Roma, tegola Under: il calciatore resterà fermo per infortunio per più di un mese

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2019 19:15 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2019 18:53
Roma Under infortunio tempi recupero

Roma, Under nella foto Ansa

ROMA – Cengiz Under, l’attaccante turco della Roma infortunatosi in allenamento con la sua nazionale, dovrà stare lontano dai campi di gioco per circa cinque settimane. Questo il responso dopo gli esami strumentali a cui si è sottoposto oggi il giocatore giallorosso e che hanno evidenziato una lesione al bicipite femorale della coscia destra. Under è il quinto infortunio muscolare in casa Roma da inizio stagione dopo Perotti, Spinazzola, Pastore e Zappacosta.

Dal sito internet della Roma. Le dichiarazioni rilasciate oggi da Petrachi nel corso della conferenza stampa di Mkhitaryan. 

“Siamo qui per presentare Miki, come ama sentirsi chiamare. Personalmente a nome di tutta la Roma siamo contenti e orgogliosi di aver portato qui un altro giocatore di spessore internazionale. Sono convinto che la sua esperienza, assieme a capacità tecnica e intelligenza, possa portare un livello qualitativo più alto al nostro gruppo. Noi proveremo a garantirgli sostegno, motivazione e supportare la sua voglia di giocare a calcio, con l’affetto e il calore che ogni calciatore sente di dover avere. Io credo che la tifoseria della Roma farà sentire tutto il proprio calore a questo calciatore”.

I tanti arrivi in prestito la metteranno in difficoltà nel creare una continuità tecnica in questo progetto?

“A volte bisogna anche adattarsi alle esigenze che ci sono. Io credo che nello specifico, per quanto riguarda Smalling e Miki, a 48 dalla chiusura del calcio mercato, fosse difficile impostare un certo tipo di discorso. L’idea è quella di fare investimenti importanti anche su calciatori giovani. Io credo che nelle esperienze passate si sono verificate delle cose per le quali sono stati investiti tanti soldi su giovani con i quali era meglio valutare le caratteristiche. In questa fase finale di calcio mercato o si facevano investimenti su due giovani o si facevano scelte come quella fatta per Miki. Era impensabile poter prendere in prestito il ragazzo un mese fa, mi era stato proposto di comprarlo, ma parliamo di un top player con un ingaggio elevatissimo: e dobbiamo stare attenti a degli aspetti di bilancio. Quando si sono create le opportunità di poterlo prendere in prestito le abbiamo colte e qui è stato bravo il ragazzo che ha anche rinunciato a dei soldi, per reinvestire su se stesso. Abbiamo un bilancio di un certo tipo e un budget di un certo tipo, con i quali dobbiamo riuscire a prendere dei calciatori. Le possibilità si sono presentate con due calciatori di questo livello, con i quali abbiamo fatto delle operazioni furbe. Il tempo dirà se avremo la forza di trattenere giocatori del genere, di fare investimenti importanti e aumentare il tasso qualitativo di cui la Roma necessità”.

Si è parlato di Higuain e Icardi, cosa non ha funzionato? E quando ha scelto rinnovare Dzeko?

“Non è che non ha funzionato qualcosa. Io ho sempre detto che Dzeko era il centravanti della Roma e mi sarebbe piaciuto tanto poterlo trattenere. A volte si mettono in atto strategie per cercare di arrivare ad altri obiettivi. Io non l’ho mai raccontato a nessuno, ma ho sempre nutrito la speranza di poter trattenere Edin. Quello che era successo nell’anno difficile della Roma aveva creato del malumore nel calciatore e io ho cercato di fargli capire che qualcosa stava cambiando, che le situazioni si stavano modificando e che stava nascendo una Roma diversa e che lui doveva essere il punto di riferimento di tutti quanti. Le lusinghe dell’Inter avevano messo qualcosa nella testa e io ho cercato di smontarle giorno dopo giorno. Gli ho gatto capire che è un punto di riferimento, è un giocatore importantissimo. Ringrazio l’agente Silvano Martina che è stato fondamentale e ci ha aiutato a far riflettere il ragazzo. Le alternative sono state tali, ma la nostra prima scelta è stata quella di Edin”.

Ci sono quattro infortuni muscolari finora: che idea si è fatto della questione?

“Sono valutazioni oggettive che personalmente sto facendo. Lo scorso anno al Torino ho avuto pochissimi infortuni muscolari ed è evidente che quando entri in un nuovo ambiente, devi capire le metodologie. Nelle grandi squadre ci sono gli atleti che hanno un personal trainer e devono bilanciare il proprio lavoro. Sono aspetti che vanno osservati, voglio capire quali giocatori fanno un lavoro al di fuori dalla Roma e che lavoro si fa in palestra. Ma mi accorgo che a volte c’è la causalità in questi aspetti. Capisco che molti sono scottati dai 50 infortuni muscolari e l’attenzione è altissima. Spinazzola di tanto in tanto ha avuto infortuni muscolari, lo stesso vale per Pastore. Zappacosta mi ha stupito, perché si è fatto male nel preriscaldamento pre-gara e non presentava le problematiche. Under è un giocatore molto esplosivo, che deve anche sapersi gestire in alcune situazioni. Mi ha raccontato che si è stirato facendo un colpo di tacco molto forte e improvviso, sono cose che possono capitare. La mia attenzione sarà rivolta a questa problematica e cercheremo di annientare ogni tipo di alibi con i calciatori. Stiamo cambiando il manto erboso di Trigoria, perché i ragazzi a volte si lamentano della durezza. Ho chiesto alla società di intervenire, lo stiamo facendo sul campo principale e lo faremo anche sugli altri campi: li rizolleremo per togliere ogni topo di alibi. Mi auguro che da oggi in poi le cose possano migliorare”.

Questa è la sua Roma? È un mercato da Champions League?

“Io credo di averci messo l’anima in questo calcio mercato. Ho cercato di metterci tutto quello che avevo dentro di me. Quando si arriva in un nuovo ambiente ci sono cose che funzionano e altre meno. Io ho cercato di fare una piccola rivoluzione, perché era necessario. Quando ho parlato di senso di appartenenza ho detto che volevo giocatori con la voglia di venire a Roma. Ovviamente vi ho chiesto un po’ di pazienza, perché quando si parte dall’anno zero significa che c’è bisogno di tempo. Nel calcio di tempo ce n’è poco, conta solo il risultato della domenica. Però con la società ho pensato a qualcosa che possa far rinascere l’orgoglio romanista. Sono convinto di aver creato un gruppo importante. Giocatori che non erano felici di stare qui sono andati via. È stato fatto un mercato in uscita importantissimo, abbiamo rinnovato dei ragazzi che erano i nostri fiori all’occhiello tra i giovani, come Cengiz e Zaniolo, quando la gente diceva che dovevamo darli via. E invece li abbiamo tenuti, a cifre congrue. Sto cercando di far bilanciare e quadrare tutte le cose e di far amalgamare una squadra nella quale, con le basi che c’erano, abbiamo aggiunto dei calciatori. C’è un allenatore che sta portando la propria cultura del lavoro e ci vuole tempo. Io sono molto sodisfatto, non vorrei però parlare più del calcio mercato ma del Sassuolo, perché c’è una squadra importante da affrontare. Ora mettiamo da parte gli ultimi mesi e concentriamoci sul campionato. A noi forse manca qualche punto: contro il Genoa dovevamo portare a casa la vittoria e quando non arrivano i risultati nell’immediatezza c’è sempre un po’ di sconforto. Sono fiducioso, perché vedo nei ragazzi l’impegno e il senso di appartenenza, si ritrovano qui a pranzo o a cena con la voglia di stare insieme. Quando sono arrivato c’era disgregazione, oggi vedo tanta unità di intenti. Non posso dire se la Roma sia o meno da Champions, non faccio il veggente, ma ho la sensazione di aver costruito una squadra tosta che partita dopo partita saprà dimostrare il proprio valore”.

La Roma è terza per monte ingaggi: come può lavorare lei in futuro con questi aspetti? Pastore, per esempio, ha un ingaggio oneroso e lungo.

“Forse c’è qualche incongruenza nello studio del nostro monte ingaggi. Su questo dato sarei molo cauto. Il fatturato alto di una squadra di calcio generalmente ha sempre determinato una vittoria del campionato o un posto di prestigio. Il monte ingaggi della Roma è molto in alto. Quando ho detto che bisogna cercare di tornare a valori giusti ed equi intendevo questo. Miglioreremo nel corso del tempo. Equilibreremo le cose. Oggi i livelli sono sfalsati. Ricalibreremo tutto, cercando di mantenere il livello qualitativo altissimo”.

Prendere i giocatori dalla Premier negli ultimi giorni di calcio mercato è stata una strategia? Ha dei rimpianti?

“È stata un’opportunità. Il fatto che il calcio inglese chiudesse prima è stato un vantaggio per gli altri campionati. Quando mi è stata prospettata un mese fa la possibilità di acquistare Miki, ho pensato ad altre situazioni, si è parlato di un ragazzo brasiliano che poteva avere delle caratteristiche importanti in prospettiva. Però doveva esser preso alle nostre condizioni e non a quelle del proprio Club, che aveva sparato una cifra importante. A quel punto ho sentito Raiola, perché ci eravamo dati appuntamento a fine mese e gli ho detto sarei stato felicissimo di prendere in prestito Miki. Mi ha detto che sarebbe stato difficile, ma che avrebbe provato a fare questa forzatura. Gli ho fatto notare che lui sarebbe stato più adatto al calcio italiano, piuttosto che in quello inglese. Lui è molto tecnico e in Inghilterra con un certo modulo trovava fatica. Ho cercato di metterlo nella situazione tecnico-tattica per far vedere al meglio le sue caratteristiche. L’attesa per calciatori come Smalling e Miki è stata una cosa voluta. Non ho rimpianti, non ho fatto due uscite per far giocare due ragazzi con più continuità, ma la proposta non è stata accettata. Abbiamo però tante partite, tra Coppa Italia e altre partite, e magari questi due ragazzi mi vorranno contraddire. Però non ho rimpianti. Siamo riusciti tutti quanti a fare certe cose. Tutto quello che ho fatto è sempre stato sincronizzato con la Società. Guido Fienga, il CEO, mi ha supportato a livello esecutivo. Il tutto è stato fatto con l’approvazione del presidente Pallotta, che mi ha messo nelle condizioni di farmelo arrivare. Ringrazio la Roma per avermi messo nelle possibilità di fare quello che nella mia testa era giusto e doveroso fare”.

Secondo lei quanto Fonseca è riuscito a imporre il suo stile di gioco e la propria mentalità con i calciatori?

“Proprio ieri ho avuto un confronto con il mister e abbiamo parlato del fatto che lui deve continuare a portare avanti il proprio credo e la sua mentalità. È una mentalità innovativa, quando tendi a cambiare e a destrutturare una situazione italiana del chiudersi dietro e ripartire in contropiede ti scontri con una realtà diversa. Lui deve insistere su quello che sta portando avanti, senza dubbi. Nel momento in cui arriverà qualche risultato, i calciatori saranno i primi ad autoconvincersi che quel modo di fare calcio, aggredendo gli avversarsi, sempre con l’equilibrio che ora ci sta mancando, possa portare ad avere il coraggio di cui ha sempre parlato l’allenatore. Confido molto nella struttura e nella forza di questa squadra. In qualsiasi campo può fare il suo calcio in maniera molto coraggiosa”.

È stato difficile gestire gli esuberi che c’erano?

“È stato uno dei grandi problemi, perché non si può fare una squadra di cinquanta calciatori. E per un’entrata dovevo pensare a un’uscita. Non è stato semplice, alcuni giocatori forti della ricchezza del proprio contratto, tendono a fare un po’ di resistenza. Roma è una città meravigliosa, c’è una tifoseria così calda e accogliente: prima di lasciare questo posto ci si pensa due volte. Quando si dice a un calciatore che non fa più parte di un progetto tecnico così, si fa fatica. Ma il fatto di essere coerente e di dire in faccia le cose ai calciatori e ai loro agenti ti aiuta. Sono sempre stato coerente, perché ho detto loro che era più giusto andare via anziché fare delle comparse e che era più giusto andare a giocare. All’80 % ci sono riuscito, è rimasto ancora qualcuno, ma è normale in una rosa così ampia. Sono contento di come si sia conclusa la campagna acquisti e cessioni”.

Dopo questo mercato le altre squadre hanno capito che non è semplice avere a che fare con la Roma?

“Sono orgoglioso di aver mantenuto la promessa data a tutti quanti i tifosi il primo giorno, quando ho detto che la Roma non sarebbe stata la succursale di nessuno. Questa forza d’urto è stata compresa da parte di tutti. Hanno capito che oggi non possono venire alla Roma a dettar legge e prendersi i calciatori come vogliono e fare i prepotenti. Abbiamo dato un segnale importante, sono tutti consapevoli che per parlare di un calciatore ci sono tempi e modi. Questa è una cosa che da qui a quando ci sono io spero sempre che venga mantenuta e rispettata”.

Quali sono stati i suoi rapporti con Baldini durante il calcio mercato?

“Baldini non ha mai intralciato il lavoro in questi due mesi. Ero stato chiaro prima di arrivare e gli avevo chiesto il rispetto dei ruoli. Devo dire che circa un mese fa c’è stato proprio lui a dirmi che c’era un problemino all’Arsenal e che Miki aveva intenzione di spostarsi. Questa è la forma di collaborazione di cui parlavo quando sono arrivato. Non ho avuto problemi con Franco: sono contento di come sia stato bilanciato il lavoro. Che poi che Franco abbia un rapporto diretto con Pallotta questo ben venga. Sono molto contento di come il lavoro di squadra abbia funzionato”.

Cosa si era rotto con Schick?

“A volte nel calcio ci sono cose che funzionano e altre meno. L’operazione Schick, senza discutere il livello tecnico perché ha ottime possibilità, aveva creato dei sogni nella testa dei tifosi per le aspettative con cui era arrivato. E questo ci può stare, per un giocatore pagato 40 milioni di euro e quasi soffiato alla Juve per i problemi che ci sono stati, ha creato troppe aspettative. Certi sogni sono tati infranti e c’era la necessità di fare un’esperienza diversa, di confrontarsi in un altro tipo di campionato, nella speranza che le sue capacità possano venire fuori. Molto dipende dal suo carattere e dalla voglia di metterci qual sangue e quella passione che possono determinare uno step in più. Mi auguro che il ragazzo si ritrovi calcisticamente e che riesca a mettere in mostra quello che di solito fa in Nazionale. Vedremo cosa riuscirà a fare. Rimane un patrimonio della Roma, perché è un prestito con un diritto di riscatto. C’è stato qualche problemino con il Lipsia negli ultimi giorni, ma io sono convinto che Schick possa fare bene. Spero che riesca a togliersi il peso di questa responsabilità che involontariamente la Roma gli aveva appiccicato addosso e che possa ritrovarsi. Questo è il mio augurio” (dal sito internet ufficiale della Roma).