Calcioscommesse, Antonio Conte: “Non ricordo partite alterate”. Mentre Gazzi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 luglio 2015 11:24 | Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2015 14:04
Calcioscommesse, Antonio Conte: "Non credo che furono alterate delle partite"

Antonio Conte (LaPresse)

BARI – Antonio Conte, ct della nazionale italiana, è da poco arrivato in Tribunale a Bari per testimoniare nel processo calcioscommesse.

Antonio Conte risponde alle domande sulle due presunte partite truccate dei campionati di serie B 2007-08 e 2008-09, Salernitana-Bari (del 23 maggio 2009, finita 3-2) e Bari-Treviso (del 10 maggio 2008, finita 0-1) vendute dai biancorossi – secondo l’accusa – per complessivi 220mila euro. All’epoca Antonio Conte era allenatore del Bari.

“Nel 2008 – riferisce Antonio Conte – arrivai a stagione in corso e ci salvammo dopo una bella rimonta. Fu un percorso esaltante, non mi accorsi e non credo che furono alterate delle partite da parte della mia squadra. Prima di Bari-Treviso noi eravamo già salvi, il Treviso giocava per la salvezza. Venivamo da una serie positiva e c’era da parte nostra la volontà di proseguire. Non ho altri ricordi particolari di quella sfida, schierai la migliore formazione, quasi tutti titolari tranne qualche infortunato. Ricordo che prendemmo però subito gol, a fine primo tempo spronai i miei perché non ero contento della prestazione”.

“Il secondo tempo – ha aggiunto Antonio Conte – fu giocato alla ricerca del pareggio. Non ho mai saputo di tentativi di alterazione di Bari-Treviso. Quella partita fui espulso anche io, oltre a Donda che dovette saltare il derby con il Lecce e per questo mi incazzai molto. Il Treviso sulla carta era più forte di noi, ad esempio aveva Bonucci che oggi gioca nella Juve e nella nazionale. Non ricordo di riunioni tra calciatori prima di Bari-Treviso”.

Su Salernitana-Bari Antonio Conte ha detto:

“Tra le due tifoserie c’era un forte gemellaggio e in settimana in città non si fece altro che parlare di questo legame. Anche i calciatori lo sapevano. Io cercai di trasmettere le giuste motivazioni, perché volevo finire il campionato in testa e alzare la coppa. Spiegai ai calciatori che del gemellaggio a noi non doveva interessare nulla. Schierai la formazione titolare, tranne il cambio del portiere. Passammo anche in vantaggio, la partita la giocammo. Le squadre giocarono a viso aperto perché il pareggio non serviva a nessuno. Non mi accorsi di tentativi di alterazione della sfida, l’unica stranezza che notai fu che tutta la settimana a Bari si parlava del gemellaggio tra tifoserie”.

“Cristian Stellini era con me alla Juventus quando vennero fuori le notizie sull’indagine barese. Mi disse che voleva parlarmi di qualcosa che era successo tempo prima, a Bari, durante la partita con la Salernitana, ma io gli dissi che non volevo sapere niente e di andare via. Poi lui si dimise”.

Il riferimento all’episodio con Stellini, che in questo procedimento ha patteggiato la pena ad un mese di reclusione per concorso in frode sportiva, riguarda la partita Salernitana-Bari del 23 maggio 2009, finita 3-2.

Prima di Antonio Conte, è toccata ad un altro teste l’ex biancorosso Alessandro Gazzi, la cui posizione di Gazzi nell’ambito di questo procedimento era stata archiviata nei mesi scorsi.

“Qualche giorno prima della partita con il Treviso – ha dichiarato Alessandro Gazzi davanti al giudice – nello spogliatoio, mentre facevo la doccia, ho sentito Santoruvo che riferiva della possibilità avanzata da Esposito di lasciare la vittoria ai nostri avversari. Non ho mai sentito parlare di soldi e non mi sono mai stati proposti. Noi giocammo male ma non ricordo situazioni particolari”.

Su Salernitana-Bari:

“Il martedì prima della sfida – ricorda Alessandro Gazzi – Stellini presa la parola in palestra e ci disse del gemellaggio tra le due tifoserie e dell’atteggiamento da tenere in campo. Noi eravamo già promossi in A, mentre la Salernitana lottava per non retrocedere e parlò della possibilità di lasciare la vittoria alla Salernitana. Fu una riunione rumorosa e me ne andai subito, per me quei discorsi non erano accettabili. Noi in campo eravamo svagati».