Davide Astori e la cardiomiopatia killer: un male invisibile che s’è portato via Morosini, Dall’Aglio, Puerta…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 novembre 2018 11:07 | Ultimo aggiornamento: 19 novembre 2018 11:17
Davide Astori e la cardiomiopatia killer: un male invisibile che s'è portato via Morosini, Dall'Aglio, Puerta...

Davide Astori e la cardiomiopatia killer: un male invisibile che s’è portato via Morosini, Dall’Aglio, Puerta…

ROMA – Indagando sulla morte improvvisa e a prima vista inspiegabile di Davide Astori si è capito che la patologia responsabile del decesso è la stessa che ha colpito numerosi atleti, la stessa che s’è portata i calciatori Piermario Morosini del Livorno e Antonio Puerta del Siviglia, il giocatore dell’Asiago hockey Darcy Robinson, il nuotatore azzurro Mattia Dall’Aglio.

Una malattia professionale? Di sicuro c’è che su 800 casi di morte improvvisa presi in esame, 100 riguardano atleti. La cardiomiopatia aritmogena, il cuore inizia a battere più forte fino a che non sopraggiunge un arresto cardiaco, è una patologia subdola, perché nel 20% dei casi sfugge a ogni diagnosi.

Colpisce un giovane su 5mila sotto i 35 anni di età. L’attività agonistica, poi, moltiplica per cinque il rischio di morte. Per questo – ma una parola definitiva non è stata ancora detta – nessun medico è riuscito a fermare in tempo un atleta come Astori, atleta sottoposto a controlli frequenti e sistematici (l’ultimo elettrocardiogramma due giorni prima della tragedia). 

La malattia killer colpisce all’improvviso, senza avvisaglie di sorta, sfugge in un quinto dei casi a ogni diagnosi. La procura di Firenze, deputata a verificare se Astori poteva essere salvato e nel caso accertare le eventuali responsabilità, ha chiesto al professore Domenico Corrado dell’Università di Padova, massimo esperto di questa malattia, se qualche indizio non sia sfuggito ai medici della Fiorentina. 

Il professor Corrado non ha sciolto ancora la riserva, ma Andrea Pasqualetto del Corriere della Sera suggerisce che anche per lui Astori rientrerebbe in quel 20% di casi di cardiomiopatia invisibile.