Supermario: spaccone, talentuoso, mammone. Balotelli è già un arcitaliano

Pubblicato il 29 Giugno 2012 10:37 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2012 10:45

Mario Balotelli (LaPresse)

ROMA – Una zuccata e un missile terra aria per stendere i tedeschi, l’auto fermo-immagine nella posa del wrestler con muscoli e cerottoni perché spacconi si nasce e non si diventa, l’abbraccio e la dedica alla signora Silvia perché la mamma è sempre la mamma. L’expoloit di Balotelli nella partita perfetta è la metamorfosi del bruco rissoso e imbronciato nella farfalla che vola in finale. E per la prima volta esulta e fa impazzire di gioia anche chi fino a un minuto prima, con quel fisico, lo vedeva bene sui campi ad arare. Per la prima volta si concede ai giornalisti: “I compagni mi hanno criticato perché mi sono tolto la maglia? Sono gelosi del fisico…” Talentuoso, spaccone, mammone: il gigante di sangue ashanti è già un arcitaliano? Per dire Boateng, l’altro giocatore ghanese in campo, è grosso ma non possiede ancora la fredda e implacabile sicurezza di un panzer.

Ora nel mirino ci sono gli stilisti spagnoli, “in tribuna ci sarà anche il mio papà, gliene faccio 4…” Mario l’avevamo sottovalutato, ci aveva depistato con le freccette, i bolidi sfasciati, gli incendi domestici: lui lavorava al monumento a se stesso, ma questo centravanti è tutto fuorché una statua, se non ti muovi non sei capocannoniere. Prandelli ha avuto ragione, ce l’ha avuta su tutta la linea: puntare su due pazzi in attacco ha pagato, non rinunciare mai a giocare a pallone è una rivoluzione culturale. Siamo un po’ a corto di fiato e di forze, “quasi perfetti” dice Prandelli: aveva ragione Buffon che è uscito imbufalito, troppo tremebondo il finale di partita “sette dovevamo fargliene”. Al povero Di Natale fischieranno le orecchie, ma in fondo è l’unico che ha le chiavi giuste per aprire la cassaforte della Spagna.

Il solitamente sereno e scherzoso Buffon era furioso al termine della partita. Non stava togliendosi nessun sassolino o macigno dalla scarpa: semplicemente ha avuto paura, paura di non farcela sul più bello. Niente dietrologie, la storia delle scommesse non c’entra. E’ diventato perfino pedagogo, su twitter giornalmente offre lezioni di vita e di economia. Ieri una pillola di saggezza: “Il calcio è un gioco fino alle semifinali di un europeo: lì smette di essere un gioco”. Tutti a festeggiare come se avessimo già vinto? Il portiere ha scansato manate e abbracci e si è infilato furibondo in viso verso gli spogliatoi. Capito il messaggio del capitano? La finale è domenica sera, la semifinale non ci basta.