «transizioni maggiori». In ogni processo di transizione un gruppo di individui che prima potevano riprodursi da soli si mettono insieme per costituire una organismo di livello superiore, una nuova e più complessa forma di vita in cui le singole parti cooperano e si sacrificano per il successo dell’insieme. Prendiamo il corpo umano. Perché le cellule della mano o del cuore non cercano di riprodursi da sole ma «si affidano» agli spermatozoi e agli ovuli? La stessa cosa succede nelle comunità di insetti sociali come le api che invece di riprodursi fra loro aiutano la regina madre a riprodursi.

La ragione di questo apparente sacrificio da parte delle singole parti (mano, cuore) o dei singoli individui (api operaie) sta in quello che viene definito un allineamento di interessi. La mano ha tutto l’interesse a riprodursi ma «sa» che delegando gli spermatozoi/ovuli (o la regina madre nel caso delle api) ha più chance di ottenere l’effetto desiderato. La teoria evolutiva insomma dimostra che affinché si verifichi un processo di transizione da un singolo individuo a una realtà più complessa deve essere eliminato ogni elemento di conflitto. Lo stesso vale per qualsiasi forma di vita aliena immaginabile che sia più complessa di una semplice molecola che si autoreplichi o di un gigantesco blob”.