Laura Boldrini si rassegni al maschile. La Crusca sconfessa il (la) Presidente

di Daniela Lauria
Pubblicato il 3 Dicembre 2013 13:44 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2013 13:44
Laura Boldrini si rassegni al maschile. La Crusca sconfessa il (la) Presidente

Laura Boldrini si rassegni al maschile. La Crusca sconfessa il (la) Presidente

ROMA – Chiamarla “La Presidente” proprio non si può. Laura Boldrini dopo essersi a lungo battuta in nome della parità dei diritti, fino ad arrivare a spendere soldi pubblici per cambiare la carta intestata della Camera, dovrà rassegnarsi a rappresentare la terza carica dello Stato mettendo davanti l’articolo maschile. L’Accademia della Crusca, massima autorità in materia di lingua italiana, lo ha detto chiaro e tondo.

Per sconfessarla il quotidiano Libero, ha chiamato in causa il fu Giovanni Nencioni, massimo lessicografo e linguista italiano, accademico dei Lincei e presidente dell’Accademia della Crusca dal 1972 al 2000, ormai passato a miglior vita:

La proposta di mantenere il titolo al maschile – sono sue parole – anche quando la carica sia affidata a una donna continua l’uso antico di usare il genere maschile come comprensivo del femminile quando ci si riferiva a proprietà comuni a tutto il genere umano.

Del resto “guardia, sentinella, guida” sono stati “riferiti, finora quasi esclusivamente, a nomi propri maschili senza scandalo dei grammatici. Da respingere con decisione è l’ircocervo “la ministro” esaltata da alcuni come una combinazione salva tutto”.