Serie A: Inter crolla con Udinese, Napoli batte Torino e torna primo. Sale la Roma

Pubblicato il 16 dicembre 2017 23:19 | Ultimo aggiornamento: 17 dicembre 2017 8:15
NAPOLI-PRIMO

Napoli stellare a Torino, l’esultanza dei calciatori (Ansa)

ROMA – L’Inter crolla in casa contro l’Udinese e rimedia la prima sconfitta stagionale. Il Napoli ne approfitta subito, vince 3 a 1 a Torino e torna al comando della classifica del campionato a più due sui nerazzurri. In serata i giallorossi vincono all’ultimo respiro contro il Cagliari e si portano a meno due dall’Inter e a meno quattro dal Napoli con una partita da recuperare contro la Sampdoria.

Clamoroso a San Siro, Inter crolla contro Udinese

Alla fine, la sconfitta è arrivata, e non è questione di gufi, con buona pace di Luciano Spalletti. L’Inter perde in casa contro l’Udinese, nonostante i titolari siano tornati in campo.

Una sconfitta netta, per 3-1: apre Lasagna, pareggia immediatamente Icardi, poi nel secondo tempo dilagano i bianconeri con il rigore concesso con l’ausilio della Var trasformato da De Paul e il gol del definitivo ko di Barak. Un crollo fisico e psicologico nella ripresa che ha favorito la grinta dei friulani di Massimo Oddo. Giornata no per Santon che sbaglia sull’1-0 ed è responsabile del rigore che cambia gli equilibri.

La difesa nerazzurra in una sola partita subisce quasi un terzo dei gol finora incassati. E Spalletti rischia di lasciare il primo posto in classifica dopo solo due giornate, come già accaduto ai tempi della Roma. L’atteggiamento nella ripresa deve far riflettere, la mancanza di cinismo in attacco – come già accaduto contro la Juventus a Torino – è un problema su cui lavorare. Applausi per Oddo che riesce ad espugnare San Siro e guida l’Udinese alla terza vittoria di fila.

In tribuna, dopo dieci mesi, torna il presidente Erick Thohir. L’ultima volta l’Inter perse proprio 3-1 con la Roma di Spalletti, una coincidenza che scatena le ironie dei tifosi sui social network. L’Udinese non chiude in difesa. E al 14′, complice una leggerezza di Santon che va in affanno al limite dell’area nerazzurra, Widmer riesce a recuperare palla e servire subito Lasagna davanti alla porta. L’attaccante anticipa D’Ambrosio e porta i friulani in vantaggio, gioia strozzata perché l’Inter riequilibra subito il risultato: lancio lungo per Candreva che stoppa con precisione e crossa al centro. Icardi anticipa Stryger e segna al volo. Su schema da calcio d’angolo ci provano con un tiro da fuori area Candreva, D’Ambrosio e Brozovic.

Bizzarri si fa trovare pronto sui tiri dalla distanza di Perisic al 40′ e Candreva, al 45′. L’Inter domina la manovra ma manca in fase conclusiva. A inizio ripresa subito un brivido per i nerazzurri: cross di De Paul, Skriniar liscia e Lasagna calcia di potenza a rete ma un miracolo di Handanovic nega la doppietta all’attaccante dell’Udinese. L’Inter è tornata in campo distratta e commette troppi errori in fase d’impostazione, spazientendo San Siro. All’11’ l’episodio che decide la partita: cross dal fondo di Widmer e Santon intercetta di mano. L’arbitro prima dà rimessa dal fondo, poi consulta la Var e concede il rigore ai bianconeri per fallo di mano in area. Dal dischetto De Paul calcia di potenza e spiazza Handanovic.

L’Inter subisce il contraccolpo e crolla psicologicamente. Ci si mette anche la sfortuna, questa volta, con la traversa che nega il gol a Skrinar su colpo di testa da calcio d’angolo. Spalletti richiama Santon e inserisce Karamoh, vivace e protagonista di una prova energica e molto più convincente di quella in Coppa Italia.

Al 32′ arriva il gol che chiude definitivamente la gara: cross di Jankto e Barak trova il 3-1. L’Inter lascia il campo sconfitta ma dagli spalti i tifosi applaudono. La corsa allo scudetto è una maratona, ma la classifica è corta e i nerazzurri devono rialzarsi subito.

Il Napoli domina a Torino e torna primo, Hamsik eguaglia Maradona

Il Napoli torna al gol, e alla vittoria dopo due partite, e ritrova la vetta della classifica. Tutto facile contro il Torino, tre reti nella prima mezzora e Hamsik che raggiunge un certo Maradona a quota 115 gol con la maglia azzurra.

Traguardo storico, che lo slovacco attendeva da tempo, come Belotti inseguiva il ritorno al gol. Il capitano granata alza la cresta del Gallo, segnando il 3-1 della bandiera, che salva la faccia ma non il risultato dei granata, traditi nel loro momento migliore dal forfait per infortunio di Ljajic che lascia la squadra in dieci.

Senza Insigne, entrato al posto di Zielinski al 25′ del secondo tempo, la squadra di Sarri è partita con il piede sull’acceleratore, mettendo le mani sulla partita con un gol di testa di Koulibaly dopo solo 4′ di gioco.

La difesa granata ha patito gli inserimenti e le verticalizzazioni degli azzurri, Valdifiori preso in mezzo dagli ex compagni e sostituito dopo un primo tempo di grande calcio da parte del Napoli.

Il Torino ha messo molto del suo, commettendo errori gravi, come al 25′, in occasione del 2-0 di Zielinski, lanciato a rete da un’intuizione di Jorginho favorita dalla pessima copertura dei granata. Il 3-0 con cui Hamsik scrive la storia sembra mettere fine alla partita, ma al rientro in campo Mihajlovic cambia volto alla squadra, inserendo Ljajic per Valdifiori e passando al 4-2-3-1, e il Toro si fa sotto, trovando il gol al 18′ con capitan Belotti.

Una liberazione, per il Gallo, a secco dallo scorso 20 settembre, e per i granata, che si fanno più intraprendenti, sfiorando il secondo gol con Iago Falque. Entrano anche Niang e Edera, per una squadra a trazione anteriore, ma è il Napoli che sfiora ancora il gol.

Callejon segna in fuorigioco, Martens spara alto solo davanti al portiere Sirigu. I granata protestano per un tocco di mani di Albiol in area, su cui l’arbitro Mazzoleni non concede il rigore, poi l’infortunio muscolare di Ljajic spegne la luce alla squadra di Mihajlovic, che resta in dieci.

Grave l’errore del serbo, in tribuna nella vittoria contro la Lazio per motivi disciplinari, rimasto in campo nonostante il suo allenatore gli avesse chiesto se se la sentisse di giocare ancora.

Per il Napoli è facile amministrare il risultato e portare a casa una vittoria importantissima per la classifica.

La Roma piega il Cagliari all’ultimo respiro

La sfortuna, e un’uscita avventata del portiere Cragno, penalizzano il Cagliari, la buon sorte e la Var danno una mano alla Roma. La squadra giallorossa disputa una brutta partita, giocando costantemente sotto ritmo contro un Cagliari molto ben organizzato tatticamente e come spesso gli capita efficace in trasferta. Ma alla fine gli uomini di Di Francesco colgono lo stesso la vittoria, che li rilancia verso le primissime posizioni.

Non è stato un successo meritato, ma è arrivato, seppure in modo sofferto, e per la gente dell’Olimpico solo questo conta, alla fine di una partita francamente brutta e decisa dalla Var. Infatti durante il lungo recupero (sei minuti) concesso dall’arbitro Damato alla fine del secondo tempo, Fazio segna al 94′ dopo che su punizione dalla sinistra di Kolarov Cragno è uscito malamente e il pallone è rimpallato sull’argentino della Roma. Ma l’arbitro, mentre sugli spalti dell’Olimpico la gente esulta senza freni, non indica il centrocampo: è stato chiamato dal suo alter ego alla moviola che gli segnala qualcosa di poco chiaro.

Fallo di mano di Fazio (ma il pallone gli è sbattuto sulla pancia), qualche carica o spinta proibita in area, fatto sta che il consulto dura due minuti compreso il tempo che Damato utilizza per rivedere l’azione sul monitor a bordo campo. Poi indica che il gol è il buono e parte un urlo che scuote lo stadio, come dire che per questo gol la gente ha esultato per due volte, un fatto ancora inconsueto ma che diventerà normale nel calcio di oggi, quello dell’ausilio tecnologico.

Così la Roma vince, e il Cagliari non la prende bene. Alla fine si scatena un piccolo parapiglia, e Florenzi viene portato via dai compagni prima che ne combini una grossa. La cosa curiosa di questa sfida è che anche in un’altra circostanza, al 5′ della ripresa, la Var aveva dato torto al Cagliari: Dzeko era volato a terra su intervento in area su di lui da parte di Cragno, e Damato aveva ammonito il bosniaco per simulazione.

Anche qui intervento della Var e poi rigore per la Roma (i filmati hanno dimostrato che il fallo c’era) con giallo cancellato per il bosniaco della Roma. Solo che Perotti aveva calciato malissimo dal dischetto, quasi appoggiando al portiere avversario, per la più facile delle parate.

Fino a quel momento, e poi anche dopo, era stata una brutta Roma, incapace di alzare il ritmo e con un unico schema offensivo: palla a Perotti, con la speranza che riuscisse a saltare l’uomo.

Così monocorde e con uno Schick ancora non all’altezza e poco a suo agio nei panni del partner di Dzeko, la Roma non era riuscita a sfondare il muro cagliaritano fino al momento dell’episodio fortunato che, grazie anche alla Var, ha fatto girare il match suo favore. Ma per far bene tra una settimana a Torino in casa della Juve servirà ben altro, e quello sarà veramente il test decisivo per le sue ambizioni.