Philippe Blatter, nipote presidente Fifa, nel mirino dell’Fbi?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Maggio 2015 11:58 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2015 11:58
Philippe Blatter, nipote presidente Fifa, nel mirino dell'Fbi?

Philippe Blatter, nipote presidente Fifa, nel mirino dell’Fbi?

ROMA – Se Joseph Sepp Blatter è stato rieletto per la quinta volta alla presidenza della Fifa, nonostante lo scandalo della corruzione che lo vede indagato. Il fisco degli Stati Uniti ha annunciato che per la Fifa nuove incriminazioni sono in arrivo e intanto nel sistema spunta un nome, quello di Philippe Blatter, nipote del rieletto presidente.

Proprio sul nipote prodigio del marketing sportivo sembra che l’Fbi stia concentrando le sue attenzioni, perché il suo successo per gli investigatori potrebbe non essere tutta farina del suo sacco. In particolare a destare sospetti è il fatto che i diritti per il marketing dei Mondiali di calcio del 2018 e 2022 siano andati proprio alla Kirchmedia e alla sua controllata Kirchsport, poi rinominata Infront, società dal 2005 guidate dal nipote Philippe, scrive l’International Business Times.

Queste società, scrivono Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica, hanno preso il posto della Isl, International Sport and Leisure, che fallì nel 2001 dopo essersi aggiudicata i diritti dei mondiali di calcio del 2002 e del 2006:

“Nata nel 1982 e posseduta inizialmente dagli eredi di Adi Dassler (il fondatore dell’Adidas), la Isl era il partner storico del Cio e della Fifa, con i quali aveva fatto soldi a palate. Ma una serie di investimenti sbagliati (specialmente sugli sport minori) e una certa inclinazione dei manager a pagare tangenti alla Fifa e distrarre fondi per sé e per altri, l’ha portata nel baratro, con un debito di un miliardo di franchi svizzeri.

Nel 2005 la gendarmerie perquisì gli uffici di Sepp: alla vigilia del fallimento, dal conto “Nunca”, che in spagnolo significa “giammai”, aperto in una banca del Liechtneistein e usato principalmente per confezionare e spedire tangenti, erano partiti 20 miliardi di lire: destinazione Zurigo. Blatter negò. E riuscì a rimanere al suo posto”.

Un sistema corruttivo che l’Fbi scoprì essere stato replicato, 10 anni dopo, dalla Traffic International, continua Repubblica. Ora invece ad avanzare sono le società del nipote di Blatter, Philippe. Nessun conflitto di interessi, assicurò nel 2005 l’allora già presidente Fifa, ma negli ultimi 10 anni Infront è cresciuta e ora che ha guadagnato i diritti per i prossimi mondiali ha riacceso l’interesse dell’Fbi, conclude Repubblica:

“Anche perché Infront dal 2013 ha messo in piedi la joint venture AspireInfront con la Aspire Katara Investment, con sede a Doha, dello sceicco Mohammad bin Abdulrahman Al-Thani. Lo scopo è la gestione di eventi sportivi e relativi diritti, l’ospitalità, la produzione per i media, il marketing, gli sponsor. Insomma tutto il pacchetto completo, milioni e milioni di dollari in vista del futuro campionato del mondo.

Pacchetto che prevede anche la gestione dei biglietti. Il cosiddetto ticketing. L’Fbi ha parlato apertamente di «traffico illecito», incrociando in pieno l’inchiesta del magistrato di Rio de Janeiro Marcos Kac, il quale ha svelato il mercato nero dei biglietti delle partite dei mondiali del 2014. Per questo ha chiesto le carte dell’Fbi.

«È coinvolto un pesce grosso della Fifa, che vive in Svizzera», aveva detto un anno fa. La sua indagine ruota attorno a Match Services e Hospitality, l’agenzia che si occupa per la Fifa degli alloggi e del ticketing, partecipata da Infront al 5 per cento. Un business da 90 milioni di dollari a mondiale. Prima del 2001 se ne occupava un’altra società. Che si chiamava Isl”.