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Michael Schumacher, come sta davvero? Da Alesi a Domenicali dicono che…

Michael Schumacher, come sta davvero? Da Alesi a Domenicali dicono che...

Michael Schumacher, come sta davvero? Da Alesi a Domenicali dicono che…

ROMA – Come sta davvero Michael Schumacher? La domanda, sempre più insistente, circola oramai da tre anni, da quel maledetto incidente sugli sci. Una domanda a cui sono state date centinaia di risposte, più o meno fantasiose, tutte o quasi sistematicamente smentite dalla famiglia.

Ora prova a dare una risposta a questa domanda anche il Corriere della Sera. Lo fa con un reportage, “Noi da Schumi” in cui vengono intervistati tutti quelli che più spesso vanno a trovare il campione tedesco. Da Jean Todt a Alesi prevale il pudore e il rispetto della famiglia, moglie Corinna in primis, che di Schumi si sta prendendo cura in modo maniacale e senza badare a spese. L’ultima iniziativa è un sito web, “keep fighting MS”.

Tra i più vicini a Michael Schumacher c’è Stefano Domenicali, una vita al muretto Ferrari. Lui parla della moglie di Schumi, Corinna:

“Provo ammirazione profonda per Corinna, credo stia facendo qualcosa di straordinario. Forza e coraggio, senza una sola scena. Sono a sua disposizione e ciò significa anche rispettare il silenzio sulla salute di Micahel. Quando penso a lui  mi viene in mente qualcosa che non riguarda il pilota. Riguarda l’uomo. La sua attenzione per i ragazzi della squadra. C’era da disputare una partita di calcio, ad esempio, e si preoccupava che ogni maglietta riportasse il nome corretto di ciascun meccanico, di ogni tecnico. Voleva che tutto fosse gradevole e divertente per chi lavorava al suo fianco. I veri campioni si riconoscono da particolari nascosti”.

Poi c’è Jean Alesi: 

«Non avevo simpatia per lui visto che il suo arrivo in Ferrari coincise con la mia partenza. Imparai a conoscerlo parlando dei nostri figli durante i test, diventammo veri amici. Nel 2013, sempre insieme perché Mick e mio figlio Giuliano correvano nei kart. Ci piazzavamo lungo la pista in due curve diverse, ci scambiavamo le impressioni, i ragazzi si intendevano. Così, quando accadde quel disastro, pensai a Mick, mi dissi: adesso chi può badare a lui in pista? Chiamai Corinna e da allora sa che sono pronto a fare ciò che posso, nel mio piccolo. Mentre sogno che Michael torni a seguire suo figlio, come allora».

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