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Marzabotto, il calciatore e il saluto fascista: “Braccio teso? Salutavo mio padre…”

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Marzabotto, il calciatore e il saluto fascista: “Braccio teso? Salutavo mio padre…”

BOLOGNA – Dopo il saluto fascista e la maglietta della Repubblica sociale esibita in campo a Marzabotto, in provincia di Bologna, arrivano le scuse del calciatore Eugenio Luppi. Non scusa dispiaciute, ma giustificazioni. Il calciatore dilettante nega di aver fatto il saluto romano e sostiene di essere stato male interpretato. “Stavo salutando mio padre negli spalti”, dice Luppi mentre per la maglietta dice: “Era una normalissima maglietta nera”.

Simone Monari su Repubblica scrive che Luppi, calciatore del 65 Futa in seconda categoria, ha segnato un gol contro il Marzabotto, paese che ha conosciuto una delle stragi più efferate compiute dai nazifascisti, e ha mostrato braccio teso e maglia della Rsi. Il calciatore si è scusato su Facebook e nell’intervista a Repubblica sottolinea di essere stato male interpretato:

“Perché ha fatto il saluto romano?
“La verità è che sono stato male interpretato”.

Ma come, si è scusato con un post su Facebook.
“Sì, ma sono stato male interpretato, e poi il profilo sono stato costretto a chiuderlo per via delle minacce e degli insulti che io e la mia ragazza abbiamo ricevuto”.

E’ vero che la sua ragazza era furente per questa sua iniziativa?
“Lei non ha detto nulla, io ho 25 anni e sono grande e vaccinato”.

Ma perché dice di essere stato male interpretato?
“Perché non ho fatto nessun saluto romano, il braccio non era teso, stavo semplicemente salutando”.

Scusi, chi stava salutando?
“La mia morosa e mio padre che erano in tribuna”.

Ma perché ha indossato la maglietta della Repubblica di Salò? E perché lo ha fatto proprio a Marzabotto? Ci sono motivazioni politiche all’origine di questa sua decisione?
“No, nessuna rivalsa politica, nessuna questione di nessun tipo, la politica non c’entra, avevo questa maglia normalissima e l’ho messa. Non c’era nulla di premeditato. Adesso ci penseranno gli avvocati, non posso dire nient’altro”.

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